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IL CASO

Bolloré in stato di fermo: tangenti in Africa

Il finanziere interrogato nell’ambito di un’inchiesta su relazioni del suo gruppo con le istituzioni di Guinea e Togo nel 2010. Secondo i magistrati avrebbe favorito l’ascesa di alcuni politici per ottenere concessioni portuali. Arrestati anche Gilles Alix e Jean-Philippe Dorent. La società smentisce: “Nessuna irregolarità”. Il titolo crolla alla Borsa di Parigi

24 Apr 2018

Federica Meta

Giornalista

Vincent Bolloré in stato di fermo. Il finanziere bretone, implicato in una vicenda legata a concessioni portuali in Togo e Guinea, sarebbe stato fermato – riporta Le Monde – per la corruzione di funzionari pubblici stranieri. Arrestati anche il direttore generale del gruppo Bolloré, Gilles Alix, e Jean-Philippe Dorent, a capo della divisione internazionale dell’agenzia di comunicazione Havas.

La vicenda riguarda le concessioni per la gestione dei terminal di navi container. I giudici si chiedono se il gruppo Bolloré non abbia usato Havas, la sua filiale pubblicitaria, per ottenere nel 2010 la gestione dei porti di Conakry, in Guinea e Lomé, in Togo. L’ipotesi è che Havas abbia fornito consulenze e consigli per sostenere l’arrivo al potere di alcuni dirigenti africani in cambio delle concessioni sui porti. Già nel 2016, la sede del gruppo Bolloré Africa Logistics era stata oggetto di una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta aperta nel luglio 2012.

Già nel 2016, la sede del gruppo Bolloré Africa Logistics era stata oggetto di una perquisizione nell’ambito dell’inchie sta aperta nel luglio 2012.

In particolare, ricorda Le Monde, Dorent aveva sostenuto nel 2010 la campagna presidenziale del candidato Alpha Condé, attuale presidente del Paese, tornato nel Paese dopo un lungo esilio proprio a Parigi, dove avrebbe avrebbe stretto amicizia con l’ex ministro Bernard Kouchner e lo stesso Bolloré. Nello stesso anno, Dorent era stato anche responsabile di parte della comunicazione del giovane presidente togolese Faure Gnassingbé, figlio dell’ex dittatore Gnassingbe Eyadema, candidato per la propria rielezione.

Il gruppo Bolloré in una nota “smentisce formalmente” di aver commesso “irregolarità” in Africa. Le prestazioni oggetto dell’inchiesta della giustizia francese sono state “realizzate in completa trasparenza” e l’odierna audizione di Vincent Bolloré “permetterà di chiarire in modo utile alla giustizia queste questioni già oggetto di una expertise indipendente che ha concluso la perfetta regolarità delle operazioni”. Intanto alla Borsa di Parigi il titolo perde quasi cinque punti percentuali.

Nei giorni scorsi Bolloré aveva passato la mano al figlio, già alla guida di Havas: Yannick Bolloré è stato eletto alla presidenza del gruppo dal Consiglio di sorveglianza.

E’ un passaggio che potrebbe impatti su più fronti: sia in Francia, dove le politiche industriali del magaer bretone non hanno sortito gli effetti desiderati – “Vivendi appare ferma in una palude – scrivono i media francesi – sia in Italia dove Vivendi gioca sia nella partita Tim che in quella Mediaset. E in effetti il passggio di mano viene letto da molti commentatori come segno di discontinuità all’interno di una politica industriale che abbraccia una moltitudine di settori. L’impero Bolloré va oltre Vivendi – gruppo che conta nel mondo di media e spettacolo, con tv, musica, cinema, videogiochi – perché si dispiega dalla pubblicità alla gestione dei porti alle piantagioni di palma in Africa e comprende logistica dei porti, concessioni ferroviarie alla telefonia, banca, assicurazioni, batterie elettriche.

Alla Borsa di Parigi  l’azione del Gruppo Bolloré è arrivata a perdere l’8,4% a 4,09 euro. Si limita, invece, allo 0,95% (a 20,13 euro) la flessione di Vivendi, di cui Bolloré è primo azionista.

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