LE PROPOSTE DI LEGGE USA

Big tech e nuove regole, 2022 decisivo. Ma sarà corsa contro il tempo

Sul tavolo dei regolatori la stretta su antitrust e privacy, il ripristino della net neutrality e la responsabilità penale delle piattaforme online. Ma le elezioni di midterm potrebbero spaccare il fragile fronte bipartisan

03 Gen 2022

Patrizia Licata

giornalista

Senato Usa

Il 2022 potrebbe essere l’anno della regulation per le Big tech negli Stati Uniti, ma le forze politiche dovranno agire entro le elezioni midterm, se davvero vogliono mandare in porto le proposte di legge che introducono una stretta normativa per Google, Meta (Facebook), Amazon, Apple e tutti i colossi del digitale.

Sul tavolo ci sono questioni cruciali come antitrust, privacy, responsabilità penale delle piattaforme online e tutela dei minori su Internet, ma il fronte bipartisan formatosi nell’ultimo anno  potrebbe spaccarsi con la probabile (secondo i sondaggi Usa) vittoria dei Repubblicani nel voto di metà mandato dell’8 novembre. Un Congresso in mano al Gop potrebbe significare l’addio ai tentativi di tech policy.

“Il 2022 è l’anno clou”, ha detto Paul Gallant, managing director di Cowen’s Washington Research Group, alla testata Cnbc.com. “Questo è il maggior rischio per le aziende che arriva da Washington. Se riusciranno a spuntarla, la pressione regolatoria non riemergerà fino al 2025”.

Antitrust, accordo bipartisan; Biden sarà decisivo

Al momento sono decine le proposte di legge sul tavolo dei parlamentari americani. La prima grande proposta di legge su cui lavora il Congresso è la riforma delle norme antitrust. L’accordo bipartisan è stato faticosamente raggiunto e la bozza è stata approvata dalla Commissione Giustizia della Casa dei rappresentanti.

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La riforma è firmata dal deputato Democratico del Rhode Island David Cicilline, convinto che il sì finale arriverà, anche perché le proposte scaturiscono dalle indagini condotte dalla stessa commissione parlamentare sulle pratiche competitive di Amazon, Apple, Facebook e Google. L’inchiesta ha concluso che questi colossi hanno potere assimilabile a un monopolio e ha raccomandato modifiche legislative per favorire la concorrenza sui mercati digitali.

Ma secondo Gallant c’è una finestra temporale precisa: il Labor Day (che negli Stati Uniti cadrà il 5 settembre). Ed è cruciale che sia Joe Biden a dare l’impulso: se è il presidente americano a indicare che la legislazione antitrust ha priorità, allora la riforma ha buone probabilità di essere approvata entro l’estate.

Sullo stesso fronte antitrust c’è il lavoro parallelo delle agenzie governative: la Federal trade commission (Ftc) e la divisione Antitrust del dipartimento di Giustizia (Doj) stanno a sua volta procedendo con la definizione di norme per il mondo digitale. La Ftc è guidata da Lina Khan, mentre a capo dell’Antitrust division del Doj c’è Jonathan Kanter; entrambi sono progressisti e pro-regulation.

Khan e Kanter hanno ereditato dalla precedente amministrazione indagini e procedimenti legali contro le Big tech. Sulla griglia ci sono ancora le grandi quattro Amazon, Apple, Facebook e Google. La Ftc si è espressa a favore di nuove regole su temi chiave per la concorrenza come i diritti dei lavoratori e dei consumatori.  

Stretta sulla privacy, la California farà scuola

Norme più severe sulla privacy sono un terreno di incontro per Democratici e Repubblicani, ma la legislazione è in stallo per le divergenze su uno specifico punto della digital privacy bill: ovvero il diritto dei privati cittadini di agire legalmente contro le violazioni dei loro dati personali. Si discute anche su un altro elemento: le legge federale deve prevalere su quelle statali?

Di fatto, la proposta di legge sulla protezione dei dati nel mondo digitale è ferma e gli Usa non ne hanno alcuna a livello federale: valgono quelle locali. A tal punto che i Democratici sarebbero favorevoli a lasciare che la legge sulla privacy approvata in California diventi in pratica la legge principale sulla data protection online, mentre i Repubblicani vorrebbero una legge nazionale al di sopra di quelle statali.

Più probabile, invece, che avanzi rapidamente la riforma legislativa per la tutela dei diritti dei minori online: le rivelazioni della ex dipendente di Facebook, Frances Haugen, hanno lanciato un grido d’allarme che la politica non intende ignorare.

Net neutrality e scudo penale, percorso tutto in salita

Resta disseminato di ostacoli il percorso legislativo della net neutrality. L’importanza dell’accesso a Internet senza discriminazioni è stata rilanciata di recente da Biden, insieme alla proposta di ritornare alla classificazione degli Internet service provider come “utility”. Ma la riclassificazione si scontra con l’opposizione dei Repubblicani e degli operatori mobili (e, soprattutto, dei loro azionisti). In più la questione non appare come prioritaria al mondo politico, che tenderà a concentrarsi su problemi immediati o che permettono di raccogliere ampi consensi in vista delle elezioni midterm.

Sembra poco probabile anche una modifica della Section 230 del Communications Decency Act, che protegge le piattaforme digitali dalle conseguenze penali di quanto viene scritto o affermato dai loro utenti. Una riforma della responsabilità penale delle Big tech riscuote consenso bipartisan, ma cambiare la vecchia legge richiede la difficile convergenza di due posizioni diametralmente opposte. In linea di massima, infatti, i Democratici vorrebbero rimuovere le protezioni per le piattaforme online che ospitano contenuti ritenuti “pericolosi”, mentre i Repubblicani vorrebbero vietare alle piattaforme di rimuovere contenuti se non quando strettamente necessario.

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