SCENARI

Costi cloud, sfida impegnativa per l’84% delle aziende italiane

E per il 34% è significativa. È quanto emerge da un report realizzato da Vanson Bourne per Nutanix. La migrazione delle applicazioni tra piattaforme il punto dolente: il 67% evidenzia complessità e il 40% prevede di riportarne alcune nei data center on premise

Pubblicato il 27 Mar 2023

costi cloud

Il controllo dei costi del cloud è una delle principali sfide per la gestione dell’IT. È quanto emerge dal report “Enterprise Cloud Index” (SCARICA QUI IL PAPER) a firma di Vanson Bourne per Nutanix frutto di interviste a 1.450 responsabili IT in tutto il mondo tra dicembre 2022 e gennaio 2023, per valutare i progressi compiuti dalle aziende nell’adozione del cloud.

“I risultati del report Eci relativi all’Italia indicano un notevole aumento dell’utilizzo di infrastrutture IT miste, che comprendono datacenter privati, cloud pubblici ed edge. In tal senso, le aziende italiane superano la media globale e della regione Emea e attribuiscono maggiore importanza ai costi e alle prestazioni come criteri per prendere decisioni relative all’infrastruttura, individuando nell’analisi e nell’orchestrazione la sfida più importante per la gestione di un ambiente cloud misto”, commenta Benjamin Jolivet, country manager Italia di Nutanix. “Ciò che si evince è che in futuro verranno create centinaia di milioni di applicazioni che a loro volta genereranno un volume di dati epocale ed entrambi andranno gestiti tra l’edge, i diversi cloud e il cuore dell’infrastruttura”.

I costi del cloud nota dolente

Dal focus sull’Italia emerge che l’84% del campione considera i costi del cloud una sfida impegnativa per la gestione dell’IT e più di un terzo, il 34% la considera una sfida “significativa”. In particolare, la migrazione delle applicazioni tra i cloud è attualmente un punto dolente per le aziende, con il 67% degli intervistati italiani che concorda sul fatto che spostare le applicazioni tra gli ambienti può essere un compito complesso e costoso. Inoltre, il 40% degli intervistati prevede di riportare alcune applicazioni nei datacenter on premise per ridurre i costi del cloud nel prossimo anno.

In Italia il multicloud ibrido triplicherà entro il 2026

Il 72% degli intervistati italiani dichiara di utilizzare più di un’infrastruttura IT, sia che si tratti di un mix di cloud privati e pubblici, di più cloud pubblici o di un datacenter on premise insieme a un datacenter in hosting. L’area di maggiore crescita in Italia è l’infrastruttura multicloud ibrida: gli intervistati prevedono di triplicare l’uso di questo modello entro il 2026. Inoltre si raddoppierà l’uso del cloud ibrido mentre diminuirà drasticamente l’uso misto di infrastrutture datacenter on premise e in hosting. Tuttavia, questo comporta delle sfide e il 96% dichiara che trarrebbe vantaggio dall’avere un unico luogo per gestire applicazioni e dati in ambienti diversi.

Solo il 40% ha piena visibilità dei propri dati

Le considerazioni sulla sicurezza e sulla gestione dei dati guidano le scelte dell’infrastruttura IT. I dati influenzano le decisioni delle aziende inerenti l’infrastruttura con la sicurezza, la protezione, il ripristino e la sovranità dei dati in cima all’elenco dei fattori chiave. Tuttavia, la visibilità è una sfida crescente. Sebbene il 92% degli intervistati italiani sia d’accordo sulla sua importanza, solo il 35% dichiara di avere visibilità completa su dove risiedono i propri dati.

Quasi tutti gli intervistati italiani hanno iniziato a utilizzare l’orchestrazione open source Kubernetes, tuttavia, il 45% cita la progettazione e la configurazione dell’infrastruttura, dello storage e dei servizi di database sottostanti, come una delle principali sfide che continuano ad affrontare nelle loro implementazioni di Kubernetes.

La sostenibilità è una priorità IT

L’89% degli intervistati italiani concorda sul fatto che la sostenibilità sia più importante per la loro azienda rispetto a un anno fa. Questo cambiamento di priorità è dovuto per il 47% alle iniziative ambientali, sociali e di governance (Esg) implementate dall’azienda, per il 48% ai problemi legati alla supply chain e per il 47% alle decisioni di acquisto dei clienti.

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