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IL CASO

Cambridge Analytica, Facebook nella bufera: giù il titolo. Pressing dell’Europa

Bloccato il profilo della società di analisi accusata di aver abusato dei dati di 50 milioni di elettori americani. Uk e Usa chiedono conto direttamente a Mark Zuckerberg. La Commissaria Ue alla Giustizia, Vera Jourova: “In Europa non vogliamo questo”. Crollo a Wall Street: è la seduta peggiore dal 2012

19 Mar 2018

Federica Meta

Giornalista

Il caso Cambridge Analytica getta Facebook nella bufera. La società di analisi, che ha lavorato per la campagna di Trump e della Brexit, ha avuto accesso ai dati degli elettori americani e, secondo due inchieste parallele del Guardian e del New York Times, li ha usati per scopi elettorali. Le inchieste hanno costretto il social, oltre che a chiudere il profilo della società di analisi, a difendersi dalle accuse di non tutelare abbastanza la privacy dei suoi utenti. Accuse mosse da un gruppo di parlamentari Usa e Ue che chiedono conto direttamente a Mark Zuckerberg dell’accaduto mentre la Commissione Europea definisce la pratica “orripilante”. E non va meglio in Borsa: a Wall Street il social sta sperimentando la sua giornata peggiore dal 24 settembre 2012. I titoli sono arrivati a perdere oltre il 7,5%.

“La gente decide di condividere i dati con app e se queste app non rispettano gli accordi con noi e con gli utenti è un abuso, ma non un furto di dati”, spiega Andrew Bosworth, manager di Facebook. Il riferimento è alla app “thisisyourdigitallife” che prometteva di produrre profili psicologici e di previsione comportamentale, basandosi sulle attività online.

Per usare la app, sviluppata nel 2015 dal ricercatore dell’Università di Cambridge Aleksandr Kogan, gli utenti dovevano collegarsi utilizzando Facebook Login, sistema che permette di iscriversi a un sito senza la necessità di creare nuovi username e password ma utilizzando  una verifica controllata da Facebook.

L’applicazione ottiene l’accesso a indirizzo e-mail, età, sesso e altre informazioni contenute nel profilo Facebook. Fino a qualche tempo fa il social permetteva ai gestori delle applicazioni di raccogliere anche alcuni dati sulla rete di amici dell’utente iscritto ma poi l’azienda cambiò i suoi sistemi, in modo che le reti di amici non fossero più accessibili.

Dal 2015 Kogan ha condiviso con Cambridge Analytica i profili dei 270mila iscritti a “thisisyourdigitallife” arrivando ad archiviare informazioni di vario tipo su 50 milioni di utenti tramite la rete di amici – la stima è del Guardian – violando i termini d’uso di Facebook che vieta ai proprietari di app di condividere con società terze i dati raccolti. Secondo le accuse Cambridge Analytica ha usato questi dati per mettere a punto un software per prevedere e influenzare le scelte elettorali.

Il profilo social della società è stato bloccato da Facebook con l’accusa di aver incamerato quella enorme massa di informazioni personali senza autorizzazione, contravvenendo alle politiche del social network, che vietano la vendita o l’uso dei dati personali per pubblicità.

Stati Uniti e Gran Bretagna chiedono risposte direttamente a Mark Zuckerberg. “Zuckerberg deve essere sentito dalla commissione giudiziaria del Senato su cosa Facebook sapesse esattamente sull’utilizzo dei dati di 50 milioni di americani per spot pubblicitari politici mirati e per la manipolazione degli elettori”, afferma la senatrice democratica Amy Klobuchar.

Dello stesso tono la richiesta del parlamentare inglese Damian Collins, che guida le indagini sulle interferenze politiche nell’ambito delle quali funzionari di Cambridge Analytica e Facebook sono stati sentiti. “Scriverò a Zuckerberg e gli chiederò di comparire, o di far comparire un altro manager, davanti alla commissione” che si occupa delle indagini, spiega Collins. “E’ inaccettabile che siano stati inviati in precedenza funzionari che hanno cercato di evitare domande difficili dicendo che non avevano le risposte. Questo crea la falsa rassicurazione sul fatto che le politiche di Facebook sono sempre efficaci” aggiunge. A criticare Facebook è anche il senatore repubblicano Marco Rubio. “Talvolta queste società crescono così rapidamente e ricevono dai media pubblicità positiva a tal punto che iniziano a pensare di essere al di sopra delle regole che si applicano a tutti” mette in evidenza l’ex candidato alla Casa Bianca.

Preoccupazione è espressa anche dalla Ue. “Orripilante, se confermato. I dati personali di 50 milioni di utenti di Facebook potrebbero essere stati in questo modo gestiti male e utilizzati per scopi politici”, scrive su Twitter, Vera Jourova, commissaria europea per la Giustizia, la Tutela dei consumatori e l’Uguaglianza di genere. “Non vogliamo questo in Europa”, aggiunge Jourova.

E gli esperti di data protection avvertono del pericolo della fuga di dati, specialmente nelle campagne elettorali.

“Credo che nelle campagne elettorali il rischio derivante dall’utilizzo dei dati di iper-profilazione psicografica sia molto superiore a quello legato alle fake news di cui tanto si è discusso nell’ultimo periodo – spiega Fabrizio Angelini, ceo  di Sensemakers e rappresentante di comScore per l’Italia – A differenza di queste ultime che tendono a polarizzare le posizioni ma difficilmente spostano gli equilibri politici, l’individuazione di elettori indecisi associata a tecniche di persuasione molto sofisticate può davvero condizionare i risultati elettorali in collegi “in bilico”. Per questo ritengo sia necessaria una regolamentazione rigorosa e puntuale delle profilazioni psicografiche a fini politici. Modalità e tecniche della raccolta dei dati devono essere completamente trasparenti così come il loro eventuale utilizzo in campagna elettorale”.

Il sito The Intercept, nelle ore in cui monta la polemica sul caso Cambridge Anlaytica, fa sapere che Facebook ha cancellato la sezione dedicata alle storie politiche di successo, cioè quelle che grazie all’uso del social network sono riuscite ad emergere ed ottenere risultati elettorali. La pagina “storie di successo” forniva esempi virtuosi in diversi settori. In particolare, la sezione dedicata alla politica, riportava il caso del governatore repubblicano della Florida, Rick Scott, che ha usato annunci e link in maniera tale da aumentare il sostegno degli ispanici alle elezioni. Ora la pagina “Governo e politica” non c’è più e, interpellata sulla vicenda, Facebook ha risposto che un certo numero di studi sono stati archiviati e sono disponibili in link individuali, ma non ha dato una spiegazione diretta sulla cancellazione della pagina. La coincidenza non è passata inosservata nelle ore in cui è scoppiato il caso di Cambridge Analytica.

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