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IL NUOVO GOVERNO

Delega alle Comunicazioni, Di Maio non molla: “Serve un nome di cambiamento”

Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro vuole un pentastellato come sottosegretario. Si rafforza il braccio di ferro con Salvini che non indietreggia sul nome di Armando Siri. PA digitale al palo: Samaritani in “proroga automatica” per 45 giorni

11 Giu 2018

Federica Meta

Giornalista

Luigi Di Maio non molla sulla delega alle Comunicazioni. “Non è questione di quote di governo, nessun accordo da manuale Cencelli, cercheremo di individuare le persone con le sensibilità più appropriate – ha detto il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, ospite a “In mezz’ora in più” su Rai3, a proposito delle deleghe in materia di telecomunicazioni – Il nostro obiettivo è un governo del cambiamento, con un atteggiamento diverso”.

Il braccio di ferro 5 Stelle-Lega sul nome di chi dovrà andare a ricoprire una carica, quella di sottosegretario alle Comunicazioni, molto cara a Silvio Berlusconi, rischia di protrarsi a lungo e anche di far slittare la presentazione della lista dei sottosegretari e dei viceministri che dovrebbe essere pronta al massimo per domani.

Salvini continua a spingere per Armando Siri, uomo del Carroccio ed ex giornalista Mediaset: una figura che rassicurerebbe anche Berlusconi con cui Salvini comunque continua a governare a livello di territori e con cui si è presentato in coalizione a queste ultime amministrative. In seconda battuta ci sarebbe il nome di Alessandro Morelli, fedelissimo di Salvini che garantirebbe  il “patto” con Berlusconi ma che è meno indigesto ai 5 Stelle. 5 Stelle che, dal canto loro, sono a caccia di un nome forte: un tecnico o in alternativa un parlamentare con esperienza nel settore, anche a livello istituzionale.

Meno problematica la partita dell’Editoria per la quale si fa il nome di il senatore pentastellato Primo Di Nicola.

Il leghista ligure Edoardo Rixi è in predicato di finire al Mise con delega all’Industria – se andasse lì gestirebbe il piano Industria 4.0 – oppure ai Trasporti e Infrastrutture e da lì dovrebbe occuparsi anche della strategia smart city.

Intanto sul fronte PA digitale tutto tace. Il dg di Agid Antonio Samaritani ha terminato il mandato lo scorso 9 giugno: in assenza di una nuova nomina – che vista la situazione potrebbe andare per le lunghe – la legge prevede una sorta di “proroga” automatica di 45 giorni a partire dalla data di scadenza. Alla fine di questo periodo il ministro competenze deve avviare le procedure per la scelta del nuovo direttore oppure prorogare l’attuale dg con un provvedimento ad hoc.

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