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STRATEGIE

Aruba: “Spid gratis per i service provider privati, la chiave per far decollare il sistema”

Intervista al Direttore Servizi di Certificazione del Gruppo: “Per i privati che sviluppano servizi aderire al Sistema costa troppo, ma applicando un modello gratuito si potrebbe incentivare l’utilizzo del pin unico ed invertire la rotta”

02 Ago 2018

Federica Meta

Giornalista

Lo Spid come fattore abilitante per la digitalizzazione del Sistema Paese, sia per la PA che per i privati: una tecnologia all’avanguardia, in grado di dare garanzie in termini di sicurezza al mondo del web, determinante per la crescita di tutti i servizi online, pubblici e privati, quali ad esempio i servizi sanitari, bancari, assicurativi o relativi al settore dell’e-commerce. È la vision di Aruba, uno dei principali Identity Provider (IdP) del Sistema Pubblico di Identità Digitale. Di questa vision e delle strategie messe in campo per diffondere lo strumento ne parliamo con Andrea Sassetti, Direttore dei Servizi di Certificazione del Gruppo Aruba.

Aruba è uno dei pochi, forse l’unico, provider che sta facendo pubblicità in tv per promuovere Spid. Come mai questa scelta, un po’ in controtendenza rispetto alle strategie di marketing degli altri IdP?

Perché riteniamo che Spid sia un’opportunità per i cittadini, per i professionisti e per chi eroga servizi online, siano essi pubblici o privati e questa comunicazione deve essere veicolata sui canali più tradizionali, in modo da informare tutti – anche a chi ha meno confidenza con il digitale – sulla facilità d’uso e la convenienza di Spid. Dopo tutto, questa scelta l’abbiamo già fatta in passato ed è stata un successo con l’hosting, la PEC, il cloud e i data center, la serie di campagne che ci hanno permesso di qualificarci verso un audience di livello professionale, ma anche di comunicare i nostri servizi al pubblico consumer.

Il boom di adesioni che ci aspettava non c’è stato: al 23 luglio erano poco più di 2,6 milioni le identità attivate. Anche se c’è stato uno sprint iniziale. Per quale motivo?

L’impennata di adesioni c’è stata a ridosso del varo dei bonus, penso a 18App oppure alla Carta del docente. Per accedere a quelle risorse era obbligatorio avere l’identità digitale e quest’obbligo ha dunque portato neo-diciottenni e professori ad attivare Spid, ma con l’unico scopo di fruire del bonus. Una volta utilizzato, le credenziali attivate non sono più state usate, portando di fatto ad un gap importante tra le identità attive e quelle realmente utilizzate. In sintesi, l’iniziativa ha quindi allargato notevolmente la customer base ma senza favorirne l’utilizzo successivo.

Si ripropone l’annoso problema della mancanza di servizi a cui accedere tramite Spid?

La scarsità di servizi realmente utili per cittadini ed imprese rappresenta un ostacolo importante alla diffusione di Spid. È automatico che se ci sono i servizi, cittadini e imprese sono poi naturalmente portati ad utilizzarli. Un esempio è il cassetto dell’imprenditore di InfoCamere: un tool di servizi a cui le imprese fanno ricorso con l’identità digitale. In quel caso, ad esempio, si delinea una customer base meno ampia ma più attiva, che di fatto rappresenta il vero obiettivo: diffondere l’utilità del servizio Spid quale unico sistema di autenticazione ai servizi online, sia pubblici che privati.

C’è un modo per diffondere l’uso di Spid?

Rendere disponibili servizi utili e di interesse per cittadini, professionisti ed imprese. Siamo convinti che la diffusione di Spid passi anche e soprattutto dai Service Provider Privati. Penso alle banche ad esempio. Il fatto che un unico “pin” possa essere usato sia per i servizi pubblici che per i privati, darebbe un grande sprint. Ma il problema è che i service provider privati non stanno aderendo al sistema: il risultato è che i servizi d’uso comune non ci sono, e i servizi che si usano una sola volta all’anno, non sono sicuramente la chiave per diffondere Spid.

Perché i service provider privati non aderiscono?

Perché aderire costa. Le norme stabiliscono infatti che il sistema di autenticazione sia gratis per le PA. Per i service provider privati il discorso cambia, non è prevista gratuità.

Come si caratterizza questo il modello di tariffazione per i provider privati?

È utile differenziare il servizio di autenticazione da quello di registrazione. Il primo avviene quando i dati identificativi richiesti sono: codice fiscale, nome e cognome, sesso, data e luogo di nascita. La registrazione avviene quando sono richiesti agli IdP elementi aggiuntivi oltre quelli anagrafici: e-mail, numero di cellulare, domicilio. La tariffa è a utente per anno. Il provider paga una volta all’anno per ogni utente che usa Spid, con differenziazione tra servizio di autenticazione o registrazione. In entrambi i casi è evidente che il costo rappresenta un onere eccessivo che disincentiva l’adesione.

Ma chi deve pagare allora?

Certamente non sta ai provider di servizi pagare, loro devono abilitare il servizio  perché ne beneficino cittadini e imprese. Oggi le aziende – intese come persone giuridiche – pagano la credenziale Spid, anche se su Aruba è possibile attivarlo gratuitamente, fino a dicembre: va da sé che far pagare i Service Provider Privati contribuisce a limitare il mercato dei servizi a discapito di tutto il sistema. Avere meno servizi corrisponde ad avere meno attivazioni, sia da parte di privati, sia da parte di chi ne fa un uso professionale. Noi, come Aruba, siamo disponibili ad accettare un modello nel quale Spid sia gratuito per i service provider, proprio perché crediamo in Spid e vogliamo fornire il nostro contributo per una più ampia diffusione.

Come si sta muovendo Aruba per contribuire alla svolta?

Abbiamo messo in campo offerte per business e privati molto competitive e, ad esempio, stiamo offrendo gratuitamente il terzo livello (L3) di Spid ai nostri clienti. Il Livello 3 rappresenta il massimo livello di sicurezza ed è utilizzabile associandolo alla propria CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o alla firma remota di Aruba o alla tessera sanitaria con CNS. Rappresentando il massimo livello di sicurezza, è necessario utilizzarlo in tutti quei casi in cui un operatore accede a dati sensibili di terzi – come può accadere ad esempio per i dati sanitari, fiscali e finanziari. Spid Livello 3 è quindi un ulteriore elemento che può agevolare la diffusione del sistema Spid e fa parte della serie di mosse che crediamo possano aiutare ad invertire la rotta.

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