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Cloud sovrano, Dhh entra nel capitale di Netalia


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Il gruppo specializzato in infrastrutture per l’AI sottoscrive l’aumento a sostegno del nuovo piano industriale. L’intesa rafforza il progetto di una piattaforma nazionale per le grandi imprese, con maggiori garanzie sul controllo dei dati e sulla giurisdizione applicabile

Pubblicato il 6 nov 2026



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Cloud sovrano


Punti chiave

  • Dhh entra nel capitale di Netalia, sottoscrivendo l’aumento per il piano industriale e per sviluppare un’alternativa nazionale di infrastrutture cloud.
  • L’alleanza condivide competenze e risorse per autonomia digitale, controllo dati e giurisdizione, rispondendo a cloud repatriation e geopatriation.
  • Dhh apporta competenze nel calcolo per intelligenza artificiale; Netalia offre servizi a imprese e PA in un mercato stimato a 9,48 miliardi.
Riassunto generato con AI


Dhh diventa azionista di Netalia e sostiene il nuovo piano industriale della società. Il gruppo, quotato su Euronext Growth Milan e specializzato in infrastrutture cloud per l’intelligenza artificiale, sottoscrive l’aumento di capitale con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un’alternativa nazionale rivolta alle imprese italiane.

L’operazione, annunciata il 3 novembre, segna il primo ingresso di un socio industriale nel nuovo assetto societario di Netalia. Il progetto prevede la condivisione di competenze, risorse e strategie per rafforzare una piattaforma capace di rispondere alla domanda di autonomia nelle scelte digitali, controllo dei dati e certezza della giurisdizione applicabile.

Un progetto industriale aperto alla filiera

Netalia sarà la piattaforma di sviluppo del progetto comune. L’apertura del capitale dà attuazione al percorso previsto dal piano industriale, che mira a coinvolgere altre imprese nella costruzione di un’infrastruttura cloud nazionale. Il contributo dei partner dovrà affiancare gli investimenti con competenze tecnologiche e capacità imprenditoriali.

“L’ingresso del Gruppo DHH rappresenta molto più di un investimento – sottolinea Michele Zunino, amministratore delegato di Netalia – È il primo segnale concreto che il percorso di apertura della società sta generando l’effetto che ci eravamo prefissati: aggregare competenze, risorse e capacità imprenditoriali attorno a un progetto industriale comune, a un modello che trae forza e visibilità dalla partecipazione. Per costruire un’alternativa cloud nazionale non bastano le dimensioni e il know-how di una singola impresa: serve una filiera di sistema che scelga di investire insieme e collaborare, condividendo una visione di lungo periodo. L’ingresso del Gruppo DHH è un primo passo che rafforza questa prospettiva”.

Il mercato di riferimento è soprattutto quello delle grandi imprese italiane che cercano maggiori garanzie sulla gestione delle informazioni e dei carichi di lavoro. Le due società collegano questa domanda ai fenomeni di cloud repatriation e geopatriation: il rientro di applicazioni e dati verso infrastrutture più direttamente controllabili e la scelta di fornitori soggetti a giurisdizioni considerate più coerenti con le proprie esigenze.

Le infrastrutture per l’AI nell’alleanza

Dhh porta nell’operazione l’esperienza maturata nelle piattaforme di calcolo per l’intelligenza artificiale. Fondato in Italia nel 2015, il gruppo riunisce oltre 12 aziende aggregate attraverso acquisizioni, distribuite fra Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria e Svizzera. Impiega circa 200 persone e indica un fatturato superiore a 41 milioni di euro, generato per oltre il 65% in Italia.

“Abbiamo scelto Netalia perché condividiamo una visione industriale prima ancora che tecnologica – spiega Antonio Baldassarra, amministratore delegato di Dhh e di Seeweb, società del gruppo – Abbiamo aperto la strada ai servizi cloud per l’AI in Italia, mettendo a disposizione infrastrutture di supercalcolo sul territorio europeo e puntando su governance, eccellenza tecnologica e sostenibilità. Oggi facciamo un passo ulteriore, contribuendo direttamente allo sviluppo di un progetto di cloud nazionale che riteniamo strategico per il futuro digitale del Paese. La sovranità non è isolamento o protezionismo: è una leva strategica per usare l’Intelligenza Artificiale in modo più sicuro, controllato e sostenibile, generando innovazione e crescita”.

L’ingresso nel capitale consolida una collaborazione già avviata attraverso Seeweb. Quest’ultima e Netalia fanno parte del Consorzio Italia Cloud fin dalla sua costituzione e condividono l’obiettivo di aggregare operatori nazionali con competenze complementari. Con l’investimento, la collaborazione assume anche una dimensione societaria a sostegno del piano industriale.

Controllo tecnologico e servizi per imprese e PA

La proposta di Netalia comprende servizi cloud infrastrutturali e di piattaforma destinati alle aziende e alla pubblica amministrazione. La società ha oltre 15 anni di esperienza sul mercato italiano ed è qualificata dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale per il trattamento dei dati della PA.

Sul piano tecnologico, Netalia utilizza tecnologie open source integrate attraverso un proprio sistema di orchestrazione, del quale mantiene internamente ingegneria, sviluppo ed evoluzione. È su questa base che la società costruisce la propria offerta e persegue l’autonomia dai vincoli tecnologici dei fornitori internazionali.

L’alleanza con Dhh intende rafforzare questa capacità attraverso l’apporto di risorse industriali e competenze nel calcolo per l’AI. Per le due aziende, la costruzione di un’offerta nazionale competitiva richiede investimenti condivisi e collaborazione lungo la filiera, con un orizzonte di sviluppo di lungo periodo.

Un mercato italiano da 9,48 miliardi

L’operazione si inserisce in un mercato in espansione. Secondo la ricerca 2026 dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty del Politecnico di Milano, la spesa cloud delle organizzazioni italiane raggiunge 9,48 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto al 2025. A sostenere la domanda sono anche la diffusione dell’intelligenza artificiale e gli investimenti in cybersecurity.

La crescita si accompagna a una forte concentrazione dell’offerta: i provider statunitensi controllano il 92% dei ricavi europei nei servizi infrastrutturali e di piattaforma, mentre il 70% delle grandi e grandissime imprese italiane intervistate associa la sovranità quasi esclusivamente alla localizzazione fisica dei dati. La ricerca richiama anche il controllo degli accessi e la giurisdizione applicabile ai fornitori, aspetti che incidono sull’effettiva autonomia delle organizzazioni.

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