Chip, allarme scorte: il colosso Tsmc alza i prezzi per fare fronte al 5G - CorCom

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Chip, allarme scorte: il colosso Tsmc alza i prezzi per fare fronte al 5G

L’azienda punta a recuperare risorse e a investire 100 miliardi di dollari per fabbriche e tecnologie innovative in grado di gestire l’aumento strutturale della domanda trainata dalla quinta generazione mobile e dal super-computing

01 Apr 2021

Patrizia Licata

giornalista

Il mercato mondiale ha fame di chip, componente essenziale di un’economia digitale in espansione e trainata da nuovi trend come 5G, IoT e computing ad alte prestazioni, e l’offerta non riesce a tenere testa alla domanda. L’allarme scorte spinge così Tsmc (Taiwan semiconductor manufacturing Co), il più grande contractor mondiale dei semiconduttori, a tenere alti i prezzi per i clienti in modo da investire in un ampliamento della capacità produttiva.

Sul piatto il colosso taiwanese metterà 100 miliardi di dollari da spendere in tre anni in tecnologie avanzate per i semiconduttori e nuovi stabilimenti. Lo riporta Nikkei Asia, che ha visto la lettera con cui il ceo C.C. Wei di Tsmc si è rivolto ai clienti per comunicare le strategie al 2023.

Supply chain sotto stress

Già nel 2021 Tsmc porterà la sua spesa di capitale, come annunciato lo scorso anno, alla cifra record di 28 miliardi di dollari.

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Wei ha scritto ai clienti: “Stiamo osservando un aumento fondamentale e strutturale” nella domanda di mercato trainata da importanti megatrend di crescita di lungo termine come il 5G e l’high-performance computing”.

Anche la pandemia di Covid-19 ha trasformato l’economia globale, cambiando il modo in cui le persone lavorano, studiano, vivono, ha aggiunto il ceo di Tsmc.

Dunque Tsmc “sospenderà le riduzioni di prezzo dei wafer a partire dal 31 dicembre” e per quattro trimestri.

“Riteniamo che questa piccola azione sia la scelta meno impattante per le supply chain e tale da permettere a Tsmc di portare avanti la sua mission di fornirvi tecnologie avanzate per i semiconduttori e capacità evolute di fabbricazione in modo sostenibile”, ha scritto ancora Wei.

La mossa di Tsmc è, tuttavia, un netto cambio di passo rispetto al passato: il contractor solitamente taglia i prezzi della fabbricazione dei chip per i clienti dopo che i loro prodotti entrano nella produzione di massa, sottolinea Nikkei Asia.

Anche Intel nel business dei contractor

Wei ha sottolineato che le fabbriche della sua azienda stanno lavorando da 12 mesi al 100% della capacità e non riescono comunque a tener testa alla domanda.

I chipmaker taiwanesi (gli altri grandi player sono United microelectronics e Powerchip semiconductor manufacturing) stanno anche rispondendo all’appello del governo di Taiwan che vuole accelerare la produzione di chip per rifornire l’industria automobilistica di tutto il mondo.

Wei ha detto che Tsmc investirà in stabilimenti produttivi “greenfield” e nell’espansione delle fabbriche esistenti. L’azienda ha già iniziato ad assumere migliaia di persone, acquistato terreni e attrezzature e iniziato la costruzione degli impianti, in più siti, da quello per chip a 3 nanometri nella città taiwanese di Tainan alla fabbrica di chip in Arizona (Usa), per la quale sta investendo 12 miliardi di dollari.

Cliente e concorrente di Tsmc, anche l’americana Intel ha intenzione di operare sul mercato della produzione di chip per terze parti. Il chipmaker californiano ha messo 20 miliardi di dollari di qui al 2024 per costruire due nuove fabbriche, anche queste in Arizona.

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