Bufera su Amazon negli Usa: "Ha fatto lievitare i prezzi". Ma l'azienda smentisce: "Semmai il contrario" - CorCom

IL CASO

Bufera su Amazon negli Usa: “Ha fatto lievitare i prezzi”. Ma l’azienda smentisce: “Semmai il contrario”

Il procuratore di Washington Karl Racine ha annunciato un’azione legale nei confronti del colosso dell’e-commerce accusato di fruttare il proprio “potere monopolistico per alterare il mercato online”. La società lancia l’allarme: “Così si rischia di penalizzare i consumatori”. E intanto compra Mgm per 8,45 miliardi di dollari

26 Mag 2021

Domenico Aliperto

Federica Meta

Giornalista

Il procuratore di Washington DC Karl Racine ha annunciato un’azione legale antitrust contro Amazon sui prezzi al dettaglio. Secondo la causa, presentata al tribunale del District of Columbia, Amazon avrebbe mantenuto illegalmente un potere monopolistico con la stipula di contratti che impediscono ai venditori di terze parti sulla sua piattaforma di offrire i loro prodotti a prezzi più bassi su altri marketplace. Dal punto di vista di Racine, questo produce “un mercato online con prezzi artificialmente più alti“.

Il colosso guidato da Jeff Bezos in effetti vieta a chi vende i prodotti sulla sua piattaforma di offrire prezzi più bassi o termini d’acquisto migliori sul proprio sito. “Amazon”, ha dichiarato il procuratore di Washington Dc, “ha usato la sua posizione dominante sul mercato delle vendite al dettaglio online per vincere a tutti i costi. Massimizza i suoi profitti a scapito di venditori terzi e dei consumatori, danneggiando la concorrenza e soffocando l’innovazione”.

La linea dura contro le Big tech

L’azione di Racine è in linea con l’approccio che l’amministrazione Biden ha nei confronti delle Big Tech, e mostra come i procuratori degli stati americani sono in prima linea nel controllare il potere dei giganti digitali dopo anni di scarsa azione da parte delle autorità federale. Lo scorso anno un gruppo di procuratori di vari stati ha presentato due azioni antitrust contro Google, accusandolo di potere eccessivo nelle ricerche online e nella pubblicità. Un altro gruppo di 48 procuratori ha invece agito nei confronti di Facebook puntando a uno spezzatino della società.

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La risposta di Amazon

Amazon non ci sta e si difende dalle accuse del procuratore generale di Washington DC affermando che, al contrario di quanto contenuto nella causa presentata da Karl Racine, “noi siamo orgogliosi di offrire i prezzi più bassi e come ogni altro negozio ci riserviamo il diritto di non mettere in evidenza le offerte ai clienti che non hanno un prezzo competitivo”. Con la causa intentata, Racine “costringerebbe Amazon a mostrare prezzi più alti per i consumatori, andando contro l’obiettivo principale di una legge antitrust”.

L’operazione Mgm

Dopo giorno di rumors, arriva l’ufficialità: Amazon compra gli Mgm Studios per 8,45 miliardi di dollari. Si tratta della seconda più grande acquisizione nella storia del colosso di Seattle dopo il take over da 13,7 su Whole Foods nel 2017.

Amazon ha spiegato che la mossa mira a sfruttare la storica presenza nel mondo del cinema di Mgm Studios per rafforzare la produzione degli Amazon Studios, la divisione cinematografica e televisiva.

L’operazione, “aiuterà a preservare il patrimonio e il catalogo di film di Mgm e fornirà ai clienti un maggiore accesso a queste opere esistenti”, si legge in una nota.

“Mgm ha un vasto catalogo con oltre 4.000 film”, ricorda Mike Hopkins, senior vice presidente di Prime Video e Amazon Studios, sottolineando “il vero valore finanziario di questo accordo è il tesoro di proprietà intellettuale del catalogo”,

Per Kevin Ulrich, presidente del consiglio di amministrazione di Mgm, “l’opportunità di allineare la storia di Mgm con Amazon è stimolante”.

Amazon intende dunque rimanere competitiva nell’affollato mercato dello streaming nel quale deve vedersela con big del calibro di Netflix e Disney anch’essi impegnati ad affinare le strategie di mercato e arricchire il catalogo, investendo miliardi per le licenze oppure per produrre contenuti originali.

I colossi dei media sono protagonisti di una interessante stagione di consolidamento come dimostra l’accordo da 43 miliardi  per la fusione di Discovery con Warner Media, annunciato la scorsa settimana.

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