FINANCIAL TIMES

“Bolloré piglia-tutto. A confronto Murdoch lo squalo è un santo”

Il commento del Financial Times: il magnate bretone utilizza Francia e Italia come “terreni per sfidare Netflix ed Hbo” grazie a “deboli regole sulla governance”. Ma i deal a suo vantaggio non soddisfano gli interessi degli azionisti: né italiani né francesi

14 Apr 2016

Patrizia Licata

Possedere meno dell’1% di un’azienda di solito non dà a un investitore il potere di controllare i destini di quell’impresa, “ma le cose in Italia sembrano funzionare diversamente”. Lo scrive oggi il Financial Times in un commento alla recente acquisizione da parte di Vivendi del 3,5% di Mediaset. Il magnate francese Vincent Bolloré possiede il 14,5% di Vivendi, quindi si ritroverà ad avere una “minuscola” partecipazione nel gruppo fondato dall’ex premier Silvio Berlusconi: “L’accordo dà a Bolloré un interesse indiretto in Mediaset dello 0,5%, insieme al controllo dei canali premium di sport e cinema”, ma sembra che in Italia questo si traduca nell’aver preso “possesso” di Mediaset e la sua “ascesa al potere è già trattata come dato di fatto”, si legge nel commento.

L’industria dei media globale è del resto piena di alleanze che si rivelano meno amichevoli del previsto e di magnati che dominano intere aziende con quote di minoranza. Lo stile di corporate governance di Bolloré, continua il FT, fa sembrare Rupert Murdoch, presidente di 21st Century Fox, un “santo”. “Benvenuti nel club se ancora non vi è ben chiaro quali siano le intenzioni” dell’investitore francese: sia in merito a Mediaset sia, soprattutto, riguardo a Telecom Italia, di cui Vivendi ha ormai quasi il 25%, scrive il quotidiano economico. “Le sue strategie sono ammirevoli: Bolloré investe guardando al lungo termine, con creatività, in regioni come l’Africa che altri evitano, e in svariati settori industriali, spostandosi in modo intelligente dall’uno all’altro”. La sua principale abilità è però quella di fare il “capitalista col minimo del capitale” e ora sta usando la Francia e l’Italia come “terreni ideali per sfidare Netflix ed Hbo“.

Il suo peso nelle alte sfere aziendali è stato agevolato anche dalla legge francese: il decreto Florange del 2014 ha incoraggiato le aziende a permettere agli investitori che tengono le loro quote per più di due anni a raddoppiare i loro diritti di voto.

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Bolloré deve molto anche a Antoine Bernheim, ex socio di Lazard Frères e Mediobanca, che gli ha insegnato a costruire imperi dal nulla. Tra l’altro Bolloré ha una quota in Mediobanca e nel Cda della potente banca italiana siede anche la figlia Marie, una posizione che il FT definisce “molto utile negli intrighi del mondo italiano della politica e dell’alta finanza”.

Oggi Bolloré è più un manager che costruisce imprese o un investitore che accumula asset per poi rivenderli a un prezzo più alto? Le persone a lui vicine dicono che è un po’ l’uno e un po’ l’altro e che Bolloré sia convinto che Vivendi abbia ancora la possibilità di trasformarsi in un colosso dei media globale. Secondo il FT Bolloré potrebbe rivendere le sue partecipazioni in un secondo momento a aziende disposte a pagarle bene – potrebbero essere Liberty Global, BSkyB, 21st Century Fox; oppure potrebbe scambiare parte delle sue azioni Telecom Italia per averne di più in Mediaset.

Resta la domanda se il modello imprenditoriale e finanziario di Bolloré sia valido, perché secondo il FT il dubbio lecito è che ad arricchirsi sia solo il magnate bretone. Bolloré opera attraverso numerosi veicoli, tra cui il suo 60% in Havas, gruppo della pubblicità, una struttura che garantisce al francese alti ritorni, ma non così alle società che in modo così pesante controlla. Accordi che oggi potrebbero soddisfare Bolloré sarebbero sicuramente graditi agli azionisti di Vivendi ma molto meno a quelli di Havas e Telecom Italia. E poi, come mai gli è tutto concesso? Si chiede ancora il FT. “Le perverse e deboli regole sulla governance di Francia e Italia permettono a Bolloré di fare affari e arricchirsi”, è la risposta. “L’Europa meridionale ha il media mogul che merita”.