Call center, salvi i 340 lavoratori di Gepin: ecco i dettagli dell'accordo - CorCom

LA VERTENZA

Call center, salvi i 340 lavoratori di Gepin: ecco i dettagli dell’accordo

Raggiunta l’intesa sugli addetti di Roma e Napoli operanti nella commessa Poste: System House si impegna ad assumerne 311. In settimana incontro con 3G-Poste per definire la ricollocazione di 29 persone nella Capitale. La Cgil non firma: “Condizioni salariali inaccettabili”

28 Giu 2017

Federica Meta

Salvi i 340 lavoratori di Gepin Contact. Dopo oltre un anno di trattative è stato trovato al Mise l’accordo che mette in sicurezza gli adetti di Roma e Casavatore (Napoli) che operavano nella commessa di Poste Italiane. (Qui il verbale di accordo e gli allegati).

System House – una delle società subentrate a Gepin nell’appalto Poste – si è impegnata ad assumere 311 lavoratori: 3 già assunti, 95 entro il 31 luglio a Roma e 213 a Napoli entro il 31 settembre. Per i lavoratori napoletani cui la mobilità scade in luglio, c’è l’impegno della Regione Campania ad attivare un progetto di lavori di pubblica utilità fino a settembre, quando scatterà l’assunzione. Di questi 340, inoltre, fanno parte anche 29 lavoratori di Roma da ricollocare, per i quali, a fronte degli impegni assunti da 3G nell’accordo di settembre 2016, l’intesa prevede la convocazione dell’azienda entro questa settimana da parte di Poste.

“Avevamo detto che per noi la regola è misurarsi con i problemi per risolverli, anche quando sembrano irrisolvibili – commenta la viceministro Teresa Bellanova – E’ valsa anche stavolta, grazie alla disponibilità e all’impegno di tutti a riconoscere la necessità di arrivare a un buon accordo per i lavoratori. Non abbiamo arretrato di un millimetro rispetto al nostro obiettivo, tutela del lavoro e dei lavoratori. E adesso portiamo a casa un risultato importante”.

La Slc Cgil però non ha firmato l’accordo, ritenuto inaccettabile per le condizioni salariali e di tutela dei diritti che espongono i lavoratori ad un pesante taglio del reddito e non garantiscono loro la tutela dell’articolo 18. Troppi i sacrifici richiesti ai lavoratori in uno scenario a Napoli pieno di ombre, secondo la Slc: sotto accusa il dimezzamento del 50% dell’orario di lavoro con passaggi da 8 a 4 ore per tutti, perdita dei livelli inquadramentali, azzeramento degli scatti di anzianità, assenza di una sede operativa su Napoli, nessuna garanzia di mantenimento del posto di lavoro, oltre la perdita di ogni tutela di cui l’art. 18 legge 300.

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“E’ inaccettabile – dichiara il Segretario Generale della Slc-Napoli, Osvaldo Barba – che in una sede come quella del Ministero, alla presenza del Governo Nazionale e delle Istituzioni Regionali rappresentate dagli Assessori al lavoro dei territori coinvolti, venga stipulato un Accordo che scarica pesantemente sui lavoratori e sulle loro famiglie tutte le problematiche relative ai cambi di appalto, alla mancata applicazione delle clausole sociali, alle gare al massimo ribasso”. La Slc ha sostenuto fin dall’inizio della vertenza l’assoluta necessità che Poste Italiane, committente per il quale gli ex lavoratori Gepin hanno lavorato per circa 20 anni, dovesse assumersi la responsabilità del disastro creato da quest’ azienda e pertanto dimostrarecon atti concreti la volontà di assumere le persone lasciate letteralmente per strada o che almeno si facesse garante di condizioni dignitose presso le nuove aziende vincitrici dell’ appalto. La riapertura della trattativa, così come richiesto da Slc al Ministero, deve inoltre produrre necessariamente da parte di System House l’aumento del numero di ore da assegnare ai lavoratori per attribuirgli un salario più dignitoso.

Per la Fistel Cisl si tratta di un accordo che “rende giustizia al lavoro della Cisl, della Uil e della Ugl”, dice il componente della segreteria nazionale, Salvatore Capone. “È mancata la firma della Cgil – continua Capone – così come avvenuto in occasione dell’accordo separato del 5 settembre. Ma per noi era prioritario dare una risposta a dei lavoratori che da qui a qualche giorno – osserva ancora – non avrebbero più avuto il sostegno al reddito”.
“Ho sempre confidato nel lavoro di squadra – spiega Salvatore Topo, segretario Generale Fistel Cisl Campania – e ho apprezzato lo sforzo fatto dal Ministero che nella persona del viceministro Teresa Bellanova ha condotto fin dall’ inizio con autorevolezza e responsabilità una vertenza tortuosa “.

Soddisfazione anche da parte della Uil Campania. “Si sono finalmente salvaguardati 220 posti di lavoro per una vertenza lunghissima in cui la costanza della categoria e la tenacia dei lavoratori non sono mai arretrate – evidenzia Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil Campania. – Questo è il modo concreto per difendere realtà produttive del territorio napoletano così come già è accaduto per Almaviva.