LA RISTRUTTURAZIONE

Chip, la crisi si abbatte su Micron: in vista tagli al personale per il 10%

Troppa offerta rispetto alla domanda, spiega l’azienda, che prevede un 2023 difficile. La situazione internazionale e il dollaro forte non risparmiano nessuno dei big dei semiconduttori americani nonostante le politiche di sostegno di Biden

Pubblicato il 22 Dic 2022

Patrizia Licata

giornalista

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La crisi sul mercato dei chip colpisce anche Micron, il produttore americano di semiconduttori: dopo risultati trimestrale sotto le aspettative l’azienda ha annunciato un taglio del 10% del personale nel 2023 e la sospensione dell’assegnazione dei bonus ai dipendenti. Micron, che ha sede centrale nell’Idaho ed è specializzata nei chip di memoria per computer, ha 48.000 impiegati al momento, secondo i documenti depositati al regolatore di Borsa Sec. Le vendite di Pc sono in contrazione, mentre quelle di server sono previste in leggero aumento nel 2023.

“Abbiamo annunciato un piano di ristrutturazione in risposta alle difficili condizioni del settore”, dichiara la società. Il chipmaker si aspetta costi di 30 milioni di dollari nel trimestre in corso relativi alla ristrutturazione. Il piano include una riduzione degli investimenti nella capacità produttiva e altri tagli sui costi.

Un 2023 in affanno, poi la ripresa

Il trimestre che si è chiuso a dicembre (il primo trimestre fiscale 2023 per Micron) si è chiuso per il produttore di chip con risultati al di sotto delle stime degli analisti: fatturato a 4,09 miliardi di dollari contro di 4,11 miliardi e perdita per azione a 0,04 dollari (rettificato) contro la stima di 0,01 dollari. Micron ha annunciato inoltre per il trimestre in corso una perdita per azione superiore al previsto, ovvero 62 centesimi per share (contro la guidance di 30 centesimi indicata dagli analisti) e fatturato di 3,8 miliardi (lievemente superiore ai 3,75 miliardi stimati dal mercato).

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Il ceo di Micron, Sanjay Mehrotra, ha dichiarato che c’è troppa offerta di memoria e non abbastanza domanda, il che ha portato l’azienda ad accumulare scorte di invenduto a perdere potere di negoziare il prezzo. Mehrotra ha aggiunto che la redditività di Micron resterà probabilmente “problematica” per tutto il 2023 ma che alla fine dell’anno prossimo prevede una ripresa delle vendite e del cash flow.

Intel spacchetta l’unità dei chip grafici

La ristrutturazione di Micron arriva dopo che altre società dei semiconduttori hanno annunciato congelamenti delle assunzioni o licenziamenti. Tra queste c’è Intel, che a ottobre ha detto che taglierà la forza lavoro come parte di un piano di riduzione dei costi per 10 miliardi di dollari entro il 2025 (3 miliardi solo nel 2023), una decisione che potrebbe impattare anche i piani di Intel per la fabbrica di chip in Europa.

Ora Intel ha deciso di dividere la sua unit dei chip grafici in due per competere meglio con Nvidia e Amd. La parte dedicata ai consumer graphics sarà accorpata con la divisione client computing, che produce chip per i Pc. La parte che si occupa di accelerated computing entrerà invece nella divisione data center e intelligenza artificiale.

Chip Usa, il piano di Biden non basta

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha promulgato in estate il Chips and science Act, la legge che mira a rivitalizzare la produzione nazionale dei semiconduttori e aumentare la competitività degli Stati Uniti sul mercato mondiale. La legge destina oltre 52 miliardi di dollari alle società che produrranno i chip negli Stati Uniti e copre sgravi fiscale per 24 miliardi per incoraggiare gli investimenti nel settore. Vengono anche fornite decine di miliardi di dollari alla ricerca scientifica.

Micron, Intel, Nvidia, Qualcomm: tutti i grandi chipmaker Usa sono in affanno per la crisi economica, le persistenti difficoltà delle supply chain, le difficoltà create dalla guerra in Ucraina, la crisi energetica, l’inflazione e il rialzo dei tassi di interesse.

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