Cashback, nella fase sperimentale i nodi al pettine - CorCom

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Cashback, nella fase sperimentale i nodi al pettine

Numerose le criticità: non tutte le carte vengono accettate dal sistema, gli acquisti in modalità contactless non sono computati così come quelli effettuati presso gli esercenti i cui Pos non sono convenzionati. Solo il 3% degli iscritti è riuscito a portarsi a casa il massimo del rimborso previsto per il periodo di dicembre, pari a 150 euro

10 Gen 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

Il 10 gennaio i cittadini che si sono iscritti al Cashback (qui le istruzioni per partecipare), il piano che consente rimborsi fino al 10% su ogni acquisto effettuato (a dicembre per un massimo di 15 euro a scontrino per un totale di 150 euro) hanno potuto visualizzare sulla appIO le somme “accumulate” durante il periodo 8-31 dicembre, che ha fatto da “test” all’avvio a regime dell’iniziativa a partire con lo scoccare del nuovo anno (si andrà avanti per 3 semestri fino a giugno 2022).

Chi scrive – iscritta al programma – ha potuto verificare personalmente una serie di difficoltà e inefficienze. Tre le principali. Primo: non tutte le carte, in particolare quelle di debito, vengono riconosciute dal sistema. Peccato che nessuna informazione venga data all’utente nel momento di caricamento della carta stessa sulla piattaforma con il risultato della brutta sorpresa a fine periodo (transazioni non registrate). Su questo fronte l’ufficio stampa di PagoPa – la società incaricata dal Ministero dell’Economia per lo sviluppo e la gestione della piattaforma tecnologica alla base del Cashback . fa sapere “che se l’utente non trova contabilizzate una o più transazioni nella lista movimenti può rivolgersi alla propria banca per una verifica”. Incombenze dunque a carico dei cittadini.

Secondo: gli acquisti in modalità contactless non vengono computati, un vero e proprio paradosso se si considera che le carte di nuova generazione ma anche quelle operative da qualche anno sono tutte pressocché funzionanti in modalità cashless. Un paradosso ancor più eclatante in una fase, quella della pandemia, in cui la modalità contactless consente di evitare di toccare i dispositivi e quindi di abbattere le possibilità di contagio ed è quindi stata incoraggiata. In una nota datata 16 dicembre PagoPA assicurava che “gia partire da gennaio, con l’entrata a regime del Cashback, sarà rilasciata una versione aggiornata dell’app IO che consentirà agli utenti titolari delle carte co-badge” (cioè che riportano i due loghi dei rispettivi circuiti e a cui sono associati due distinti codici Pan, ovvero due numeri di carta) di partecipare appieno al programma caricando anche questo secondo Pan (Maestro o V-Pay) e senza modificare la propria esperienza di acquisto”.

Terzo: nel sistema vengono computati esclusivamente gli acquisti effettuati presso gli esercenti i cui Pos risultano “convenzionati”. E anche in questo caso nessun messaggio viene fornito all’utente in modo da poter consentire di avere un quadro chiaro di ciò che sta accadendo “Con oltre 20 soggetti già coinvolti nel programma, la copertura è già al 90% del mercato e stiamo lavorando affinché nelle prossime settimane si raggiunga anche la totalità degli esercenti e dei punti vendita fisici sul territorio – dichiarava PagoPA a metà dicembre -. In questo modo rientreranno nel programma anche gli acquisti oggi non considerati validi nell’ambito del Cashback, perché effettuati presso esercenti che non dispongono già di un dispositivo di incasso fornito da soggetti (detti Acquirer) convenzionati con PagoPA.

E ci sono anche utenti che segnalano una quarta anomalia: risultano valide alcune transazioni e altre no seppure effettuate presso il medesimo esercente.

Insomma, la strada è ancora parecchio in salita. Intanto però una serie di app alternative permettono di ottenere il cashback con percentuali di riaccredito della spesa più alte (anche fino al 20%) dando tutte le informazioni ai clienti su esercenti abilitati e percentuale di cashback attiva.

E che il Cashback di Natale non abbia sortito i risultati sperati lo dimostrano i numeri: solo il 3% degli iscritti è riuscito a portarsi a casa il massimo del rimborso per il periodo di dicembre, pari a 150 euro. Oltre 222 milioni il tesoretto accumulato da 3,2 milioni di persone, per un importo medio di circa 69 euro a testa. In dettaglio solo il 3,1% (100.387 valore assoluto) otterrà il rimborso massimo di 150 euro; quasi la metà degli aventi diritto (il 49,6%, pari a 1.602.297 persone) otterrà un rimborso tra i 50 e i 99 euro; il 32,8% (1.059.399 valore assoluto) avrà meno di 50 euro; il 14,5% (468.822) otterrà tra 100 e 149 euro.

Stando a quanto dichiarano fonti di Palazzo Chigi “la partecipazione riscontrata è stata al di sopra delle aspettative dal punto di vista dei numeri e dei dati di sintesi”. Eppure i cittadini iscritti risultano essere in totale 5,8 milioni di cittadini, quindi alla conta dei fatti 2,6 milioni risulterebbero non attivi. Riguardo agli strumenti di pagamento utilizzati ammontano a 9,8 milioni di cui oltre 7,6 milioni dall’app IO, e sono oltre 63 milioni le transazioni effettuate. L’importo medio dei pagamenti con moneta elettronica è di 46 euro, ma molti hanno preferito carte e bancomat anche per gli acquisti di piccolo importo: quasi la metà delle transazioni (il 48,5%), infatti, è stata per importi inferiori ai 25 euro.

Le adesioni sono in crescita, dicono sempre fonti di Palazzo Chigi: all’8 gennaio ammontano a più di 6,2 milioni  i cittadini iscritti e oltre 10,6 milioni di strumenti di pagamento attivati e circa 9 milioni di nuove transazioni effettuate. Questa volta, a differenza di quanto previsto nel periodo sperimentale, la soglia minima per poter ricevere il rimborso è di 50 transazioni valide a semestre. C’è anche la possibilità di ottenere il Super Cashback di 1.500 euro a semestre per i primi 100mila partecipanti che avranno totalizzato, nel periodo di riferimento, il maggior numero di transazioni.

Intanto doveva partire a gennaio la Lotteria degli Scontrini rimandata a febbraio (qui le istruzioni per partecipare): qui lo scoglio maggiore rappresenterà l’abilitazione dei Pos. Per poter caricare il codice lotteria degli utenti i Pos dei negozianti dovranno essere abilitati alla funzionalità. Il che per molti significherà sostituire i dispositivi per una spesa intorno ai 300 euro. Già montate le polemiche proprio da parte degli esercenti già affaticati dagli impatti delle chiusure dovute alle restrizioni dei lockdown e dagli investimenti per sanificazione e rispetto del distanziamento dei clienti.

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