Web tax e sovranità digitale, il Consiglio Ue: "Pilastri della ripresa europea" - CorCom

STRATEGIE

Web tax e sovranità digitale, il Consiglio Ue: “Pilastri della ripresa europea”

Nel documento finale del summit si delineano le azioni da mettere in campo per guidare la ripartenza post-Covid: “Identificare le tecnologie critiche dove veicolare risorse e sforzi politici”. Sulla tassazione delle big tech si riafferma la preferenza per una soluzione Ocse: “Ma senza accordo internazionale procederemo da soli”

26 Mar 2021

F. Me

La trasformazione digitale, insieme alla sostenibilità, saranno i pilastri delle ripresa post-Covid19. Per questo è fondamentale che l’Unione europea recuperi sovranità, preservando al contempo la cooperazione globale, e definisca un quadro fiscale al passo con la new economy. Sono queste le conclusioni a cui è giunto il Consiglio Ue, secondo cui il Digital Compass 2030 annunciato da Bruxelles rappresenta – si legge nel documento – “un passo avanti verso la definizione di una strategia di sviluppo digitale dell’Europa per il prossimo decennio”.

Strategia dove la bussola dovrà essere la sovranità digitale. Ecco perché gli Stati membri invitano la Commissione a identificare tecnologie critiche e settori strategici dove veicolare sforzi politici e risorse.

Inoltre in un contesto dove la new economy sta divento sempre più una “data economy”, si chiede di sfruttare al meglio il potenziale dei dati per abilitare politiche data driven a vantaggio dell’ambiente e della società, senza dimenticare il rispetto delle privacy e gli altri diritti fondamentali.

“Attendiamo con impazienza la proposta della Commissione relativa a un quadro normativo per l’intelligenza artificiale e la relativa revisione del piano coordinato – si legge poi nel documento finale – per accelerare l’adozione di questa tecnologia garantendo la sicurezza e il pieno rispetto dei diritti fondamentali”.

Sul fronte fiscale la sfida da vincere è una e si chiama digital tax. Il Consiglio ribadisce “la forte preferenza e impegno per una soluzione globale sulla tassazione digitale internazionale entro la metà del 2021 nel quadro dell’Ocse. Ma confermiamo che l’Unione europea sarà pronta ad andare avanti se non si prospetta una soluzione globale”.

Intanto entro il 2023 la Commissione dovrà presentare una proposta per una web tax Ue, che sarà uno strumento separato dalla digital tax Ocse. La digital tax Ue farà parte delle cosiddette risorse proprie del bilancio Ue, che serviranno a ripagare il debito che la Commissione emette con il Recovery fund. Contestualmente si impegnerà a lavorare per un accordo a livello internazionale. Accordo meno difficile da raggiungere dopo che il presidente Usa, Joe Biden, ha ritirato la procedura di safe harbor.

Oltre al Consiglio è in pressing anche il Parlamento europeo. Strasbrugo ha votato una risoluzione che chiede di aggiornare con urgenza la normativa fiscale internazionale. Ciò include definire un’aliquota minima per la corporate tax. Se i negoziati internazionali falliranno l’Ue dovrebbe perseguire l’obiettivo sa sola, hanno chiarito gli eurodeputati.

Gli eurodeputati hanno sottolineato che le regole fiscali internazionali vigenti sono datate e non adatte all’era digitale, perché sono centrate sulla presenza di una sede fisica per le aziende e non tengono conto della digitalizzazione delle attività commerciali. È così che le tasse pagate in una certa giurisdizione “non riflettono più il valore e i profitti lì generati, portando a fenomeni come l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili”, si legge nella risoluzione. Inoltre, regole obsolete fanno sì che le aziende tradizionali paghino in media quasi 3 volte più tasse di analoghe aziende nate nel mondo digitale.

I suggerimenti proposti dalla Commissione affari economici e monetari dell’Europarlamento sono tre. Il primo è un’aliquota fiscale minima, efficace ma equa in modo da scoraggiare il trasferimento degli utili e evitare di danneggiare la competizione fiscale. Il secondo è la riallocazione dei diritti fiscali per tenere conto del fatto che le interazioni con utenti e consumatori che le aziende hanno per effetto della digitalizzazione contribuisce significativamente alla creazione di valore nei modelli di business altamente digitalizzati. Infine, gli eurodeputati chiedono all’Ue di sviluppare una sua posizione alternativa che entrerebbe in gioco se i negoziati globali non arrivano a un risultato entro fine anno. Questa posizione includerebbe la digital tax.

La risoluzione sarà sottoposta all’approvazione del Parlamento in seduta plenaria, a fine aprile.

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