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L'INTERVISTA

Bonannini: “La fibra pilastro portante del 5G. I voucher determinanti per spingere la domanda”

Il Direttore Marketing e Commerciale di Open Fiber accende i riflettori sulla necessità di “accendere” le nuove infrastrutture per mettere in moto quel meccanismo virtuoso che consenta di stimolare gli investimenti ed “educare” i cittadini sul valore della “vera” banda ultralarga

27 Nov 2018

Mila Fiordalisi

Direttore

“Siamo sicuri che il 5G sia una tecnologia mobile?”. È una provocazione, ca va sans dire, quella di Simone Bonannini, Direttore Marketing e Commerciale di Open Fiber. Una provocazione che però apre a una riflessione importante sullo scenario prossimo venturo della banda ultralarga. Anzi a due riflessioni.

La prima riguarda il ruolo della fibra e quindi del “fisso”: “Sarà non solo determinante, ma rappresenterà la condizione essenziale per il roll out delle infrastrutture mobili”, evidenzia Bonannini. La seconda è puntata sui servizi e sulle applicazioni che saranno resi possibili grazie alla quinta generazione: “La vera novità del 5G è rappresentata dai servizi che si potranno erogare in tema di Industry 4.0, Iot, smart city, automotive, connected car, sanità. Dunque non parliamo di mobilità tout court ossia dello smartphone connesso. La killer application del 5G non sarà più la larghezza di banda, come avvenuto in passato con gli altri standard fino al 4G, ma la bassa latenza. E qui gli smartphone c’entrano poco o niente. Ci sono in ballo la competitività delle imprese e l’economia del Paese”. È un punto chiave, questo, per Bonannini. Ed è qui che il “fisso” assume un ruolo talmente determinante da rappresentare il pilastro portante della quinta generazione.

Bonannini, sta dunque dicendo che Open Fiber aumenterà il suo “peso” grazie al 5G?

Assolutamente sì. Non solo la fibra sarà fondamentale per “accendere” il 5G ma bisognerà aumentarne enormemente la diffusione per garantire la piena tenuta del sistema. Di fatto bisognerà cablare ovunque, con una densità mai vista prima considerata la grande quantità di antenne che dovranno essere messe in campo. Per Open Fiber quindi si apre una fase importantissima che vedrà innegabilmente esplodere il proprio business.

State allargando molto la rete di partner. È anche per questa ragione?

Sono sempre di più le aziende che ci chiedono di poter utilizzare la nostra infrastruttura. La rete in fibra serve a tutti, è un dato di fatto, anche e soprattutto a operatori, si pensi a quelli wireless, che vogliono ampliare la loro offerta al cliente finale, offrendo servizi evoluti. Open Fiber ci ha visto lungo dall’inizio: la domanda di fibra cresce con la disponibilità di infrastruttura. E lo si evince anche dalla domanda dell’utente finale, che si sta progressivamente spostando dalle “vecchie” alle nuove tecnologie. Il cliente finale percepisce sempre di più il valore della fibra rispetto alle altre tecnologie. E inizia anche a capire quali sono le aziende della fibra più performanti. Solo per darle un’idea il brand Open Fiber, anche se non siamo noi a offrire il servizio finale, è noto a oltre il 15% della popolazione, che lo associa con fibra di qualità. Ma bisogna spingere di più su questo fronte. Ed è per questo che puntiamo molto, ad esempio, su strumenti quali il bollino della fibra ottica.

Pensate a un bollino Open Fiber?

Nei nostri cantieri abbiamo già un “bollino” Open Fiber. Ma quello che ci interessa maggiormente è che in Italia si crei consapevolezza su cosa sia e non sia la fibra. L’iniziativa di Agcom va in questa direzione, ma serve maggiore cultura a riguardo. È la chiave anche per spingere la realizzazione delle nuove reti e soprattutto “accenderle” mettendo in moto fra l’altro anche nuova occupazione.

Cioè?

La posa della fibra deve fare il paio con l’attivazione dei servizi. Avere fibra “spenta” non è funzionale alle esigenze del Paese. E per attivare i servizi serve manodopera, dunque si va a impattare positivamente anche sull’occupazione. Come Open Fiber vogliamo lanciare una campagna ad hoc per “educare” l’utenza, che deve essere in grado non solo di distinguere fra le varie offerte degli operatori ma anche di ottenere certezze a livello contrattuale. Non bastano i bollini “pubblicitari” se poi in fase di contratto si ottiene qualcosa di diverso dalle promesse.

Dunque bisogna educare ma anche stimolare la domanda.

Sì, e in tal senso riteniamo i voucher uno strumento chiave. Ma attenzione: dovranno essere erogati specificamente alle connessioni in fibra e non a tutto ciò che sta sotto il “cappello” banda ultralarga, altrimenti non si andrebbe nella direzione giusta e non si otterrebbero i risultati sperati in termini di connettività evoluta e anche di obiettivi-Paese.

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