Proverbio (Accenture): "Industry bancaria ha bisogno di nuove skill per sfida digitale" - CorCom

Proverbio (Accenture): “Industry bancaria ha bisogno di nuove skill per sfida digitale”

Il responsabile Financial Services: “Le competenze devono essere ampliate, ma bisogna intervenire anche sui modelli operativi. Mobility, operatività da remoto e cybersecurity gli elementi chiave”

16 Gen 2017

Domenico Aliperto

Presente in Italia dal 1957, negli ultimi quarant’anni Accenture ha costruito sui Financial Services uno dei propri asset strategici. Il gruppo serve praticamente tutti i principali istituti finanziari del Paese, contando su 12 mila persone dislocate in quattro centri di eccellenza specializzati nella produzione di software, innovazione e rivoluzione digitale. “Un terzo dei collaboratori lavora in questa divisione, all’interno della quale generiamo ogni tipo di servizio: dalla strategia ai piani industriali alle soluzioni volte all’innovazione passando per l’erogazione di processi di outsourcing su specifiche aree bancarie”, spiega Massimo Proverbio, responsabile Dipartimento Financial Services di Accenture per Italia, Grecia ed Europa Centrale, delineando le sfide a cui vanno incontro oggi le banche.

Come si sono evoluti i Financial Services seguendo l’accelerazione tecnologica degli ultimi anni?

Sono entrato in Accenture nel 1988, e allora ci occupavamo soprattutto di bilancio interno finanziario, controllo di gestione, advisory di processo. Nel tempo abbiamo sviluppato la capacità di fornire sistemi informativi e processi che aiutassero le banche a migrare verso tecnologie avanzate con l’obiettivo di ridurre i costi e di adottare modelli operativi necessari per stare al passo con i tempi. Ora è tutto è decisamente più rapido: il banking è un settore fortemente regolato dalle autorità attraverso leggi che cambiano molto velocemente e obbligano gli operatori a continui aggiornamenti. Nel 2018 sono previste importanti trasformazioni per il settore con l’entrata in vigore della PSD2 e l’introduzione dell’instant payment, che potrebbero mettere a rischio fino al 40% dei ricavi delle banche derivanti dai sistemi di pagamento. Parliamo di modelli di business e regole che rivoluzionano il modo di fare banca e che impongono agli istituti bancari di aumentare i requisiti di capitale, mettendo in difficoltà i margini di profittabilità.

In che modo gli istituti stanno indirizzando queste sfide?

Emerge la consapevolezza della necessità di mettere in campo adeguate contromisure per combattere nel nuovo ecosistema. Allo stesso tempo le banche si trovano ad affrontare un paradosso: a fronte della necessità di rivoluzionare i propri modelli operativi sono necessari investimenti su tecnologia e nuove competenze, messi in crisi dall’indebolimento strutturale dei ricavi, causati a loro volta da elementi contingenti come l’azzeramento dei tassi di interesse, la pressione dei competitor e, per quanto riguarda il caso italiano, la questione degli NPL (Non Performing Loans, ndr). Un’incertezza incrementata anche dalla volubilità del sistema normativo che preme verso un continuo rinnovamento dei modelli di business.

Tra le variabili che incidono su questo percorso ci sono anche i comportamenti dei consumatori, la capacità di investire e la disponibilità di skill per operare il cambiamento. Ognuno di questi fattori, in base alle caratteristiche di ciascun istituto, può velocizzare o al contrario rallentare il processo.

Quali tecnologie risulteranno vincenti in questo senso?

Nel settore dei Financial Services gli elementi chiave da tenere in considerazione per accelerare la rivoluzione digitale sono la mobilità, l’operatività da remoto e la cybersecurity.

Sappiamo che oggi le interazioni mensili di un cliente con la propria banca sono in media 19, di cui soltanto una fisicamente in filiale. Le altre 18 avvengono da remoto e in digitale. La sfida dunque è coniugare due strutture di costi, quella fisica e quella virtuale. È indispensabile che la banca digitale sia sempre accessibile, di facile utilizzo e offra servizi pertinenti contando competenze, dati e sicurezza.

Altri aspetti tecnologici che rappresentano la nuova frontiera dello sviluppo dei Financial Services sono la robotica, l’intelligenza artificiale e il Cloud, essenziale per la riduzione dei costi e l’abilitazione di nuovi modelli di servizio, come l’API banking. C’è un enorme potenziale anche rispetto al Blockchain che però prevede un diverso livello di coinvolgimento da parte delle banche in termini di fiducia e legittimità. Senza questi elementi non si può nemmeno pensare di proporre standard condivisi.

E sul piano culturale e umano?

Le competenze vanno ampliate, e per farlo ogni istituto deve decidere quali possono essere generate all’interno e quali è necessario reperire dall’esterno. Questo è uno degli aspetti su cui interviene Accenture: i board devono essere allineati sulla sensibilità allo sviluppo delle nuove tecnologie, così come lo devono essere i manager e tutta la filiera aziendale fino alla forza vendita.

A nostro parere l’industry bancaria ha bisogno di una profonda trasformazione, che è indipendente dal problema congiunturale e che presuppone il corretto bilanciamento tra costi e ricavi attraverso nuovi modelli operativi.