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LA RELAZIONE AGCOM 2018

Cardani: “Google & co. monopolisti de facto, regole ex ante possibile soluzione”

Il presidente dell’Agcom: “Vecchie regole ex post appaiono inadatte ai mercati digitali. Emerge con forza il tema di una nuova disciplina”

11 Lug 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

È l’algoritmo a “governare” sempre più ambiti economici e sociali. E l’avvento del 5G e dell’Internet of things farà “esplodere” il ruolo dei big data. È quanto emerge dalla Relazione Annuale dell’Autorità per le Comunicazioni.

Nel suo discorso al Parlamento il presidente Angelo Marcello Cardani ha acceso i riflettori su un futuro che si configura sempre più come “l’epoca della trasformazione dei dati”. Una trasformazione già ampiamente in atto se si considera che “sono gli algoritmi che permettono di utilizzare i dati per assumere decisioni in tempo reale e compiere velocemente processi che solo pochi anni fa richiedevano tempi molto lunghi”.

Ed è proprio “a fronte di questi travolgenti cambiamenti che avranno senza dubbio effetti molto rilevanti e largamente positivi in termini di ricadute economiche, risparmio e sostenibilità ambientale”, ha detto il Presidente, che “occorrerà elaborare una vera e propria strategia italiana sull’intelligenza artificiale, anche per affrontare le complesse problematiche ad essa connesse”. Determinante a tal proposito un cambio di passo sul fronte regolatorio, alias sulla disciplina dei mercati. I paradigmi classici non bastano più a leggere e a sistematizzare lo scenario che abbiamo davanti”, ha evidenziato Cardani. “Google, Apple, Facebook, Amazon si impongono come monopolisti, anche quando la loro posizione non corrisponde perfettamente al modello consueto di chi controlla un mercato. La stessa definizione classica di mercato rilevante è ormai sottoposta a una rigorosa lettura critica da parte di autorevoli studiosi”. Di qui la necessità di rivedere l’attuale approccio: “Se le vecchie regole ex post ci appaiono inadatte alla disciplina di questi nuovi mercati, con tanta più forza emerge il tema di una possibile disciplina ex ante. Dobbiamo chiederci se e in che misura si tratta di accompagnare la regolazione che verrà verso forme tecniche di disciplina delle grandi piattaforme digitali e verso un approccio ex ante alla regolamentazione del dato”.

Da affrontare anche il problema dell’uso secondario dei Big data, ossia “il tema della trasparenza e della neutralità dell’algoritmo, il tema del governo eterodiretto delle opinioni pubbliche mondiali attraverso Big Data e data learning”. Diverse, a tal proposito – ha ricordato il Presidente – le iniziativa avviate dall’Agcom “ricomprese in una più generale strategia di attenzione all’innovazione e alle traiettorie delle nuove tecnologie dei sistemi e delle applicazioni delle comunicazioni elettroniche”. Si va dal tavolo tecnico sulle attività Machine to Machine e sull’Internet of Things, al contributo sul metering per l’Arera, dall’indagine sugli sviluppi del 5G all’indagine congiunta con Antitrust e Garante Privacy sui Big data.

“Nello scorso mese di giugno – ha ricordato ancora Cardani – abbiamo presentato un Interim Report di quest’ultima, con focus specifici sul prezzo implicito dei dati “scambiati” nell’ecosistema digitale e sull’evoluzione del pluralismo nell’epoca del dato profilato”. Iniziative che saranno portare avanti: “Continueremo nei prossimi mesi, anche con la collaborazione delle principali piattaforme digitali – ha annunciato il Presidente – a studiare a fini regolamentari l’impatto degli algoritmi e delle metriche di machine learning su come le informazioni sono originate, comunicate e selezionate on-line sui motori di ricerca e sui social network”.

Il salto di paradigma sarà notevole e con esso i rischi connessi. Lunga la lista messa nero su bianco dal Presidente: un ecosistema governato da poche grandi multinazionali caratterizzate da un elevato grado di integrazione in tutte le fasi; elevate barriere all’entrata; tendenza al monopolio (per dare un’idea: sono solo sei le App installate da più di un miliardo di utenti nel mondo e tre imprese detengono otto delle dieci app più scaricate (Facebook, Google e Apple); crescenti e strutturali asimmetrie informative tra utenti ed operatori; concreti rischi di alterazione dell’ecosistema informativo planetario; allarmanti fenomeni di polarizzazione delle opinioni; crescente esposizione alle derive dell’odio (politico, razziale, religioso) e dell’abuso (stalking, cyberbullismo, omofobia). “Tutto questo ha molto a che fare con Agcom – ha detto Cardani -. È un pezzo del nostro pane quotidiano”.

Il presidente richiama però forte il ruolo dell’Europa unita sul tema ampio dell’e-democracy. E sono quattro, secondo il Presidente di Agcom gli ambiti di intervento: diritti di cittadinanza, “che trovano esplicazione nel nostro quotidiano operare, soprattutto sul fronte della tutela dei consumatori”; tutela del diritto d’autore e dei contenuti, “che è battaglia culturaledi salvaguardia dell’identità europea e di tutela dell’opera dell’ingegno che costituisce tanta parte di quell’identità”; diritti delle persone, “che quanto al nostro operare significa soprattutto difesa della dignità di donne e uomini da ogni forma di odio e discriminazione che si manifesti attraverso l’utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa”; tutela dell’informazione, “forse per noi il più importante”, conclude Cardani. “Il contrasto alla disinformazione ed alla deriva delle fake news acquisisce senso e sostanza solo se collocato nel contesto della difesa dei principi dei nostri ordinamenti democratici”.

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE CARDANI

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