Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

LA TRIMESTRALE

Conti in spolvero per Apple. Ma Wall Street teme la guerra dei dazi

Le revenue della Mela nel quarto trimestre sono pari a 62,9 miliardi di dollari; i profitti salgono a 14,1 miliardi. Gli analisti guardano al business dei servizi: per Apple Play, App Store, Apple Music e iCloud previsti 50 miliardi di fatturato nel 2020

02 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il balzo delle vendite e degli utili di Apple nel quarto trimestre 2018 non basta a soddisfare Wall Street: il colosso di Cupertino continua a registrare vendite piatte per il suo prodotto di punta, l’iPhone, e gli analisti non sembrano più ritenere garanzia di crescita futura la capacità di estrarre guadagni sempre più alti dagli utenti esistenti.

Poco dopo aver comunicato i risultati finanziari del suo quarto trimestre fiscale (chiuso il 29 settembre), Apple ha visto il valore del titolo scendere del 2% nelle contrattazioni after-hours; il prezzo ha subito un ulteriore colpo dopo l’annuncio che da Cupertino non arriveranno più dati sulle unità vendute spacchettati per tipologia di device (iPhone, iPad, computer Mac).

Nell’immediato, però, gli investitori di Apple non hanno motivo di lamentarsi. Le vendite trimestrali sono cresciute del 20% a 62,9 miliardi di dollari rispetto a un anno prima (facendo meglio di quanto previsto dagli analisti); le vendite sui mercati internazionali hanno rappresentato il 61% del revenue trimestrale; gli iPhone hanno generato 37,2 miliardi di dollari. Gli utili sono cresciuti del 32% a 14,1 miliardi di dollari (anche grazie agli sgravi fiscali negli Usa) e l’Eps a 2,91 dollari rappresenta un balzo del 41%. Anche qui Apple ha superato le previsioni.

Le entrate trimestrali dai servizi, che includono App Store, iCloud, Apple Music e Apple Pay, valgono 10 miliardi di dollari, contro i 7,9 miliardi del quarto trimestre 2017: si tratta di un incremento del 27%. L’azienda si è posta l’obiettivo di raggiungere con i servizi un giro d’affari di 50 miliardi di dollari nel 2020.

Il Ceo Tim Cook ha sottolineato che Apple ne 2018 ha venduto il suo duemiliardesimo device con sistema iOs, celebrato il decimo anniversario dell’App Store e “messo a segno la più robusta performance su fatturato e utili della storia di Apple”.

“Siamo cresciuti a due cifre in tutte le regioni geografiche”, ha indicato il Cfo Luca Maestri. “Abbiamo generato 19,5 miliardi di dollari di flusso di cassa e restituito 23 miliardi di dollari agli azionisti sotto forma di dividendi e riacquisto di azioni nell’ultimo trimestre, portando a quasi 90 miliardi il totale del capitale restituito nell’anno fiscale 2018“.

Tuttavia gli analisti sottolineano che la guidance per il primo trimestre fiscale 2019, che coincide con l’ultimo trimestre dell’anno (ottobre-dicembre) e con gli acquisti natalizi, si colloca sulla parte bassa della forchetta stimata da Wall Street: Apple ha indicato una previsione di 89-93 miliardi di dollari per le revenue, mentre il mercato puntava su 92,7 miliardi.

Inoltre le vendite trimestrali di iPhone restano piatte a 46,9 milioni di unità (+0,4% anno su anno), contro le attese di Wall Street di 48,4 milioni. Il prezzo medio del telefonino della Mela (793 dollari contro i 729 dollari attesi) è cresciuto del 28%, trainando gli utili aziendali, ma molti analisti sembrano temere che questo modello non assicuri il successo di lungo termine. Le vendite di iPhone restano cruciali, visto che quelle di iPad sono in calo del 6% (9,6 milioni di unità vendute nel quarto trimestre) e i Mac sono stabili (5,3 milioni di unità vendute).

“Le stime per il prossimo trimestre ci danno motivo di essere cauti”, ha detto al Wall Street Journal Tom Plumb, chief executive officer di SVA Plumb Wealth Management, aggiungendo che tutto il settore hitech presenta al momento elementi di incertezza. “Ogni azienda è preoccupata dal contesto macroeconomico e dai dazi commerciali e vuole far capire agli investitori che non è il momento di aspettarsi risultati eccezionali”.

Il mercato è più ottimista sulla strategia di Cupertino che punta sull’incremento delle entrate dei servizi: i dati forniti da Cook e Maestri sembrano indicare che il business legato a musica, pagamenti e cloud funziona. Apple può far leva sulla fedeltà di utenti che amano il brand e usano l’iPhone per qualunque operazione, dallo shopping alla visione di video.

Nella conference call con gli investitori (riportata da Business Insider), sia Cook che Maestri hanno cercato di dare risposta alle principali perplessità. Il Ceo ha detto di credere nelle possibilità di espansione in India, uno dei mercati mondiali più interessanti dove “le trattative stanno andando molto bene”, mentre le sfide in Cina sono molto complesse, tra guerra commerciale e intervento regolatorio di Pechino, ha ammesso Cook.

Nel quarto trimestre fiscale le vendite nella Greater China, che include Hong Kong e Taiwan, sono salite del 16% a 11,4 miliardi di dollari. Per ora i device della Mela non sono stati colpiti dai dazi di Trump sui beni hitech prodotti o assemblati in Cina, ma il presidente degli Stati Uniti ha minacciato di colpire dall’anno prossimo tutte le importazioni dalla Cina, inclusi i gadget come iPhone e Apple Watch. L’escalation rende probabile una reazione di Pechino contro le aziende americane, i cui progetti di espansione sul mercato cinese sarebbero fortemente ridimensionati.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti trattati

Approfondimenti

A
apple
C
cina
I
iPhone
T
trump

Articolo 1 di 2