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LA NOMINA

Agid, Samaritani in scadenza: riconferma o addio?

Il mandato dell’attuale direttore generale scade il 9 giugno. Il futuro del manager è legato a stretto filo con la formazione del nuovo governo, tecnico o politico che sia. Ecco cosa succederà

03 Mag 2018

Federica Meta

Giornalista

Il futuro dell’Agenzia per l’Italia digitale è legato a stretto filo con la nascita, per ora alquanto incerta, del nuovo governo. Il prossimo 9 giugno scade il mandato dell’attuale direttore generale, Antonio Samaritani, e a quel punto si potranno aprire diversi scenari. La nomina del vertice dell’Agid spetta infatti al ministro che avrà la delega al digitale, di concerto con il presidente del Consiglio.

Attualmente il dossier nomine è sul tavolo del premier, Paolo Gentiloni – in scadenza ci sono infatti anche i  vertici di big come Eni, Cdp e Leonardo-Finmeccanica – e quello di Samaritani è anche nelle mani della ministra Marianna Madia che la competenza sulla PA digitale.

Da Palazzo Vidoni fanno sapere a CorCom che la situazione è “fluida” e che la decisione sulla eventuale proroga per gestire gli affari correnti a Samaritani non è ancora stata presa: il 9 giugno appare lontano e non si esclude che per quella data si sia già insediato un nuovo esecutivo. Al quale spetterà prorogare il mandato a Samaritani oppure varare un nuovo bando di selezione per scegliere il nuovo dg.

Secondo quanto risulta a CorCom la prima ipotesi è quella più plausibile nel caso in cui si vengano ad insediare un governo tecnico oppure del presidente, che si concentreranno su due macro-temi – riforme economiche e istituzionali – proseguendo sulla scia di quanto fatto finora su altri settori, come appunto la PA digitale.

In caso di governo “politico” la nomina lo sarà altrettanto: il ministro con delega all’innovazione farà un bando e selezionerà la figura più adatta, sentito il presidente del Consiglio. Ma la preparazione del bando è cosa lunga così come il processo di selezione – parliamo di sei mesi almeno – e per evitare lo stallo in Agid dovrebbe essere data in carico a Samaritani la gestione degli affari correnti.

L’Agenzia per l’Italia digitale coordina gli oltre 4 miliardi di risorse del Piano Triennale in collaborazione con le PA centrali e locali. Inoltre ha in dotazione 70 milioni del Pon governance per lo sviluppo degli asset strategici: un “tesoretto” non da poco che i partiti di un eventuale governo politico vorranno presidiare tenendo alta l’attenzione su come verranno utilizzati.

In Agid si continua a lavorare focalizzando l’attenzione sull’attuazione del Piano a livello regionale. Dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni all’accordo tra l’Agenzia e le Regioni, ora si passa alla fase operativa con la firma delle prime intese con i singoli territori che, stando a quanto risulta a CorCom arriveranno già nelle prossime settimane. A firmare per prime saranno Abruzzo, Puglia, Sardegna, Emilia-Romagna e Calabria.

L’accordo Agid-Regioni prevede nuovi strumenti condivisi per l’attuazione del Piano triennale per la pubblica amministrazione sui territori ed ha validità triennale. Cinque le aree d’intervento delineate dal Piano triennale: accesso ai servizi, ecosistemi e interoperabilità, piattaforme abilitanti, infrastrutture fisiche, sicurezza, gestione del cambiamento e monitoraggio, comunicazione.L’Accordo quadro definisce un indirizzo comune delle Regioni che troverà una declinazione di dettaglio negli accordi territoriali con i quali andrà anche precisato quale livello di funzione di “aggregazione” la Regione vorrà sviluppare nei confronti del territorio. Lo scopo è quello di rendere il contesto delle strategie e dell’attuazione in materia di digitale più chiaro ed omogeneo.

I tre anni di mandato di Samaritani sono stati anni fertili per i processi di digital transformation nella PA. Nella primavera del 2016 ha debuttato Spid, il sistema di identità digitale: ad oggi sono state erogate 2.413.732 mentre sono 8 i provider accreditati e 4mila le PA attive. Ora la sfida è quella sul 3° livello di sicurezza. L’Agenzia per l’Italia digitale è a lavoro per fare della Cie il terzo livello di Spid. Il primo livello consente l’accesso ai servizi digitali attraverso user id e password; il secondo livello consente l’accesso a dati che richiedono sicurezza maggiore con la one-time password; il terzo livello che consente l’accesso a dati sensibili deve essere fatto con un supporto fisico e separato per garantire la sicurezza all’accesso dei servizi mbile, come quelli di pagamento.

Intanto Spid è pronto per il debutto europeo: ha preso il via il percorso attuativo del regolamento comunitario eIdas che consentirà di utilizzare il  Sistema Pubblico di Identità Digitale per accedere ai servizi digitali degli Stati membri. Con la piena attuazione del regolamento eIdas, per i cittadini italiani sarà possibile accedere ai servizi online di tutti gli altri paesi europei (ad es servizi universitari, comunali etc) utilizzando le proprie credenziali Spid, allo stesso modo i cittadini europei in possesso di identità digitali nazionali riconosciute in ambito eIdas potranno accedere ai servizi offerti delle pubbliche amministrazioni italiane.

Altro progetto chiave partito con la stagione Samaritani è Anpr. A fine 2017 avevano hanno completato il subentro ventisette Comuni per una popolazione residente di 594.842 persone. Sono attualmente in fase di pre-subentro 958 Comuni, per complessivi 7.205.913 abitanti. L’obiettivo è portare su Anpr la metà della popolazione italiana entro fine anno. Ma non sarà facile: a rallentare il roll out la spinosa questione della “pulizia” dei dati ora nelle anagrafiche dei Comuni e la scelta della soluzione – web app di Sogei oppure software di privati – per migrare alla piattaforma unica. Una questione che il prossimo numero uno di Agid dovrà prendere in carico se non vuole mettere a rischio la realizzazione di un progetto abilitante per la PA 4.0.

A monte di tutti questi progetti l’impegno per il consolidamento dei data center: nel 2017 si è avviato il censimento del patrimonio Ict, strumento che dà il via ad un grande progetto di razionalizzazione dei data center pubblici permettendo di ridurre costi di gestione, di uniformare e migliorare la qualità dei servizi offerti, fotografando l’esistente e introducendo il ruolo dei Psn, Poli strategici nazionali.

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