Digitale "salvagente" per il mercato dell’arte: le vendite online schizzano del 204% - CorCom

L'ANALISI

Digitale “salvagente” per il mercato dell’arte: le vendite online schizzano del 204%

Per il 2021 è prevista comunque una contrazione del 25% del giro d’affari, secondo il report Deloitte. Piattaforme tecnologiche considerate “validi sostegni” dall’83% degli stakeholder. “Ripensare e innovare sono le parole d’ordine”

19 Mar 2021

L. O.

Più digitale e flessibile. Il mercato dell’arte reagisce al Covid-19 reinventandosi grazie ai canali online, che, con il perdurare della pandemia, vengono giudicati come più efficaci dagli appassionati ed esperti del settore. Ma nonostante la “sponda digitale”, si tratta di un settore messo a dura prova dalla pandemia: nel 2020 sono raddoppiati gli stakeholder che dichiarano una riduzione di oltre il 50% del giro d’affari rispetto al 2019 (da 17% a 38%) e la quasi totalità stima una contrazione del 25% del fatturato nel 2021. Le vendite online schizzano del 204%. Ma la maggioranza ritiene che per il ritorno alla normalità ci vorranno 1-2 anni e teme ulteriori cali di fatturato e riduzione del volume d’affari.

Emerge dal report Il mercato dell’arte e dei beni da collezione – Lo stato dell’arte ai tempi del Covid-19, curato da Deloitte Private e presentato online (tra gli ospiti Mons. Simone Nicolini (Vicedirettore e amministratore gestionale Musei Vaticani), Mariolina Bassetti (Presidente di Christie’s ), Francesca Rossi (Direttrice dei Musei Civici di Verona) e il Maestro Ugo Nespolo).

Ripensare e innovare le parole d’ordine

“Il trasferirsi in rete, all’inizio, ha sicuramente costituito una forma di sopravvivenza per gli operatori del mercato dell’arte – spiega Barbara Tagliaferri, Art & Finance Coordinator di Deloitte Italia -. Ma il ritorno alla normalità è ancora lontano e questa condizione potrebbe ulteriormente spingere la digitalizzazione di questo mondo. In ogni caso, ciò che si è verificato è destinato a incidere parecchio sulle dinamiche future, in cui auspicabilmente online e offline coesisteranno, arricchendosi a vicenda.

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Diventa indispensabile ripensare a nuove modalità per operare nel settore artistico-culturale con successo, dice Ernesto Lanzillo, Leader di Deloitte Private: “Ripensare e innovare sono le parole d’ordine a cui attenersi attraverso una continua ricerca di innovazione che non va intesa solo dal punto di vista tecnologico, seppur fondamentale, ma soprattutto di modelli, di sistema, di collaborazione e di sostenibilità”.

A differenza di quanto rilevato in relazione alla fruizione d’arte, sono cresciute e in senso positivo le risposte relative all’efficacia degli strumenti online nell’acquisto di opere d’arte: l’83% dei rispondenti ha attribuito media (46%) o elevata (37%) efficacia alle piattaforme virtuali. E se la quota di chi ha risposto che gli strumenti e le piattaforme online siano stati molto efficaci è diminuita di 10 punti percentuali, quella di chi ha risposto che l’efficacia è stata media è sostanzialmente raddoppiata. La percentuale di chi ha decretato la scarsa efficacia dei canali e degli strumenti online è diminuita passando dal 29% al 17%. Un risultato dovuto alla sempre più mirata strategia messa in atto da parte degli operatori di settore per le attività di vendita di opere d’arte e beni da collezione.

L’andamento del mercato delle aste

La pandemia ha colpito tutte le categorie di stakeholder del settore: dagli artisti alle gallerie, dalle case d’asta ai musei, fiere d’arte ed altri enti espositivi, ovvero tutti i principali attori di un mondo tradizionalmente resistente al cambiamento, che si è scoperto di colpo vulnerabile.

Con riferimento al solo mercato delle aste, dopo un inizio 2020 pre-pandemia non particolarmente entusiasmante, in scia ad un 2019 già poco brillante, l’avvento del Covid  ha determinato la necessità di riorganizzarsi e trovare le giuste modalità per tenere vivo il mercato. Per questo motivo il primo semestre si è concluso con un generalizzato e drastico calo dei fatturati (oltre il -60%), considerando nel campione le aste svoltesi in presenza o in forma “ibrida” che hanno superato 1,0 Mln di dollaro di fatturato e le aste “online-only” che hanno superato i 150.000 dollari.

La riduzione dei volumi d’affari rispetto al 2019, delle aste comprese nel campione di ricerca, si è così assestata complessivamente al -29,7%, e in particolare al -34,1% a/a per il settore della pittura e al -22,5% a/a per il comparto degli altri beni da collezione. Tra le principali cause della riduzione del fatturato si segnala la scarsa propensione dei collezionisti a mettere in vendita lotti di elevata qualità in periodi di crisi, che ha ridotto nel corso dell’anno la disponibilità di lotti di grande qualità.

Il valore delle vendite online

Le vendite online hanno registrato un incremento del +204,8%. Le piattaforme virtuali, nonostante l’importanza che hanno rivestito e tuttora rivestono nel tenere vivo il mercato, si sono tuttavia rivelate solo parzialmente in grado di sostenere il mercato, data l’impossibilità di prendere parte fisicamente ai principali appuntamenti dedicati all’arte e ai beni da collezione. È divenuto presto chiaro che la componente fisica nell’esperienza artistica e culturale, ivi inclusa la partecipazione a mostre, fiere e aste di settore, sia fondamentale e spesso imprescindibile. La pandemia ha tuttavia generato una nuova percezione dei canali digitali, che continueranno a rappresentare efficaci punti di contatto tra operatori, collezionisti, appassionati e semplici curiosi.

Le incognite di carattere politico

La Brexit e l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti hanno avuto influenza sul mercato, già largamente impattato dalla pandemia. Si rafforza la tesi di una futura crescita dell’importanza della piazza di Parigi per il mercato delle aste a livello internazionale, a seguito dell’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea.

Ora non resta che assistere all’evoluzione del mercato in relazione all’efficacia del piano di contrasto alla pandemia e alla diffusione dei vaccini a livello internazionale. Soltanto quando si sarà tornati ad una vera “normalità” sarà possibile esaminare nel complesso gli impatti della pandemia su un settore che, in un anno, ha vissuto le trasformazioni che sarebbero intercorse in tempi ben più lunghi.

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