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DIRITTI ONLINE

Copyright, la Polonia contro la nuova direttiva Ue: “Favorisce la censura”

Il governo di Varsavia ha presentato una denuncia alla Corte di Giustizia europea contestando i filtri al caricamento dei contenuti su Google e Facebook

24 Mag 2019

Patrizia Licata

giornalista

La Polonia ha presentato una denuncia alla Corte di giustizia dell’Unione europea per contestare le nuove norme sul copyright approvate ad aprile dai ministri dell’Ue e che entreranno in vigore tra due anni. Secondo Varsavia, esigere dalle piattaforme online come Google e Facebook un controllo sui contenuti caricati apre le porte all’utilizzo della censura preventiva.

Con la riforma della legge europea sul diritto d’autore le grandi piattaforme digitali dovranno remunerare adeguatamente gli editori e i giornalsti se pubblicano articoli dalle loro testate e filtrare i contenuti creativi in modo da evitare l’abuso di materiale protetto da copyright. Ma per Varsavia le nuove responsabilità che ricadono su Google & co. generano un quadro lesivo del diritto alla libera espressione.

Le nuove misure erano già state contestate nell’Europarlamento in fase di discussione del pacchetto normativo e ancora all’ultimo Consiglio Ue, che ha dato ad aprile il via libera alla direttiva sul copyright, la Polonia, come l’Italia, ha votato contro. Altri no sono arrivati da Lussemburgo, Olanda, Finlandia e Svezia.

Per Bruxelles la riforma è necessaria al fine di proteggere le industrie creative e le aziende editoriali che garantiscono un’informazione di qualità. Ma secondo Varsavia “Questo sistema potrebbe risultare nell’adozione di regole che sono analoghe alla censura preventiva, che è vietata non solo dalla costituzione della Polonia ma anche dai trattati dell’Unione europea”, ha detto il vice ministro degli Esteri polacco Konrad Szymanski all’emittente pubblica TVP Info.

La direttiva Ue sul copyright intende garantire che diritti e obblighi del diritto d’autore si applichino anche online. YouTube, Facebook e Google News sono alcuni dei gestori online che saranno direttamente interessati da questa legislazione. Uno dei principali obiettivi è fare in modo che i giganti del web condividano i loro ricavi con artisti e giornalisti.

Le nuove norme dovrebbero rafforzare la possibilità per i titolari dei diritti (musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori e editori di notizie) di negoziare accordi migliori sulla remunerazione derivata dall’utilizzo delle loro opere presenti sulle piattaforme internet. Le piattaforme saranno direttamente responsabili dei contenuti caricati sui loro siti, compresi gli aggregatori di notizie. Alcune disposizioni sono state concepite per garantire che Internet rimanga uno spazio di libertà di espressione; per esempio lo “snippet” può continuare ad apparire in un newsfeed di Google News o quando un articolo è condiviso su Facebook, purché sia “molto breve”, e meme e GIF continueranno ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.

In Italia, tuttavia, Vito Crimi ha bollato il via libera del Consiglio dell’Ue come una “cattiva notizia per l’editoria locale”, che, secondo il sottosegretario, pagherà i costi della nuova direttiva. Al contrario, per il direttore di Confindustria Cultura Italia (CCI), Fabio Del Giudice, questa è “una riforma equilibrata delle regole per l’utilizzo dei contenuti culturali in rete” che mette fine alla legge della giungla che ha governato internet dalla sua nascita e riequilibra i diritti tra chi crea cultura e chi la diffonde per fini economici. “L’unico grande rammarico – per Del Giudice – è rappresentato dal voto dell’Italia. Un voto contrario, che la schiera accanto a Paesi con una storia e una tradizione molto lontana dalla nostra. Noi siamo uno dei principali Paesi produttori di contenuti culturali e creativi, un’eccellenza che esportiamo in tutto il mondo e che va tutelata”.

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