I profondi mutamenti dello scenario geopolitico internazionale stanno costringendo le organizzazioni pubbliche e private a riconsiderare radicalmente le proprie strategie tecnologiche. All’interno del convegno dedicato all’ecosistema digitale europeo organizzato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, esperti del settore e rappresentanti di grandi aziende hanno tracciato una rotta precisa. La sovranità digitale non rappresenta più un concetto astratto o un mero argomento di marketing, ma un pilastro operativo fondamentale per garantire la continuità, la conformità e la sicurezza dei dati aziendali di fronte alle sfide globali.
Indice degli argomenti
Oltre le etichette commerciali: la sostanza della conformità e l’interoperabilità
Nel panorama tecnologico attuale, la corsa all’adozione di infrastrutture etichettate come sovrane rischia di trasformarsi in un percorso accidentato se non si bada alla concretezza delle soluzioni tecniche e gestionali. A rimarcarlo è Massimo Bandinelli, Marketing Manager di Aruba Cloud, durante il dibattito promosso dall’Osservatorio, il quale evidenzia come «Occorre prestare molta attenzione alle “etichette”: avere un’etichetta di “Cloud sovrano” senza possedere il controllo effettivo delle chiavi d’accesso o senza conoscere le dinamiche gestionali sottostanti rischia di rivelarsi un’illusione». La reale sovranità digitale passa attraverso certificazioni rigorose, come quelle previste dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN QC3) o dalle normative ANSIA e ANSDia, che devono rispecchiare la reale solidità strutturale dell’infrastruttura.
Secondo l’analisi portata avanti da Aruba Cloud, la sovranità non risiede unicamente nel profilo del fornitore, ma rappresenta una prerogativa che spetta direttamente all’azienda cliente. Il provider ha il compito di fornire le garanzie infrastrutturali di base, ma è l’utilizzo effettivo che ne fa l’impresa a determinare il livello reale di controllo e conformità. Poiché l’autarchia tecnologica totale risulta irrealizzabile nell’economia globale odierna, la chiave di volta risiede nella creazione di un ecosistema fondato sulla reale interoperabilità. Esempi virtuosi come il regolamento europeo eIDAS per l’identità digitale e progetti specifici come SECA, che mettono a disposizione API aperte su piattaforme come GitHub, consentono di gestire infrastrutture multi-provider eliminando i vincoli di lock-in e rispondendo puntualmente ai requisiti imposti dal regolamento DORA per la gestione trasparente degli Exit Plan.
I pilastri operativi e la risposta del mercato italiano
La crescente attenzione verso la cybersecurity e la protezione delle informazioni sensibili ha registrato un’accelerazione marcata nel corso del 2026. Come sottolinea Elena Sofia Romeo, Product Manager Cloud di Fastweb + Vodafone, «Nel contesto geopolitico attuale, le imprese e le Pubbliche Amministrazioni avvertono la forte necessità di rafforzare il controllo e la resilienza dei propri sistemi digitali». L’offerta tecnologica deve quindi rispondere in modo mirato e strutturato, affrontando congiuntamente quattro pilastri imprescindibili: i dati, la giurisdizione di riferimento, il supporto operativo e la tecnologia stessa, in piena conformità con le direttive del CADA.
Per rispondere a queste esigenze, operatori come Fastweb + Vodafone stanno puntando su un portafoglio di offerte proprietarie e del tutto indipendenti da player extra-UE, assicurando che i dati risiedano stabilmente sul territorio italiano ed europeo e siano gestiti esclusivamente da personale locale. Tra le novità di rilievo spicca il lancio della piattaforma cloud open source denominata “Fast Cloud“, concepita per garantire alle aziende il controllo totale sul codice sorgente, superando i tradizionali vincoli di dipendenza da un unico fornitore. A ciò si affiancano soluzioni di cloud ibrido capaci di coniugare la flessibilità del cloud pubblico con la sicurezza garantita da data center di proprietà e nodi edge distribuiti sul territorio nazionale.
L’espansione economica del cloud sovrano in Europa
La maturazione dell’offerta europea si scontra e si confronta con le dinamiche economiche globali, dove la spinta normativa si unisce a opportunità di business concrete. Marco Giletta, VP e Managing Director Corporate di OVHcloud, evidenzia come la sovranità debba essere valutata alla luce della domanda reale del mercato. A supporto di questa tesi, i dati elaborati da Gartner tracciano una traiettoria di crescita esponenziale: il mercato dei servizi di cloud sovrano in Europa passerà da 6,9 miliardi di euro registrati nel 2025 a ben 12 miliardi nel 2026, puntando a superare la soglia dei 21 miliardi di euro entro il 2027.
L’interlocutore di OVHcloud sintetizza efficacemente la portata della trasformazione citando i dati previsionali con una domanda che trova riscontro diretto nell’offerta: «Esiste una domanda? Sì. I dati Gartner indicano che il mercato dei servizi Cloud sovrani in Europa crescerà da 6,9 miliardi di euro nel 2025 a 12 miliardi nel 2026, superando i 21 miliardi entro il 2027». L’industria europea sta dimostrando di saper gestire commesse di altissima complessità ingegneristica. Un esempio tangibile riguarda la gestione della piattaforma destinata all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), progettata per raccogliere e trattare oltre 500 Petabyte di dati satellitari.
Tuttavia, rimangono nodi critici legati alle giurisdizioni estere. Gli operatori extra-UE, pur offrendo tecnologie avanzate, sottostanno a normative extraterritoriali come il famigerato US CLOUD Act, che non garantiscono l’immunità contrattuale assoluta da accessi governativi esteri. Per questa ragione, l’evoluzione del mercato, passata dal dibattito tra on-premise e cloud del 2015 alla maturazione del multi-cloud nel 2021, fino all’integrazione strutturale della sovranità digitale odierna, rende strategico investire nel continente. Sostenere la tecnologia europea viene paragonato alla portata storica dell’industria automobilistica nel Novecento: un motore industriale indispensabile per salvaguardare la prosperità economica e l’autonomia strategica dell’intera Europa.
La prospettiva aziendale: bilanciare efficienza e continuità operativa
Il punto di vista delle grandi aziende utenti introduce una valutazione di tipo pragmatico, focalizzata su orizzonti temporali di medio periodo e sulla salvaguardia del business. Andrea Bonetti, Enterprise IT Architect del Gruppo Hera, offre una lettura orientata alla concretezza operativa durante la tavola rotonda, ricordando che «Le decisioni IT si basano su scelte ragionevoli e convenienti orientate su orizzonti di 3-5 anni, in cui le priorità assolute sono la Business Continuity e la Cybersecurity».
Oggi l’adozione dei grandi hyperscaler da parte di circa l’ottanta per cento delle grandi imprese rappresenta uno standard consolidato, utile a garantire efficienza economica soprattutto nell’ambito dei servizi SaaS e PaaS. Ciononostante, la gestione avanzata del rischio impone l’utilizzo di metodologie strutturate come la Business Impact Analysis (BIA), attraverso cui le applicazioni vengono classificate in base a diversi livelli di criticità. I dati commerciali o a medio impatto vengono gestiti sfruttando le economie di scala del cloud pubblico, mentre le informazioni altamente strategiche e i sistemi soggetti a stringenti vincoli normativi trovano protezione prioritaria all’interno di ambienti privati o on-premises.
Le soluzioni europee, pur registrando progressi significativi in termini di maturità, sono chiamate a vincere la sfida definitiva: combinare la sovranità giurisdizionale con una competitività economica e una scalabilità tecnica pienamente allineate ai migliori standard di mercato.







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