LO SCENARIO

Data center colocation: è l’Europa ad attirare i maggiori investimenti

È quanto emerge da un report di Research&Markets che stima un giro d’affari mondiale di oltre 46 miliardi al 2028 con un tasso di crescita del 7,5% l’anno. Il 5G fa da traino, aumenta la domanda di banda soprattutto nei grandi centri urbani. Riflettori sulle energie rinnovabili per fare fronte ai crescenti consumi energetici

Pubblicato il 22 Mar 2024

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Connettività pervasiva su fibra, 5G e cavi sottomarini, boom dei big data e una crescente richiesta di capacità di calcolo legata all’Iot e all’intelligenza artificiale: questi i fattori che alimentano il mercato della colocation dei data center e che ne faranno salire il valore a 46,3 miliardi di dollari nel 2028, con un Cagr del 7,25% dal 2022 (quando valeva 30,4 miliardi) al 2028, secondo quanto rivela il report “Global data center colocation market – Outlook & forecast 2023-2028” realizzato da ResearchAndMarkets.com.

Le aziende dell’It e delle telecomunicazioni, le banche e i fornitori del cloud sono tra i maggiori clienti dei data center, mentre, a livello di investimenti degli operatori dei centri dati, un ruolo spicco spetta all’Europa, che sta attirando quote consistenti della loro spesa.

Data center colocation, l’Europa attrae investimenti

Infatti, i grandi operatori globali di data center che vogliono espandere la loro presenza puntano come prima tappa all’Europa occidentale, ma non trascurano le altre regioni del continente, come i Paesi nordici, dove esistono politiche governative mirate ad attrarre investimenti in questo settore.

Inoltre, più di 450 milioni di dollari sono stati investiti, nel 2022, nei paesi dell’Europa centrale e orientale, dove gli operatori dei data center stanno acquistando o affittando terreni per nuove strutture o riutilizzando gli edifici esistenti per soddisfare le crescenti richieste di infrastrutture.

Smart city e cavi sottomarini fanno crescere Africa e Medio Oriente

Nelle altre aree del mondo, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita sono i Paesi che più contribuiscono alla capacità dei data center nella regione del Medio Oriente e dell’Africa, rappresentando una quota rispettivamente di circa il 24% e il 16%. Il mercato della colocation dei data center in questi paesi è previsto in forte espansione nei prossimi quattro o cinque anni, in linea con la transizione da un’economia puramente basata sui ricavi dei combustibili fossili a un’economia digitale.

In Africa, il Sudafrica rappresenta oltre il 60% della capacità dei data center del continente, seguito da Nigeria e Kenya. I servizi basati su cloud, gli sviluppi delle smart city e la connettività in fibra sono i fattori che guidano gli investimenti continui nei centri di colocation in tutta la regione.

Il mercato del Medio Oriente e dell’Africa è in continua crescita in termini di connettività anche per via dell’implementazione di nuovi cavi sottomarini, come Africa-1, 2Africa, India Europe Xpress (Iex), Raman, Saudi Vision, Blue, Equiano, Medusa Submarine Cable System e SeaMeWe – 6, che saranno attivati di qui al 2028.

In questa regione del mondo, sono consistenti gli investimenti degli operatori di data center per le infrastrutture di raffreddamento, viste le temperature calde nella maggior parte dei Paesi. Nel 2022 i sistemi di raffreddamento rappresentavano oltre il 65% del macchinario totale.

La richiesta di energia per il funzionamento e il raffreddamento dei data center è una delle sfide del settore e gli operatori globali si concentrano sempre più sull’utilizzo dell’energia rinnovabile come fonte di energia principale, anche per soddisfare le esigenze dei loro clienti di raggiungere precisi obiettivi Esg. 

I trend globali: spinta da 5G e big data

La ricerca evidenzia come la tecnologia 5G sia tra i macro-fattori trainanti del mercato della colocation dei data center: la disponibilità delle nuove reti fa salire la domanda di connettività su banda ultra-larga e alimenta il traffico dati, sia nelle città tier 2 e 3, che in specifici settori verticali, come la PA, la manifattura, il retail e l’agricoltura, contribuendo al forte aumento del volume di dati scambiati.

Ci sono specifiche tecnologie che prevalgono nei data center in colocation. Una è quella della virtualizzazione dei server: è ampiamente adottata perché permette a un singolo server fisico di ospitare decine di applicazioni come macchine virtuali, invece di ospitare ciascuna applicazione nel suo server, riducendo le spese tecnologiche ricorrenti del 50%.

Un’esigenza che i data center devono soddisfare per fronteggiare il boom dei dati è quella dell’alta densità di potenza dei rack delle attrezzature It, resa necessaria dall’adozione di carichi di lavoro ad alta intensità di calcolo, come intelligenza artificiale, Iot, realtà aumentata e virtuale e il mining delle criptovalute. Ora l’aumento della domanda di high-performance computing (Hpc), guidato dall’adozione di soluzioni convergenti e iperconvergenti e tecniche di virtualizzazione, contribuirà a un ulteriore aumento della densità di potenza del rack a una media di 10-12 kW di qui al 2028.

Prospettive per investitori e fornitori

Research&Markets prevede, di qui al 2028, una crescente attività M&A e joint venture nel mercato, un aumento della connettività sia sottomarina che “terrestre”, supporto dei governi allo sviluppo dei data center e spinta agli investimenti da big data e Iot. Ciò favorirà il business dei fornitori di colocation all’ingrosso e al dettaglio. I settori finance, It-telecomunicazioni e cloud guidano la domanda di servizi di colocation. I fornitori che Research&Markets classifica come prominenti (ma ce ne sono molti altri) sono: China Mobile, China Telecom, China Unicom, Chindata group, CoreSite, CyrusOne, Digital Realty, EdgeConneX, Equinix, Gds Services, Ntt Data, Stack Infrastructure, St Telemedia global data centres, Vantage data centers, Vnet.

Lo sviluppo dei mega-data center degli hyperscaler in tutte le regioni porterà una significativa opportunità di guadagno per i fornitori che offrono le tecnologie in più rapida crescita, come il liquid cooling, il raffreddamento diretto a chip, batterie Ups agli ioni di litio, i generatori Hvo, le tecnologie microgrid, le soluzioni di energia rinnovabile e il zero-water cooling.

Non mancano i fattori di rischio. Le norme sulla privacy e la sovranità del dato pongono vincoli alla collocazione geografica dei data center, mentre l’emergenza climatica impone precise restrizioni alle emissioni di gas serra. Esistono anche i fattori geopolitici che generano preoccupazioni sulla disponibilità di energia e la catena di approvvigionamento in generale. Inoltre, i costi di manutenzione sono elevati, la cybersicurezza richiede un alto livello di attenzione e, non da ultimo, anche questo settore ha carenza di professionisti qualificati.

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