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IL CASO

Oracle lancia il j’accuse al Pentagono: la gara cloud “viziata” a vantaggio di Amazon

In lizza per la maxi-commessa del dipartimento della Difesa ci sono anche Ibm, Microsoft e Google. Si punta su un unico fornitore, ma questo approccio penalizzerebbe la concorrenza e spalancherebbe le porte a Aws

08 Ago 2018

Patrizia Licata

giornalista

Oracle ha presentato protesta formale contro il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per la gara con cui aggiudicherà una maxi-commessa sul cloud – un contratto decennale del valore di 10 miliardi di dollari che il Pentagono intende affidare a un singolo fornitore anziché a più imprese. Per Oracle la procedura è “impropria” in quanto non garantisce un’adeguata concorrenza tra i diversi provider, ma tra le righe dell’esposto va letto il timore che l’approccio del Pentagono sia volto a favorire l’attuale numero uno del cloud computing, Amazon Web Services, già fornitore del governo americano e che Washington  tende a considerare lo specialista del settore. Nei mesi scorsi Bloomberg aveva riportato che i concorrenti di Aws avevano acceso un faro sulla gara del dipartimento della Difesa perché temono di essere esclusi.

I colossi IT degli Stati Uniti sgomitano per assicurarsi un ruolo nel maxi-contratto di fornitura cloud per l’intero dipartimento della Difesa, il cosiddetto progetto Jedi (Joint Enterprise Defence Infrastructure), che copre 3,4 milioni di utenti e 4 milioni di dipositivi. Fornitori del governo esistenti, tra cui la stessa Oracle, Microsoft, Ibm e General Dynamics, sperano di potersi accaparrare una fetta della torta, ma il Pentagono, che ha aperto la gara a luglio, ha fatto sapere che preferisce un fornitore unico a garanzia di un’implementazione rapida e omogenea. Per molti analisti ciò equivale a favorire i colossi del cloud, in particolare Amazon, e per i big dell’IT si è acceso un campanello d’allarme.

Una portavoce di Oracle sentita da Reuters ha dichiarato che mirare a un solo contratto vuol dire che il dipartimento della Difesa si legherà per dieci anni o anche più a un solo fornitore “legacy” e che questo approccio “è contrario alla strategia multi-cloud dell’industria, che promuove la concorrenza, incentiva l’innovazione e porta a un abbassamento dei prezzi”.

Il Pentagono ha chiarito che una parte iniziale del contratto, della durata di due anni, permetterà di valuterà se il cloud provider scelto per Jedi garantisce gli standard richiesti; le autorità hanno inoltre assicurato che negli anni successivi si apriranno opportunità per nuove commesse relative alla fornitura di servizi cloud per la Difesa.

L’esposto di Oracle, depositato presso il Government Accountability Office, sarà valutato entro il 14 novembre, mentre le candidature per il contratto cloud per il Pentagono possono essere presentate fino al 30 settembre. Secondo Reuters, parteciperanno probabilmente Aws, Oracle, Microsoft, Ibm e Google.

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