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L'ANALISI

Blockchain, le banche frenano: costi e regole oscurano i benefici

Molte delle iniziative del mondo finanziario e dei gruppi hitech restano lontane dalla commercializzazione su vasta scala: la trasformazione sarà graduale, dicono gli addetti ai lavori. Fondamentale trovare la quadra tra tecnologia, domanda e compliance

16 Lug 2019

Patrizia Licata

giornalista

Ci vorranno ancora alcuni anni prima che la tecnologia blockchain possa tener fede alle sue promesse e generare i benefici attesi dal settore finanziario e dalle altre industrie impegnate nello sviluppo delle piattaforme blockchain. Lo conclude un’analisi di Reuters su 33 progetti fintech avviati negli scorsi quattro anni: molti restano fermi ai blocchi di partenza, lontani dall’implementazione su vasta scala.

Un esempio negli Stati Uniti è il sistema basato su blockchain annunciato dal Nasdaq e Citigroup che doveva rendere più efficienti i pagamenti in alcune delle transazioni con titoli privati. Le due aziende hanno indicato che il pilota è stato un successo e che potranno ancora collaborare insieme, ma l’esperienza col sistema blockchain per ora finisce qui. Secondo una fonte confidenziale, le transazioni funzionavano bene nei test, ma il costo dell’adozione su vasta scala avrebbe di gran lunga superato i benefici attesi.

Sono molte le aziende, di molteplici settori, a credere nella rivoluzione blockchain e il recente ingresso nell’arena di Facebook con la criptovaluta Libra dimostra l’interesse per il potenziale della “catena di blocchi”. Ma sugli sviluppi pesano una serie di ostacoli. Alcuni executive citano le pastoie normative – un fattore che probabilmente peserà anche sul progetto di Mark Zuckerberg.

Al di là della regulation c’è la difficoltà di passare dai test alle implementazioni capillari: “La trasformazione sarà graduale, non ci sarà alcun big bang”, ha indicato  Hyder Jaffrey, capo degli investimenti strategici di Ubs investment bank. All’euforia iniziale è subentrato il pragmatismo e ora gli addetti ai lavori sostengono che occorreranno da tre a sette anni prima che i grandi progetti riusciranno a produrre un impatto.

Proprio Ubs ha finanziato un progetto basato su blockchain, Utility Settlement Coin, che offre un sistema di digital cash per le transazioni finanziarie. La commercializzazione dovrebbe arrivare l’anno prossimo, dopo cinque anni di sviluppo, ma il vero effetto sul mercato si avrà se altri player dell’industria finanziaria sposteranno i loro processi su piattaforme blockchain, dicono i manager sentiti da Reuters.

Anche il colosso It Ibm si muove tra progetti commercializzati – come la piattaforma blockchain disegnata per le transazioni bancarie transfrontaliere – e progetti fermi alla fase di test – come quello con il gruppo London Stock Exchange per l’emissione di titoli privati.

I gruppi della tecnologia e della finanza restano ottimisti sul potenziale della blockchain: i benefici sono chiari. Gli investimenti, infatti, sono in crescita: l’anno scorso le banche e i mercati di scambio hanno investito 1,7 miliardi di dollari in iniziative legate alla blockchain, un incremento del 70% rispetto al 2016, secondo le stime di Greenwich Associates. Inoltre, Idc calcola che gli investimenti in blockchain in tutte le industrie ammonteranno a 12,4 miliardi di dollari nel 2022.

I tempi però sono lunghi e occorrerà far quadrare tutti gli elementi in gioco: tecnologia, domanda, compliance, sottolinea John Whelan, capo del digital investment banking di Banco Santander (che è coinvolta, tra gli altri, nel progetto Utility Settlement Coin di Ubs). “Alcuni di noi che sono stati pionieri nei test sulla blockchain potrebbero non essere soddisfatti di come questi tre elementi si stanno muovendo”, ha detto Whelan. Insomma, forse la tecnologia è pronta e la domanda sta crescendo, ma manca un contesto normativo che i player ritengono favorevole all’innovazione.

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