ELEZIONI 2022

Innovazione e comunicazione, Fondazione Italia digitale: “Serve scatto in avanti”

Le forze politiche non ne parlano e nei programmi i riferimenti sono molto generici. Ma questi due temi, insieme alla sostenibilità, saranno il driver di sviluppo del Paese in tutti i settori. L’analisi del presidente Francesco Di Costanzo, alla guida anche dell’Associazione PA Social

29 Ago 2022

Francesco Di Costanzo

Presidente Fondazione Italia Digitale e Associazione PA Social

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Lanternino e occhi molto buoni. Questo serve per trovare i riferimenti al digitale e alle politiche di settore all’interno dei programmi elettorali dei principali schieramenti che si presentano alle prossime elezioni e che avranno, dal Governo e dall’opposizione, il compito di portare avanti e sviluppare ulteriormente il lavoro fatto fino ad oggi sulla transizione digitale del Paese. Ancora più complicato trovare qualcosa che riguardi il futuro della comunicazione pubblica, così centrale e decisiva nel rapporto con i cittadini, nella semplificazione della nostra vita quotidiana grazie all’utilizzo di qualità delle piattaforme digitali e così poco considerata nei programmi, nonostante anche la campagna elettorale in corso suggerirebbe uno forte scatto in avanti, anche e soprattutto della politica, nella cultura e qualità della comunicazione pubblica digitale. 

C’è ancora tempo, però, per fare una cosa sacrosanta: mettere il digitale, puntando forte su infrastrutture, cultura, competenze, servizi, policy, e la riforma della comunicazione pubblica con forte svolta digitale, al centro dell’agenda elettorale e soprattutto dell’agenda politica di oggi e dei prossimi anni. Come raccontato anche da questa testata tutti i principali partiti e schieramenti (chi più, chi meno) hanno inserito nei programmi alcuni passaggi dedicati al digitale e all’innovazione, in gran parte generici e solo in pochi casi con proposte concrete. Si può fare certamente di più. Quello che lascia stupiti è che il digitale non sia considerato tra i temi principali, pur avendo una centralità evidente in tutti i settori e a maggior ragione dopo aver vissuto anni di pandemia (non serve raccontare nuovamente quanto il digitale sia entrato nella vita quotidiana di tutti noi) e ancora oggi, purtroppo, una guerra molto digitale e molto influenzata anche da temi come quello della cybersecurity. Stupisce anche perché questi sono gli anni in cui a livello europeo e nazionale, ma anche mondiale, si stanno sviluppando e aggiornando le normative e le regole del settore, le policy che guideranno l’economia e le politiche digitali; stupisce perché come sappiamo il digitale è uno degli asset principali delle misure e delle risorse del Pnrr e quindi dello sviluppo del nostro Paese per i prossimi anni.

Sprint a reti e competenze

Dal mio punto di vista cultura e policy digitali non possono essere condensati in poche righe, devono avere una centralità, un ruolo fondamentale nelle politiche e nel dibattito pubblico di oggi e di domani. Chiunque vincerà non potrà permettersi di tornare indietro o rallentare, non possiamo vanificare gli sforzi fatti negli ultimi anni, dobbiamo anzi accelerare sfruttando anche le occasioni messe a disposizione dal Pnrr. I passi in avanti fatti recentemente dall’Italia nella classifica Desi dimostrano l’attenzione e l’impegno crescente rivolto al tema del digitale da parte del nostro Paese, non possiamo certo fermarci. I cittadini si aspettano un grande Piano di cultura digitale, servizi digitali semplici, concreti e sicuri, lo sviluppo e il rafforzamento del lavoro sulle competenze, attenzione a policy di settore eque ma senza freni esagerati all’innovazione, politiche adeguate sui dati e la cybersecurity, sviluppo e prosecuzione del lavoro sulle infrastrutture, dialogo, informazione e comunicazione di qualità al servizio dei cittadini.

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Lo abbiamo sottolineato recentemente come Fondazione Italia Digitale nell’audizione al Senato sul Pnrr, occasione decisiva e fondamentale per raggiungere l’obiettivo di un digitale per tutti, da tutti i punti di vista: infrastrutturale, culturale, organizzativo e professionale. Dobbiamo accelerare sulla PA digitale incrementando il lavoro su formazione e competenze; sulla cybersecurity con maggiore sicurezza di reti ed infrastrutture critiche (con una previsione dedicata e essenziale all’interno di tutti i bandi pubblici sul digitale); sullo sviluppo e la regolamentazione di tecnologie e settori in grande crescita e di prospettiva come intelligenza artificiale, blockchain, digital health, GovTech, metaverso; sulla comunicazione pubblica digitale con una riforma di settore attesa ormai da troppi anni e con al centro la svolta digitale, il riconoscimento delle professionalità, la nuova organizzazione del lavoro. 

Il ruolo della comunicazione pubblica

Proprio sulla comunicazione pubblica digitale la pandemia lo ha dimostrato, ma già prima era evidente, le piattaforme digitali di comunicazione (dai social alle chat fino all’intelligenza artificiale applicata alla comunicazione) hanno avuto un ruolo fondamentale per offrire servizi, supporto, comunicazione, informazione, dialogo e interazione ai cittadini. Un ruolo decisivo lo hanno avuto anche i professionisti della comunicazione e informazione pubblica, purtroppo poco considerati all’interno del complessivo lavoro sul Pnrr e in molti casi ancora non riconosciuti con il giusto ruolo nelle norme del nostro Paese. Da anni sottolineiamo con l’Associazione PA Social, come sia necessario arrivare in tempi rapidi ad un riconoscimento delle professionalità (gli esperti in comunicazione e informazione digitale ad oggi non esistono nel nostro ordinamento) e ad un modello organizzativo del lavoro di comunicazione e informazione diverso e al passo con gli strumenti, i linguaggi, i temi, le modalità di lavoro attuali. E’ una necessità recentemente sottolineata anche nel primo rapporto mondiale Ocse sulla comunicazione pubblica.

Siamo indietro di anni, la politica non può più rimandare la riforma della comunicazione pubblica (il superamento della legge 150), ferma al 2000, preistoria rispetto all’attualità degli strumenti, del modo di lavorare quotidiano, delle necessità attuali. Anche in questo settore servirebbe una previsione dedicata alla comunicazione al cittadino in tutti i bandi pubblici e nei progetti legati al Pnrr dal punto di vista delle risorse e delle professionalità, è fondamentale per la trasparenza, per la conoscenza, per i servizi. Per la pubblica amministrazione negli ultimi tempi si è pensato molto ad aggiornare i codici di comportamento e a prevedere che tutte le pubbliche amministrazioni si dotino di social media policy interne ed esterne (giusto), serve però andare oltre un approccio solo di “controllo o punizione” per il dipendente prevedendo, appunto, il giusto riconoscimento nei ruoli e nelle responsabilità alle professionalità dedicate che hanno le competenze per tutelare al meglio l’immagine della PA e rendere un servizio di qualità al cittadino.

I partiti in ritardo

Nei programmi elettorali dei principali schieramenti se ne parla poco o nulla.

Lo fa il Pd nella sezione dedicata alla Pa con l’intento di “avviare il percorso di riforma della legge 150/2000 sulla comunicazione e l’informazione pubblica, alla luce dei processi di trasformazione digitale e della funzione dei social media, che richiedono nuove professionalità e modalità organizzative innovative” e il Terzo Polo (Azione – Italia Viva) per la gestione delle emergenze con la previsione di “predisporre strumenti di comunicazione immediata volti alla trasmissione di informazioni corrette e al rilancio dell’immagine turistica delle destinazioni colpite”.

E’ arrivato il momento di essere concreti, la prossima legislatura sarà decisiva su digitale e comunicazione pubblica per non perdere terreno e occasioni. Per questo con Fondazione Italia Digitale lavoriamo perché il digitale sia popolare e perché il nostro Paese prosegua, accelerando e con grande determinazione, il percorso di trasformazione e sviluppo digitale. Lo faremo anche nel corso del primo Festival italiano del digitale popolare che si terrà a Torino i prossimi 7-8-9 ottobre.

Per questo con l’Associazione PA Social lavoriamo da anni per il riconoscimento delle professionalità della comunicazione e informazione digitale, per una nuova organizzazione del lavoro, per una comunicazione pubblica corretta, di qualità, al servizio dei cittadini. Lo faremo anche nel corso dell’ottava edizione degli Stati Generali della nuova comunicazione pubblica che si terranno a Bergamo i prossimi 16 e 17 settembre.

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