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Norrman (Ericsson): “Europa mercato chiave, ora avanti tutta sul 5G”

La Senior Vice President commenta a CorCom l’alleanza con Cisco: “Stiamo allargando le nostre aree di attività e lavorando sull’ecosistema”. Sul ruolo del Vecchio Continente nell’economia digitale: “E’ ora di puntare su idee e start-up”

25 Nov 2015

Patrizia Licata

Nell’era della trasformazione digitale anche il marketing diventa attività business-critical per le aziende. Lo è per Ericsson, il colosso svedese dell’Information and Communication Technolgy, come ci ha spiegato la Senior Vice President di Ericsson, a capo del marketing e della comunicazione a livello globale, Helena Norrman, che guida tutte le attività che ruotano intorno alla promozione e comunicazione del brand Ericsson e alla relazione con i clienti.

“Si tratta di un impegno sempre più complesso ma anche entusiasmante”, afferma la Norrman, “perché gli strumenti digitali rendono i clienti più attivi ed esigenti e li spingono ad agire, anche in un contesto B2B, in modalità simili a quelle del mercato consumer. Al tempo stesso il digitale offre alle aziende, come Ericsson, nuovi strumenti per comunicare e coinvolgere il cliente, con una relazione che fa leva anche su Big data e analytics e piattaforme social”.

Il digitale ha cambiato la comunicazione aziendale dando nuovo rilievo al lavoro creativo e all’intelligenza estratta dai dati. La sfida per Ericsson oggi è parlare con una clientela più segmentata dando comunque al mercato “una visione unica del brand e delle nostre attività”, spiega la Norrman. “Ora non c’è più solo il core business delle reti mobili ma anche aree innovative come Media&Tv, It, Cloud, soluzioni per i diversi settori industriali. Ericsson è cambiata e i nostri clienti sono variegati: dobbiamo saper comunicare con tutti in modo efficace per far sapere chi è Ericsson oggi e come sarà domani”.

Il recente accordo stretto con Cisco va proprio nella direzione di conquistare nuovi mercati e segmenti di clientela facendo leva sulle reciproche competenze e reti di vendita, in un’ottica, sottolinea la Norrman, “che va oltre la supply chain: oggi ciò che conta è l’ecosistema”. Non a caso Ericsson e Cisco hanno sottolineato che la loro alleanza è “su più fronti”: offrirà ai clienti il meglio di entrambe le aziende su funzionalità di routing, data center, networking, cloud, mobilità, gestione e controllo, servizi: “Si tratta di mettere a fattor comune le economie di scala e le innovazioni di entrambe le aziende per accelerare le piattaforme e i servizi che servono a digitalizzare i Paesi e creare l’Internet delle cose”.

Quello con Cisco è ovviamente un accordo di rilievo speciale, ma Ericsson ha diverse alleanze anche con partner industriali, come quella appena siglata con Inmarsat, il fornitore di servizi di comunicazione mobile via satellite: grazie a Ericsson verrà reso più facile lo scambio di dati che riguardano la logistica e le spedizioni lungo tutta la supply chain marittima. “La capacità di innovare è quel che conta di più oggi in un panorama hitech in costante trasformazione”, dice la Norrman.

A proposito di innovazione, l’Europa è stata additata come “ritardataria” rispetto a Paesi più avanzati nelle reti mobili, ma anche nella capacità di sviluppare start-up, e la Norrman commenta: “Ai tempi del Gsm l’Europa era il centro del mondo in fatto di reti mobili e telecomunicazioni. Ora il posto dove succedono le cose è la Silicon Valley. Ma continuare a domandarci perché altri Paesi ci hanno superato non porta da nessuna parte. L’Europa continua ad avere una tradizione e delle competenze che hanno enorme valore. Il suo problema è il peso delle infrastrutture e dei sistemi legacy: dobbiamo imparare a fare il salto”, afferma la top manager svedese. “E’ una questione innanzitutto di mentalità: la cultura è la cosa più importante da cambiare. Poi serve l’azione politica: le Agende digitali sono state disegnate per questo, per creare reti e servizi. La tecnologia la abbiamo, ma da sola non basta: bisogna sapere come impiegarla. Occorrono anche ambienti favorevoli alla crescita delle imprese, ecosistemi vivaci”.

La connessione con i centri di ricerca, incubatori e start-up diventa perciò elemento irrunciabile per un’Europa che vuole rimettersi sul podio, perché l’innovazione arriva da più fronti, dalle grandi imprese ai singoli creativi. “L’Europa ha bisogno di idee”, dice la Norrman. “Le start-up danno un apporto fondamentale alla creazione di innovazione”.

Ericsson è impegnata a supportare il rinnovamento europeo. Come azienda globale, tutti i mercati contano per Ericsson ma “l’Europa è la nostra terra di origine”, dice la Norrman, ricordando che il 60% degli investimenti totali di Ericsson in Ricerca & Sviluppo avviene in Europa e dei suoi 25.000 ricercatori, 15.000 si trovano nel nostro continente. “Crediamo molto nell’Europa e pensiamo che abbia tutto ciò che serve per tornare a essere leader: è questione di volerlo”.

Non a caso questo mese Ericsson ha annunciato l’estensione a sette mercati europei (e altri si aggiungeranno) del suo programma di ricerca e sviluppo intersettoriale sul 5G prima partito solo in Svezia. Il programma, ora chiamato “5G for Europe“, riunirà attori delle industrie, il settore pubblico e università di tutta Europa per rafforzare la competitività del nostro continente puntando sullo sviluppo di nuove reti 5G e di applicazioni concrete capaci di mettere a frutto le opportunità della Società connessa. Guidato da Ericsson, “5G for Europe” si concentrerà su ricerca, innovazione e progetti pilota che utilizzano le reti 5G di prossima generazione come abilitatore.

“Il 5G alla fine è soprattutto il paradigma mobile per le applicazioni industriali. L’Europa può trarne un’enorme opportunità, considerata anche la forza della sua industria”, conclude la Norrman: “si possono introdurre soluzioni 5G in diversi settori come quello automobilistico e dei trasporti, dell’Internet delle cose, dell’energia, della sicurezza, delle infrastrutture pubbliche e del commercio. Noi vediamo già grande fermento, e nella stessa Italia ci sono settori nuovi dove Ericsson è entrata, come le utility, che sono molto avanzati. Smettiamo di sentirci la vecchia Europa: anche noi possiamo essere un’attraente Silicon Valley“.

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