LE REAZIONI

Calenda: “Tim diventi public company”

Il ministro dello Sviluppo economico commenta la vittoria del fondo Elliott in assemblea: “Accelerare sulla separazione delle rete. Monitoreremo”. I sindacati: “No allo spezzatino, tutelare occupazione”. Gli analisti: “Rassicurazione per il mercato”. Les Echos: “Duro colpo per Bolloré”

Pubblicato il 04 Mag 2018

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Arrivano le prime reazioni sul nuovo assetto di Tim con Elliott che si prende la maggioranza del cda e conferma il pieno sostegno ad Amos Genish, che dovrebbe essere riconfermato Ad nella prima riunione del board lunedì 7 maggio, e al suo piano industriale. Per il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ora è “importante – scrive su Twitter – che diventi una vera public company, che i conflitti di interesse con gli azionisti non la danneggino più e che si acceleri su separazione rete. Monitoreremo con attenzione”.

I POLITICI

Critico il deputato di Leu, Stefano Fassina. “L’assemblea dei soci sceglie il cambio di maggioranza. La lista del fondo Elliot ottiene 10 consiglieri. Il voto di Cdp, con il suo 5%, è stato decisivo per il ribaltone Cassa depositi e prestiti è controllata dal Mef, ma il Parlamento è stato tenuto completamente all’oscuro su tale scelta su un asset di massima rilevanza per l’interesse nazionale – scrive in una nota – L’esclusione del Parlamento è responsabilità del Governo, ma è responsabilità anche dei cosiddetti vincitori del 4 Marzo che, in Commissione Speciale, hanno rigettato la richiesta di Leu di audizione del Ministro e dei vertici di Cdp, mentre tuonavo contro l’establishment in campagna elettorale. Chiediamo ancora una volta al Presidente Molteni l’audizione del Ministro Calenda e di Cassa depositi e prestiti per avere informazioni sul piano industriale di Elliott”.

Il senatore di FI, Maurizio Gasparri scrive su Twitter: “In Italia ci sono due lavori stagionali, il bagnino e il proprietario di Telecom Italia, benvenuta Elliott”.

I SINDACATI

Per i sindacati è importante evitare lo spezzatino di Tim e mantenere gli attuali livelli occupazionali. “Ora è necessario che la nuova governance “qualunque piano industriale voglia perseguire e realizzare, mantenga gli attuali livelli occupazionali ed i perimetri aziendali in essere con una rete che venga valorizzata ma che resti interamente all’interno del Gruppo Tim – dice Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom – Siamo totalmente contrari ad eventuali disaggregazioni e spezzatini perché la forza del Gruppo Tim è sempre stata quella di essere una unica e grande realtà industriale, la 5 azienda privata del Paese.  Attendiamo adesso di conoscere a breve l’Ad che dovrà condurre Time siamo ansiosi di comprendere il ruolo ed il modello di business che intende dare al Gruppo”.

Sulla stessa scia anche l’Ugl Telecomunicazioni. “Come sindacato – dice il segretario nazionale Stefano Conti – senza entrare nel merito della composizione del Cda, come sindacato vogliamo ribadire la nostra contrarietà a un eventuale ‘spezzatino’ e sottolineare la nostra preoccupazione per lo scorporo della Rete con le conseguenti, possibili ricadute sui livelli occupazionali, oltre che per la politica dei tagli lineari dei costi verso i fornitori attuata dall’azienda negli ultimi mesi, che potrà avere come esito crisi ed esuberi tra le aziende appaltatrici. Restiamo comunque disponibili e pronti – conclude il sindacalista – a confrontarci da subito”.

GLI ANALISTI

Per Equita il risultato dell’assemblea è una manifestazione di rassicurazione al mercato. “Vediamo nel risultato finale una rassicurazione di fairness e di correttezza verso l’intero mercato – spiega in una nota Carlo Andrea Volpe, co-head Investment Banking di Equita – L’esito dell’assemblea di oggi  è infatti la conferma che in società ad azionariato diffuso è la maggioranza degli azionisti che può e deve scegliere la formula di governance più rappresentativa degli interessi di tutti. A questo riguardo l’istituto della proxy fight, già visto in altri confronti di governance in Italia, è uno strumento che consente di giungere a soluzioni di governo societario condivise con il mercato. In questo caso Elliot si è fatto portavoce di un’istanza della maggioranza degli investitori istituzionali e non. Ora la gestione, come deve essere, sarà in mano al top management ed al nuovo Cda”.

L’ufficio studi di Standard Ethics comunica di aver messo sotto osservazione Tim per valutare gli effetti della nuova governance. “Ogni passo in grado di muovere la struttura della telefonica italiana verso il modello della public company incrementando anche l’indipendenza del consiglio di amministrazione, è un passo positivo per ogni futura valutazione e per migliorare il rating di sostenibilità” commenta in una nota l’agenzia di rating etico.

I MEDIA

Un “rombo di tuono per il campo francese e un altro duro colpo per Vincent Bolloré dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati” per la vicenda dei porti africani: questo il commento del quotidiano economico Les Echos online, sulla vittoria di Elliott su Vivendi all’assemblea di Tim. “La campagna media-Telecom di Bolloré in Italia subisce una nuova batosta”, dopo l’accordo Mediaset-Sky, aggiunge il giornale di Parigi. “Vivendi perde il controllo di Telecom Italia”, titola invece Le Monde, evocando un “pesante rovescio” per il gruppo francese. Mentre Bfm-Tv, la principale rete all news del Paese, ritiene che il gruppo transalpino sia stato “sfiduciato” dagli azionisti di Tim riuniti a Milano

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