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IL CASO

Copyright al voto finale. L’appello forte degli editori e il silenzio degli Ott

La plenaria del Parlamento europeo vota le nuove norme sul diritto d’autore. Google & co tengono un profilo basso. Per protesta Wikipedia Italia si oscura: “La direttiva influirà negativamente sulla libertà di espressione”. Sull’altro fronte la mobilitazione di Fieg, Aie e Siae: “Regole che assicurano parità ed equilibrio nell’informazione”

25 Mar 2019

Si scalda il confronto sull’imminente voto sulla riforma del copyright che avrà luogo domani al Parlamento europeo: i riflettori sono puntati sugli articoli 11 e 13. L’articolo 13 obbliga i siti a prevenire le violazioni del copyright da parte degli utenti (esclusi i “meme”), mentre l’articolo 11 è chiamata anche link tax: obbligherebbe società come Google a trovare accordi commerciali con gli editori per pubblicare piccole parti di testo sui risultati di ricerca.

Se da una parte autori ed editori rafforzano la propria posizione a favore della nuova direttiva, la pagina italiana di Wikipedia è stata oscurata come forma di protesta. “Dalle 8.00 di oggi, per 24 ore, le voci di Wikipedia in lingua italiana non saranno accessibili, ma rimanderanno a un banner informativo sulla riforma del diritto d’autore, in vista del voto in plenaria dal Parlamento europeo di domani”, spiega in una nota Wikimedia, l’associazione che sostiene l’enciclopedia libera. “La comunità si è schierata nuovamente a favore di un’azione forte di protesta, volta a far sapere al maggior numero possibile di cittadini come la nuova Direttiva potrà influire negativamente sulla libertà di espressione e la partecipazione online”.

Altre quattro versioni linguistiche di Wikipedia – in tedesco, slovacco, ceco e danese – erano già state oscurate per gli stessi motivi nella giornata di giovedì 21 marzo. Oggi si sono unite quella in catalano, gallego asturiano e italiano, mentre nella giornata di sabato 23 marzo si sono svolti in tutta Europa cortei di protesta contro le restrizioni alla Rete aperta introdotte dalla Direttiva.
“Nell’iter di approvazione della normativa diversi europarlamentari e mezzi di informazione hanno taciuto sui dubbi di migliaia di persone e organizzazioni, limitandosi a magnificare i punti che faranno piacere ad alcuni degli attori in gioco”, commenta Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia. “Ora, con un testo definitivo che nella parte relativa all’obbligo di nuove licenze è ancora peggiore, la strategia scelta è evitare del tutto di parlarne. Il silenzio di Wikipedia è la risposta a questo silenzio. Wikimedia Italia invita tutti ad attivarsi a sostegno dell’azione dei volontari, scrivendo o contattando i nostri rappresentanti in Parlamento europeo, per invitarli a non votare a favore di una riforma che porrà forti limitazioni alla diffusione della conoscenza aperta e alla libertà di espressione in Rete”. Ma dal mondo degli editori e degli autori arriva tutt’altro messaggio.

Fieg e Aie: portare equilibrio tra i diversi interessi di tutti gli attori in gioco

“Il Parlamento europeo è chiamato ad esprimere un voto di importanza cruciale, per l’approvazione definitiva della Direttiva sul diritto d’autore, a tutela dei valori democratici europei di una stampa libera e a garanzia della centralità della cultura e della creatività nella società contemporanea. Proteggere l’industria culturale e dell’informazione, rendendola economicamente indipendente, significa proteggere le nostre libertà”, si legge in un comunicato congiunto Fieg-Aie, il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti, e il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi, in vista delle fasi finali dell’iter di approvazione della Direttiva Ue sul diritto d’autore, il cui voto è in programma il 26 marzo a Strasburgo in seduta plenaria.

“Esprimo il mio convinto apprezzamento per il senso di responsabilità sin qui dimostrato dai nostri europarlamentari”, dichiara Andrea Riffeser Monti, “con l’auspicio che anche in occasione della prossima, ultima, votazione non vorranno far mancare il loro sostegno ad una riforma equilibrata e aderente al mutato contesto tecnologico e digitale. Una riforma che, partendo dalla consapevolezza di un necessario riequilibrio economico, incoraggerà forme di cooperazione virtuosa con quei soggetti della Rete che riproducono ed elaborano i contenuti editoriali, attraverso l’introduzione della giusta e proporzionata remunerazione per l’uso digitale delle opere dell’ingegno, per conferire una concreta dignità al lavoro intellettuale e, più in generale, per ottenere il riconoscimento di principi e diritti patrimonio della nostra civiltà europea”.

Ricardo Franco Levi aggiunge che il mondo del libro nel suo complesso, dagli autori, agli editori, ai librai e ai bibliotecari, sostiene una Direttiva il cui valore è soprattutto nell’equilibrio tra i diversi interessi di tutti gli attori in gioco. È comprensibile che l’equilibrio possa dispiacere a chi oggi ha posizioni dominanti, ma le norme proposte pongono le basi per la crescita dei settori creativi e culturali in Europa, giacché favoriscono l’innovazione a partire dalle modalità per valorizzare i diritti d’autore nei contesti digitali. Bloccarle in dirittura d’arrivo e rinviare tutto alla prossima legislatura equivarrebbe a porre un freno alla crescita delle imprese europee in un ambito, quello culturale, che ha effetti su istruzione, ricerca, diffusione della cultura e quindi di una cittadinanza consapevole. Per questo sono ottimista, sono sicuro che i nostri europarlamentari sapranno scegliere da che parte stare”.

Gli autori: un principio di equità da non sottovalutare

“È un coro unanime quello degli autori che chiedono che il Parlamento Europeo approvi in via definitiva la Direttiva Copyright per assicurare un giusto compenso del diritto d’autore nel mondo digitale. I giganti del web rappresentano oggi i principali punti di accesso alle opere dei creatori, generando enormi guadagni per loro ma offrendo un ritorno quasi inesistente agli autori”, si legge in una nota di Siae. L’associazione, “che conta novantamila associati, ritiene sia doveroso per un Paese civile proteggere il diritto degli autori di vedere riconosciuta la proprietà della loro produzione. È un principio di equità che non può essere sottovalutato: la cultura è un bene intangibile ma la sua creazione è e resta un valore. Tale principio vale anche nei confronti delle piattaforme che traggono profitto dalla produzione culturale senza volersi assumere alcuna responsabilità per le violazioni dei diritti degli autori. Sono attori che hanno un enorme potere di influenzare l’opinione pubblica e che non hanno esitato a farlo.

Per Ennio Morricone la “Direttiva serve a ristabilire che il lavoro creativo deve essere remunerato, così come la storia dei nostri Padri Fondatori ci ha insegnato”. Aggiunge Nicola Piovani: “Questo non è qualcosa che va a vantaggio dei pochi autori ricchi, ma va a vantaggio dei tanti, tantissimi autori che ricchi non sono, e dei tanti giovani autori che hanno diritto a vedere riconosciute le opere del proprio ingegno per piccolo che sia, perché questa è una premessa perché esista la libertà degli autori, la ricchezza e la diversità dei contenuti”.

Paolo Conte commenta: “Le piattaforme si oppongono con tutta la forza delle loro lobby, difendendo con le unghie e con i denti le regole che li privilegiano, scritte nel 2000, quando Internet era tutta diversa”. Il Presidente Siae Mogol si rivolge invece direttamente ai Parlamentari Europei: “Vi dico che non è un problema di opinione ma di coscienza e vi dico anche che abbiamo fiducia in voi”. A seguire il voto a Strasburgo ci sarà una vivace delegazione di studenti del Conservatorio di Musica Santa Cecilia, dell’Accademia Silvio D’Amico e del Centro Sperimentale di Cinematografia, partiti in pullman da Roma, per testimoniare con la loro presenza che l’approvazione della Direttiva Copyright è una questione che riguarda il futuro della creatività.

Tajani: “Non è una battaglia tra libertà e bavaglio del Web”

“Un mercato senza regole avvantaggia i giganti del web, ossia le grandi piattaforme online che depredano contenuti, pagano poche tasse e comunque tutto quello che guadagnano lo portano o negli Stati Uniti o in Cina. Hanno voluto far passare questa battaglia sul Copyright come una battaglia tra la libertà e il bavaglio del web. Ma le cose non stanno per niente così”. A dirlo è il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, in un’intervista al giornale Qn. “Tutelare il Copyright significa tutelare chi lavora nell’industria della produzione dei contenuti, che siano editoriali, giornalistici, cinematografici, musicali. Non credo sia giusto che chi si impegna per produrre quei contenuti veda il proprio lavoro riprodotto in rete senza alcun tipo di tutela, né editoriale né remunerativa”, sottolinea Tajani. “È evidente che le grandi compagnie internazionali che vogliono approfittare dei contenuti prodotti da altri finiscono per avvantaggiare i produttori di contenuti con dimensioni maggiori, e non sono certo italiani”.

Cosa prevedono le nuove regole

Gli eurodeputati voteranno martedì l’accordo provvisorio raggiunto a febbraio sulle nuove norme sul rispetto del diritto d’autore in Internet. Messo a punto dai negoziatori del Parlamento europeo e degli Stati membri nell’arco di tre anni, l’accordo provvisorio mira a garantire che i diritti e gli obblighi del diritto d’autore si applichino anche alla rete. Relatore sarà Axel Voss (Ppe). Se la mediazione proposta dal trilogo tra Parlamento, Commissione e Consiglio dovesse ricevere il via libera dall’Aula, la tutela del diritto d’autore diventerà una direttiva dell’Unione europea.

I riflettori sono puntati sugli articoli 11 e 13. L’articolo 13 obbliga i siti a prevenire le violazioni del copyright da parte degli utenti (esclusi i “meme”), mentre l’articolo 11 è chiamata anche link tax: obbligherebbe società come Google a trovare accordi commerciali con gli editori per pubblicare piccole parti di testo sui risultati di ricerca.

Tre i provvedimenti condivisi dal “Trilogo”: adattamento delle eccezioni- limitazioni del copyright all’ambiente digitale e transfrontaliero; miglioramento delle pratiche di licenza per garantire un accesso più ampio ai contenuti; realizzazione di un mercato ben funzionante per i diritti d’autore.

Riguardo alle eccezioni-limitazioni la direttiva introduce eccezioni obbligatorie al diritto d’autore ai fini del text and data mining, delle attività di insegnamento online e della conservazione e diffusione online del patrimonio culturale.

Sul fronte delle licenze la direttiva prevede norme armonizzate che agevolano lo sfruttamento di opere fuori commercio, il rilascio di licenze collettive con effetto esteso e l’autorizzazione per i diritti dei film tramite piattaforme di video-on-demand. Garanzia anche per editori e titolari del diritto d’autore: la direttiva introduce un nuovo diritto per gli editori per l’uso digitale delle pubblicazioni di stampa. Gli autori delle opere in questione avranno diritto a una quota degli introiti della casa editrice derivanti dal nuovo diritto.

Per quanto riguarda le piattaforme di condivisione dei contenuti online, la direttiva chiarisce il quadro giuridico all’interno del quale operano: tali piattaforme dovranno in linea di principio ottenere una licenza per le opere protette da copyright caricate dagli utenti, a meno che non siano soddisfatte alcune condizioni previste dalla direttiva. La direttiva sancisce inoltre il diritto degli autori e degli esecutori ad una remunerazione adeguata e proporzionata al rilascio o al trasferimento dei loro diritti, introduce un obbligo di trasparenza relativo allo sfruttamento delle opere autorizzate e un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni, accompagnato da un meccanismo alternativo di risoluzione delle controversie. Gli sviluppatori di software sono esclusi da queste regole.

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