STRATEGIE

Baidu, ipotesi delisting dal Nasdaq: pesa la trade war Usa-Cina

L’azienda potrebbe spostarsi verso una Borsa asiatica, probabilmente quella di Hong Kong, per rafforzare la sua valutazione e allontanarsi dal severo giudizio di Washington sulle aziende cinesi quotate negli Usa

21 Mag 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il colosso tecnologico cinese Baidu sta valutando il delisting dal Nasdaq per spostarsi su una Borsa più vicina al mercato domestico, probabilmente Hong Kong, con lo scopo di alzare la sua valutazione. La decisione, riporta Reuters in base a fonti confidenziali, sarebbe legata alle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina.

Baidu, che gestisce il motore di ricerca online numero uno in Cina e sviluppa avanzati software di intelligenza artificiale (non è caso è paragonata a Google) è stata una delle prime quotazioni di un’azienda cinese negli Stati Uniti. Ora, secondo le indiscrezioni, si sarebbe rivolta a dei consulenti finanziari per capire come potrebbe procedere in modo efficiente al delisting dal Nasdaq, valutando per esempio le necessità di finanziamento dell’operazione e le possibili reazioni regolatorie.

Il Ceo e co-fondatore di Baidu Robin Li ha dichiarato al giornale (controllato dallo Stato) China Daily che Baidu sta seguendo con particolare attenzione il nuovo severo scrutinio che gli Stati Uniti adottano nei confronti delle aziende cinesi quotate negli Usa. “Per un’azienda che va bene ci sono molte opzioni per spostarsi su un’altra piazza finanziaria, non esistono solo gli Stati Uniti”, ha detto Li.

Titolo svalutato negli Usa

Baidu ritiene anche che i suoi titoli siano sottovalutati sul Nasdaq, la Borsa tecnologica di New York. Le azioni del colosso cinese hanno perso oltre il 60% del valore dopo il picco toccato a maggio 2018, mentre il Nasdaq Golden Dragon China Index .HXC, che include le aziende cinesi quotate sulla Borsa americana, ha perso meno del 10% nello stesso periodo.

La capitalizzazione di mercato di Baidu ammonta a 29,59 miliardi di dollari (dato della chiusura di mercoledì) e rappresenta appena il 5% del valore di mercato di Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce le cui azioni sono quotate sia a New York che a Hong Kong. Alibaba ha infatti svolto a fine anno scorso una quotazione secondaria nella Borsa asiatica che la avvicina agli investitori cinesi e le permette di raccogliere capitali per sostenere la crescita internazionale bilanciando il rallentamento sul mercato domestico.

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La stessa Baidu ha tenutoa inizio anno incontri preliminari con i gestori della Borsa di Hong Kong per capire se esiste la possibilità di un listing secondario sulla piazza finanziaria asiatica esattamente come ha fatto Alibaba, in modo da stabilire una base di investitori più vicina alla Cina.

La mossa di Baidu si lega anche alle tensioni Usa-Cina e alla pressione che le aziende cinesi stanno subendo negli Stati Uniti. Ieri il Senato americano ha approvato una bozza di legge che propone di vietare la quotazione di alcune aziende cinesi se non rispettano gli standard Usa su controlli e regolamenti. La legge è una risposta all’annosa disputa tra Washington e Pechino sull’accesso agli audit cinesi da parte dei regolatori americani.

Baidu alle strette sul mercato cinese

Sul mercato domestico Baidu sta soffrendo il rallentamento generale dell’economia e la crescente concorrenza di nuove piattaforme digitali cinesi, come ByteDance, proprietaria della popolare app di video-sharing TikTok. L’anno scorso ByteDance ha lanciato un motore di ricerca  in Cina, entrando nel settore da sempre dominato da Baidu.

Nel primo trimestre del 2020 Baidu ha registrato un calo del 7% dei ricavi. Le vendite sono andate meglio rispetto alle attese degli analisti, ma si è comunque trattato della maggiore flessione anno su anno dopo la quotazione nel 2005. Baidu genera la maggior parte del fatturato dai servizi di marketing online, che includono search, news feed e video app.

Già nel 2019 Baidu aveva visto peggiorare il business e i conti; secondo gli analisti la flessione è dovuta al ritardo con cui l’azienda si è adeguata alla crescita del mobile e alle difficoltà di affrontare la competizione dopo l’uscita di Google dalla Cina, che risale al 2010. Per contrastare il trend negativo Baidu sta concentrando gli sforzi sull’intelligenza artificiale, dalle tecnologie per l’auto autonoma agli assistenti vocali, e lavora su soluzioni per le imprese e le amministrazioni locali con lo scopo di espandere il suo mercato.

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