TRACCIABILITA'

Data tracing, nel progetto del Mit di Boston anche un team italiano

Due le soluzioni in campo nell’iniziativa Safe Paths fra le candidate alla call lanciata da Mise, Mid e Miur: l’app per smartphone PrivateKit, disponibile per iOs e Android, e la piattaforma web Safe Places

07 Apr 2020

L. O.

Gps e bluetooth le tecnologie alla base di Safe Paths, soluzione con cui il Mit di Boston risponde alla call Innova per l’Italia lanciata da Mise, Mid e Miur per fronteggiare la diffusione del Covid-19.

Il set di piattaforme, allo studio di un team di esperti e ricercatori anche italiani guidato da Ramesh Raskar del Mit Media Lab, comprende una app per smartphone chiamata PrivateKit, già disponibile anche in italiano per iOs e Android e scaricabile da Google Play Store e Apple App Store, e un’applicazione web denominata Safe Places.

Come funziona la piattaforma del Mit

Una volta scaricata sul cellulare e attivata correttamente, PrivateKit consente di confrontare il “diario” personale delle localizzazioni salvate sul proprio dispositivo con la cronologia delle posizioni dei soggetti contagiati – aggregate, in forma anonima e “oscurate”. La app combina i dati del segnale GPS e Bluetooth per permettere all’utente dello smartphone di controllare con precisione se è stato esposto al contatto con qualcuno risultato successivamente positivo, per quanto tempo e quando, ma non rivela in alcun dove e con chi.

La tecnologia Mit Safe Paths, si legge in una nota consente alle autorità sanitarie di segnalare ai cittadini via smartphone un possibile contatto avvenuto con una persona risultata positiva, preservando la privacy sia dell’utente del cellulare sia del soggetto contagiato.

“A oggi, il processo di raccolta delle informazioni utili per il tracciamento dei contatti richiede molto tempo, è incompleto e soggetto a errori di memoria, sottrae risorse agli operatori sanitari e genera alcune preoccupazioni in merito alla privacy – dice Francesco Benedetti, ricercatore post-dottorato al Dipartimento di Ingegneria Chimica del Mit –. Gli smartphone, se associati ad un solido approccio che valorizzi la privacy, possono contribuire a semplificare questo processo e a renderlo più affidabile.

Al progetto contribuiscono esperti e ricercatori di altri centri universitari: oltre allo stesso Mit, anche Harvard e Stanford. Ne fanno inoltre parte alcuni mentor di Oms e Ministero della Sanità degli Stati Uniti. Rappresentanti di agenzie governative ed enti accademici in Canada, Germania, India, Italia, Regno Unito e Vietnam partecipano alla definizione delle linee guida dello sviluppo della piattaforma.

Una piattaforma centrale con app mirate

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L’applicazione web Safe Places consente alle autorità sanitarie di redigere, in modo sicuro e in forma anonima, il tracciamento delle localizzazioni dei soggetti contagiati, proteggendo la privacy sia di questi ultimi sia dei luoghi che hanno frequentato. Ciò permette di aggregare le informazioni che l’app PrivateKit utilizzerà per determinare se gli utenti risultino essere stati a stretto contatto con persone riscontrate positive.

I soggetti potenzialmente esposti al rischio di contagio non condivideranno i loro dati. Il confronto tra i dati forniti dal sistema sanitario e quelli custoditi sugli smartphone avviene infatti direttamente sul cellulare.

Gli utenti accedono privatamente al loro diario personale delle posizioni salvate sul cellulare e mantengono il pieno controllo dei dati. I pazienti ai quali è stato diagnosticato il virus possono decidere se condividere volontariamente il proprio registro delle localizzazioni con le autorità sanitarie. Le informazioni sono simili a quelle attualmente raccolte durante la fase di presa in carico del paziente da parte degli operatori medici, ma estremamente più accurate e affidabili.

Privacy al centro

“Crediamo fermamente che tutti gli utenti abbiano il diritto di mantenere il controllo dei propri dati – dice Raskar – non dovremmo mai sacrificare la nostra privacy in cambio della protezione dal Coronavirus”.

La disponibilità di strumenti che ampliano la capacità di tracciare i contatti, identificando con maggiore efficienza e precisione il momento in cui può essere avvenuta la trasmissione, consentirà alle persone coinvolte di essere consapevoli del possibile rischio legato al loro stato di salute, mettersi in auto-isolamento o avviare l’iter per sottoporsi ai test.

“Perché questa tecnologia possa contribuire a contrastare l’epidemia in modo efficace è indispensabile che ogni cittadino scarichi e utilizzi correttamente l’app,” conclude Benedetti. “Ed è altrettanto importante che le istituzioni sostengano l’adozione dell’applicazione e dei sistemi necessari per farla funzionare, soprattutto in vista della graduale fase di ritorno alla normalità e del conseguente incremento delle occasioni di contatto”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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