IL PROVVEDIMENTO

Digital Markets Act, pressing Usa sull’Ue: “Allentare la stretta sulle Big tech”

Secondo quanto riporta il Financial Times, dal dipartimento del Commercio è arrivata una lettera all’europarlamentare Andreas Schwab. Tra le richieste l’utilizzo di criteri che non discriminino le aziende a stelle e strisce: “Le regole riguardino anche le imprese non statunitensi”

08 Feb 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Gli Stati Uniti stanno facendo pressing sull’Europa per ottenere una versione più “morbida” delle regole sulle Big tech all’interno del nuovo Digital markets act (Dma) dell’Unione europea. Lo scrive il Financial Times riferendo di aver visto la lettera che l’amministrazione Biden, tramite il dipartimento del Commercio, ha indirizzato a Andreas Schwab, il deputato del Parlamento europeo (Ppe) relatore della nuova legge.

Gli Usa vorrebbero in particolare che fossero tolte le previste norme che vieterebbero ai colossi americani come Google, Amazon, Apple, Meta (Facebook) e Microsoft di promuovere i propri servizi a sfavore degli altri. La lettera visionata dal Ft è firmata da Arun Venkataraman, consigliere di Gina Raimondo, la segretaria al Commercio Usa.

“Preoccupati per la discriminazione delle aziende americane”

Venkataraman dice di riferire con la sua lettera le preoccupazioni emerse a Washington “relative al periodo di attuazione di questo complesso regolamento” e chiede anche un ampliamento delle nuove regole in modo che siano incluse anche aziende di Paesi diversi dagli Stati Uniti.

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L’intervento del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è un tentativo per respingere le regole dell’Ue che colpirebbero le più grandi aziende tecnologiche statunitensi. Nella lettera si chiede che l’Ue utilizzi criteri che “non discriminino” per legge o di fatto le aziende americane, assicurando inoltre “che i concorrenti europei e stranieri più importanti delle aziende statunitensi siano inclusi nell’ambito del Dma”.

Gli Stati membri e la Commissione europea hanno chiarito che il Dma copre le società con una capitalizzazione di mercato di almeno 65 miliardi di euro, una soglia che catturerebbe molte più aziende rispetto alle cinque Big tech Usa.

Digital Markets Act: i gatekeeper rischiano indagini e sanzioni

Lo scorso dicembre il Parlamento europeo ha dato il via libera all’avvio dei negoziati con i governi Ue al Digital Markets Act, la proposta di regolamento sui mercati digitali che insieme alla legge sui servizi digitali (Digital Services Act), è uno dei pilastri del pacchetto digitale presentato dalla Commissione europea il dicembre 2020.

Nello specifico, il Dma vieta alcune pratiche impiegate dalle grandi piattaforme che agiscono come gatekeeper, i controllori dell’accesso al mercato, e permette alla Commissione di realizzare indagini di mercato e di sanzionare i comportamenti non conformi. Le sanzioni proposte sarebbero “non inferiori al 4% e non superiori al 20%” se un gatekeeper non rispetta le regole.

La proposta di regolamento si applicherà alle principali imprese che forniscono i servizi di piattaforma di base, tra cui servizi di intermediazione online, social network, motori di ricerca, sistemi operativi, servizi di pubblicitaà online, di cloud computing e per la condivisione di video. Al riguardo, gli eurodeputati hanno incluso, rispetto alla proposta originale, i browser, gli assistenti virtuali e le smart Tv.

Tra i punti chiave della proposta, anche la previsione di restrizioni alle “acquisizioni killer”. In caso di inosservanza sistematica, la Commissione potrebbe limitare la possibilità dei gatekeeper di effettuare acquisizioni in settori relativi alla Dma al fine di porre rimedio o prevenire ulteriori danni al mercato interno. I gatekeeper dovranno anche informare la Commissione di qualsiasi prevista concentrazione.

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