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PUNTO DI VISTA

Colli Franzone: “Patto per la Sanità digitale grande occasione per l’Italia”

Il direttore dell’Osservatorio Netics spiega Cor.Com il valore dell’iniziativa lanciata dal ministero della Salute: “Non solo razionalizzazione della spesa, si tratta di un progetto win-win che crea valore per Regioni, vendor e cittadini”

03 Nov 2014

Paolo Colli Franzone, direttore Osservatorio Netics

La recente intervista del Ministro Lorenzin al Cor.Com. conferma la centralità del Patto per la Sanità Digitale come iniziativa a triplice valenza: l’innalzamento della quantità e qualità delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie erogate ai cittadini, un programma di politica industriale e un fenomenale driver per la razionalizzazione della sanità italiana. Un modello tipicamente “win-win”, dove vincono tutti se tutti condividono per davvero gli obiettivi e le regole del gioco.

Regole che non possono che essere quelle di un modello fortemente pre-competitivo, dove tutti gli stakeholder remano nella medesima direzione: evolvere il modello di Servizio Sanitario Nazionale mantenendo rigorosamente saldi i principî di universalità, equità e sostenibilità agendo su una drastica razionalizzazione dei processi e – conseguentemente – dei relativi costi.

Lo spirito del Patto era e rimane questo. E lo dico essendo stato in qualche modo uno dei “sognatori” che a suo tempo (aprile 2014) lanciarono questa idea agli Stati Generali della Salute raccogliendo lo stimolo del Ministro a trovare soluzioni rispetto al tema della sostenibilità del SSN.

Le regole del gioco che governano le iniziative pre-competitive sono poche e semplici: la trasparenza (domanda e offerta si parlano pubblicamente), la più totale adesione a un modello dove le “ragioni di bottega” lasciano spazio a prospettive più ampie nel medio periodo.

Dal punto di vista del mercato, il Patto dovrebbe ambire a costruire le condizioni per un deciso e incisivo sviluppo della domanda di Ict in sanità. A condizione che si tratti di uno sviluppo governato dal comune intento di innalzare la quantità e la qualità delle prestazioni, magari ricorrendo a meccanismi di remunerazione dei fornitori correlati all’incremento delle performances.

Dal punto di vista delle Regioni, il Patto dovrebbe essere vissuto come una grande opportunità, anche in considerazione delle numerose raccomandazioni che ci arrivano da Bruxelles rispetto alla debolezza dei progetti in cui è evidente l’assenza di una regia forte. Perché “regia forte” non significa assolutamente prevaricazione, tutt’altro. Significa “mettere a fattor comune”, promuovendo iniziative di cooperazione interregionale, riuso di buone pratiche (prima ancora che di tecnologie), orientamento al risultato complessivo.

Un sapiente utilizzo delle risorse messe a disposizione dai vari programmi comunitari, da Horizon 2020 al “Connecting Europe” e ai fondi strutturali 2014-2020 può rappresentare sul serio un primo “tesoretto” cui attingere per dare il via a un progetto di sanità digitale a rilevanza strategica.
Così come le azioni di razionalizzazione della spesa, da mettere in atto utilizzando in misura crescente la Consip e le centrali di committenza regionali.

I vendor di tecnologie (e non solamente quelli afferenti al mondo “tradizionale” dell’informatica) sono più che disponibili a mettersi in gioco nel pieno rispetto delle regole. Perché la razionalizzazione non può che fare piacere anche all’offerta, soprattutto a quella parte di offerta che è disposta a scommettere sulla qualità dei suoi prodotti e servizi.

Giustamente nella sua intervista il Ministro sottolinea la centralità del tema delle competenze digitali: qui si gioca buona parte del successo del Patto. Laddove non è solamente una questione di alfabetizzazione informatica: stiamo parlando di un settore dove nell’arco di pochi anni cambierà in misura considerevole il modo di lavorare delle attuali figure professionali, ma dove – addirittura – nasceranno “nuove professioni” il cui profilo oggi è solamente intuibile.

Così come altrettanto centrale è il tema del coinvolgimento dei cittadini: soprattutto se parliamo di telemedicina, è fondamentale far capire alla casalinga di Voghera e al pensionato di Cosenza che un atto medico a distanza non è un atto medico di serie B. E che l’e-health non è un videogioco.

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