LA GARA CLOUD

Polo strategico nazionale, il nodo vero è la governance

Se vorrà rilanciare sulle due vincitrici Fastweb e Aruba, la cordata Tim-Leonardo-Sogei-Cdp è obbligata a prevedere la possibilità per lo Stato di entrare in qualsiasi momento nella newco con un aumento di capitale. Chi dei quattro sarà disposto a rinunciare a una quota?

Pubblicato il 24 Giu 2022

scacchi

La cordata Tim-Leonardo-Sogei-Cdp ha pochissimi giorni per rilanciare sull’offerta di Fastweb e Aruba aggiudicataria della gara cloud per 2,8 miliardi.

Il ruolo dello Stato nella proposta Fastweb-Aruba

La questione economica, ossia lo “sconto”, è la meno dirimente. È la possibilità per lo Stato di entrare in qualsiasi momento nella newco attraverso un aumento di capitale –messa nero su bianco nel piano Fastweb-Aruba –  a rappresentare l’elemento più spinoso per i competitor. Il progetto vincitore a firma Fastweb-Aruba consente di “deliberare un aumento di capitale della società che gestirà il Psn, destinato ad un soggetto pubblico indicato dal Governo. Questo impegno consente all’Amministrazione, per tutta la durata del contratto, di inserire nella compagine societaria il soggetto istituzionale che il Governo riterrà di maggior garanzia per gli interessi nazionali sia dal punto di vista della sicurezza che dell’indipendenza del cloud nazionale. Una caratteristica che consentirà al governo, qualsiasi contesto normativo si vada a delineare negli anni, di esercitare un controllo stringente su una attività così critica per la PA”, hanno spiegato ieri le due aziende in una nota.

Chi cederà quote per fare spazio al quinto incomodo?

I cda di Tim, Leonardo, Sogei e Cdp dovranno decidere fin da ora chi dovrà eventualmente cedere un pezzo della propria quota di partecipazione (se uno, più soggetti o persino tutti e quattro) per lasciare spazio a un quinto “incomodo”. E dovranno farlo in tempi record.

Se è vero che lo Stato potrebbe decidere di non esercitare l’opzione o quantomeno nel breve termine visto che il progetto Tim-Leonardo-Sogei-Cdp è stato già “bollinato” dallo Stato è anche vero che la durata del contratto – ben 13 anni – è talmente lunga da non poter far escludere l’ipotesi. I governi cambiano, i progetti si evolvono e dunque quel che si dà per scontato oggi potrebbe riservare soprese domani. E in ogni caso Fastweb e Aruba hanno inserito la clausola nel contratto e per rilanciare sulla gara la cordata dei competitor non potrà che sottoscrivere quanto stabilito dalle due attuali vincitrici. E il progetto Fastweb-Aruba dovrà esser replicato in ogni dettaglio senza alcuna possibilità di introdurre variazioni.

La questione tecnica

L’altra questione da affrontare è quella tecnica: i due progetti sono diversi e peraltro in termini di punteggio lo scarto è di appena di un punto e mezzo, una vera e propria sorpresa. Non c’era davvero da aspettarselo che Fastweb e Aruba potessero andare praticamente a eguagliare la proposta tecnologica messa in campo da Tim, Leonardo, Sogei e Cdp, quattro colossi. E invece così è andata e non a caso le due aziende ieri in una nota ci hanno tenuto a evidenziare che la vittoria “sancisce la netta leadership tecnologica nel settore del cloud”, che il progetto “rappresenta un’eccellenza dal punto di vista tecnico, di governance e di sicurezza nazionale” e che sono pronte a partire “con investimenti già avviati”.

La questione economica

Insomma paradossalmente i quattro sono andati “giù” per la parte economica, non un dettaglio da poco ma il più facilmente risolvibile nel rilancio. Basterà – si fa per dire – allinearsi a quel 39,19% di “sconto” ossia abbassare la proposta economica di ulteriori 16 punti percentuali rispetto a quel 23,36% già proposto nella fase di gara rispetto al progetto originario.

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