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IL PROGETTO

Aruba investe 300 milioni nel Tecnopolo romano: via al maxi-datacenter

L’Hyper Cloud Data Center, alimentato con energie rinnovabili, sarà pronto entro la primavera del 2020. L’azienda punta a spingere le imprese attive nell’economia dei dati e parte a caccia di talenti: serviranno almeno 200 risorse. La sindaca Raggi: “Roma start-up city d’Europa”

05 Giu 2018

Patrizia Licata

giornalista

Aruba investe a Roma per creare un maxi datacenter campus nel Tecnopolo: l’azienda fondata in Toscana e oggi attiva su scala internazionale nei servizi di data center, cloud, web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini, ha presentato oggi presso la sede della Camera di Commercio di Roma il suo nuovo Hyper Cloud Data Center che avrà sede nel polo tecnologico romano, nella sede Tiburtina, e per il quale è previsto un investimento di circa 300 milioni di euro in cinque anni con almeno 200 assunzioni. La struttura sarà interamente ecologica e si propone di accentrare le energie del tessuto imprenditoriale e innovativo romano e laziale con un effetto moltiplicatore. Il terreno acquistato da Aruba, sul quale sarà edificato il nuovo datacenter, si trova all’interno dell’area del Tecnopolo Tiburtino (Roma est) nato per volontà della Camera di Commercio di Roma in collaborazione con la Regione Lazio e il Comune di Roma, per ospitare realtà imprenditoriali tecnologicamente innovative (ad oggi sono più di 130). Il datacenter sarà completato entro la primavera del 2020.

Una “buona notizia” per la capitale, secondo Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma. “Abbiamo trovato a Roma la location che cercavamo“, ha indicato l’AD di Aruba Stefano Cecconi, “per la presenza di talenti che escono dalle università pubbliche e private, per il sostrato di imprese innovative e per i servizi disponibili, dalla mobilità alla fibra ottica all’approvvigionamento elettrico”. Aruba “cercherà di comprimere i tempi burocratici” per la costruzione, ha proseguito l’AD: “Il mercato chiede infrastrutture di grandi dimensioni per la gestione dei dati e dei servizi cloud perché sono imprescindibili oggi per fare impresa”. Aruba è impegnata sulla data del 2020, ma ha sottolineato che i clienti stanno già arrivando adesso: non sono ammessi ritardi. “Speriamo che Roma possa replicare il successo del datacenter che abbiamo costruito presso Milano”, ha affermato l’AD.

Quello che sorgerà a Roma si tratta infatti del quarto data center italiano di Aruba, che va ad aggiungersi ai due di Arezzo e al Global Cloud Data Center di Ponte San Pietro (BG), inaugurato solo pochi mesi fa e che sta riscuotendo un enorme successo grazie alla grande richiesta di spazi sia da parte di aziende italiane che di corporation internazionali che hanno scelto l’Italia proprio per la disponibilità di un’infrastruttura moderna. “E’ la domanda di mercato che ci ha portato a Roma”, ha indicato Cecconi; “il successo delle nostre infrastrutture ci ha convinto ad accelerare il passo e investire anche nella capitale con un’infrastruttura di analoghe dimensioni: sono i clienti a indicarci che c’è carenza di infrastrutture per i dati, soprattutto a Roma dove sono mancati finora investimenti. Siamo pronti a fare la nostra parte su cloud e data-driven economy”.

Il data centercampus di Aruba che sorgerà a Roma è progettato su un’area di 74.000 m², interamente proprietaria, con 52.000 m² di superficie destinata a data center, di cui oltre 30.000 m² alle sale dati, nel rispetto dei massimi standard di resilienza e qualità infrastrutturale; al suo completamento sarà certificato Rating 4 secondo lo standard ANSI/TIA 942-A e, oltre ad essere collegato alle principali dorsali internet, disporrà di interconnessioni multiple con il campus di Arezzo (IT1 e IT2) e con Global Cloud Data Center (IT3); sarà carrier neutral con servizi di connettività gestita, collegamenti ridondati in fibra e trasporti dedicati. Il datacenter di Roma di Aruba avrà fino a 66 MW di potenza raggiungibile (come una città di medie dimensioni), prodotta al 100% da fonti rinnovabili; sarà dunque completamente ecologico grazie all’uso di energia rinnovabile certificata a livello europeo alla quale si aggiunge l’autoproduzione di energia fotovoltaica e l’uso di sistemi di raffreddamento ad efficienza ottimizzata (free-cooling). “Siamo consapevoli del fatto che la gestione dei datacenter è un’attività energivora e ci siamo da sempre impegnati per minimizzare l’impatto ambientale”, ha sottolineato Cecconi.

Tre università pubbliche -La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre – più numerosi atenei privati garantiscono inoltre ad Aruba un bacino potenziale di talenti: “Aruba vuole essere vicina ai giovani che si laureano, cerchiamo costantemente sistemisti, sviluppatori e altre figure tra i laureati in Informatica e Ingegneria informatica”, ha affermato l’AD. “Affianchiamo anche le università nei percorsi di formazione per far incontrare domanda e offerta di competenze. Le persone sono una parte fondamentale quando si realizza un datacenter”.

I 4 data center nazionali di Aruba sono parte di un più ampio network europeo che include, oltre all’Italia, Germania, Francia, Inghilterra, Repubblica Ceca e Polonia. Il data center di Roma permetterà alla società di consolidare la propria posizione di fornitore di servizi It e soluzioni di data center – fisiche e in cloud – per le imprese, la PA centrale, gli Enti locali e il settore del banking e finance, grazie ad un’offerta infrastrutturale che sfrutterà la distribuzione dei suoi data center, con il vantaggio di servire da vicino tutti i soggetti, siano essi al nord, al centro o al sud Italia.

Per il presidente di Tecnopolo SpA Erino Colombi, l’investimento di Aruba è un segnale forte per Roma: “Una grande impresa si organizza a Roma e contamina il Tecnopolo creando sinergie e stimolando nascita e crescita di imprese”, ha indicato all’evento di presentazione del datacenter.

“Chi amministra un territorio ha la responsabilità di far crescere l’economia e gli investimenti e di portare innovazione”, ha sottolineato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Gian Paolo Manzella: “Questa è un’occasione per i politici che hanno la responsabilità di dare un futuro a un territorio e dare impulso al Tecnopolo perché diventi una struttura forte per una città innovativa”.

“Siamo qui per raccontare una bella storia, un’azienda italiana che diventa grande e cresce in Italia e a Roma, a dimostrazione che a Roma non va tutto male”, ha concluso la sindaca di Roma Virginia Raggi. “Le università romane sono le più grandi di Italia e allora cerchiamo di stimolarle; noi abbiamo finalmente sbloccato i cantieri della Tiburtina e ora vogliamo rendere Roma la start-up city d’Europa. Nella nostra città l’imprenditorialità è spontanea e le istituzioni la stimolano, noi sburocratizzeremo il processo”. La sindaca ha proseguito: “Roma è attrattiva e lo dimostra la nascita di aziende e start-up; raccontare queste belle storie amplifica l’effetto come il sasso gettato nello stagno: invoglia altre azienda a venire. Questo di Aruba è un progetto sostenibile e lo standard della sostenibilità è fondamentale per Roma come in tutte le grandi città mondiali“. Il sindaco pentastellato ha ricordato come le tecnologie Internet siano il futuro, accessibili, “facili e usabili” hanno dimostrato di saper creare e diffondere qualunque idea.

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