STRATEGIE

Export digitale, ecco il piano delle Regioni per valorizzare il made in Italy

La proposta “Italy Going Digital” prevede lo stanziamento di 80 milioni, da reperire anche tramite Recovery Fund, per diffondere l’utilizzo dell’e-commerce tra le imprese che puntano all’internazionalizzazione

24 Lug 2020

Federica Meta

Giornalista

Export digitale, le Regioni hanno un piano. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha elaborato una proposta – “Italy Going Digital”, questo il nome – per il periodo 2020-2013 con l’obiettivo di spingere l’e-commerce delle imprese italiane, con un focus sulle Pmi, nell’ambito del Patto per l’Export. Il fabbisogno previsto è di circa 80 milioni su 3 anni da reperire anche tramite il Recovery Fund.

Il prossimo 27 luglio la proposta sarà discussa in occasione dell’incontro tra le Regioni e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Gli obiettivi del Piano

Si tratta, si legge nella proposta, di “rivoluzionare” l’export digitale lavorando al superamento del digital divide sul territorio e promuovendo i pagamenti digitali. Cruciale per raggiungere l’obiettivo lo sviluppo di nuove competenze e lo stimolo all’aggregazione delle micro imprese e delle Pmi per renderle più competitive all’estero.

Previsto anche sostegno economico nelle prime fasi di accesso alle piattaforme di export digitale per le aziende del made in Italy nonché la virtualizzazione delle fiere e degli Expo, attività che la pandemia da Covid-19 ha reso più che necessarie per non fermare il business.

Spalmato su tre anni, il progetto nella sua prima prevede campagne informative con i “campioni dell’export digitale” e il lancio di un bando per la virtualizzazione di fiere ed expo.

Già a fine 2020, invece, è prevista la ralizzazione – qui è coinvolta l’Ice- di una piattaforma nazionale per la diffusione del digital export: si tratta di formare PA e imprese sul fronte dell’e-commerce, con tanto di certificazione per l’acquisizione di competenze specifiche.

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Si punta anche alla costituzione di “Digital Export Labs regionali” e al varo di bandi per i voucher destinati all’assunzione di digital exprt manager, figure specializzate in Paesi target.

Nella proposta anche la strutturazione di bandi nazionali e regionali per l’erogazione di contributi al 70% per le Pmi per progetti di accesso a piattaforme cross border (B2B e/o B2C) e a sistemi e-commerce proprietari (siti e/o app mobile).

Già ad agosto partiranno missioni estere virtuali mentre in autunno è prevista la firma tra Regioni e il ministero degli Esteri per l’avvio del programma.

Il Patto per l’Export

Il Piano Italy Going Digital nasce nell’ambito del Patto per l’export, firmato lo scorso giugno, che mira a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, soprattutto Pmi, facendo leva sul digitale.

I sei pilastri del Patto li ha spiegati dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, tra i firmatari della strategia, insieme al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, alla ministra dell’Innovazione Paola Pisano e alle Regioni. Con l’assist di Cdp.

  1. La comunicazione. “A questo aspetto abbiamo dedicato la più grande gara pubblica in materia – puntualizzava il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio – Dai tavoli settoriali e dal confronto con le associazioni- dice- e’ emerso chiaramente che la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale, di costruzione di una nuova e più forte narrazione dell’Italia all’estero. Uno sforzo di comunicazione strategica e integrata a favore del nostro Made in Italy e di tutte le nostre filiere: un ‘saper fare’ unico, che coniuga qualità, sicurezza e innovazione, che dovrà essere messo in risalto grazie all’utilizzo massiccio di piattaforme digitali e con il coinvolgimento di personalità note al grande pubblico all’estero. Un elemento fondamentale per la ripartenza: promuovere una conoscenza ancora più estesa e approfondita dell’Italia, del suo territorio e delle sue eccellenze, in tutti i settori. E a questo proposito, proprio il 4 giugno èstata pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea e sul sito appaltinnovativi.gov.it, l’avviso con cui apriamo una consultazione di mercato trasparente, inclusiva e rapida, del valore di 50 milioni di euro: da qui a settembre, selezioneremo, con un meccanismo di ‘dialogo competitivo’, le migliori proposte per rilanciare l’immagine dei nostri settori produttivi in 26 Paesi nel mondo”.
  2. Formazione e Informazione. “Due parole chiave per tutte quelle Pmi che offrono eccellenze, ma che ancora non esportano e per le quali lo Stato deve mettere a disposizione tutta una gamma di strumenti di sostegno, a partire da figure come i Temporary Export Manager e i Digital Manager, divenute ormai indispensabili per sostenere l’accesso delle imprese italiane ai mercati esteri. In questo ambito, penso poi alla proposta, che abbiamo voluto mettere nero su bianco nel Patto, di creare un unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export, che consenta un utilizzo personalizzato per settori e mercati prioritari.”.
  3. E-commerce. “Questa è la vera sfida che abbiamo davanti: sfruttare appieno le opportunità che la rivoluzione digitale offre alla creatività ed alla solidità industriale dell’Italia. Intese con le piattaforme internazionali di e-commerce, accesso delle Pmi ad un numero sempre maggiore di marketplace digitali grazie anche all’assistenza fornita dallo Stato, fiere ed eventi digitali: queste saranno le nostre parole d’ordine”.
  4. Il sistema fieristico. “Il Patto prevede passi concreti molto chiari: rafforzare la partecipazione delle Pmi alle fiere internazionali che si svolgono in Italia e all’estero; attrarre buyer e VIP con programmi speciali e personalizzati per i territori. La considerazione da fare è che sia il Covid ci ha imposto di ripensare il sistema delle fiere, ed il digitale ci aiuta in questo: anche questa è una sfida davanti alla quale l’Italia non si tirerà indietro, con sempre più eventi digitali, B2B virtuali, organizzazione di mini-fiere di settore e di fiere di filiera tra settori complementari”.
  5. La promozione integrata. “Tutte le eccellenze del ‘Made in Italy’ nei diversi settori – economico, culturale, scientifico e tecnologico –  verranno rilanciate come appartenenti a un unico sistema. La Farnesina- continua il ministro- ha già fatto suo questo approccio con il Programma ‘Vivere all’italiana’, che oggi diventa ancora più importante. Ora è arrivato il momento di un doppio cambio di passo: da un lato, uno sforzo ancora maggiore per la promozione dell’eccellenza italiana nei settori innovativi e ad alto contenuto tecnologico (penso all’industria aerospaziale, alla meccanica avanzata, ma anche alla green economy e all’agroalimentare); dall’altro, iniziative nuove in tema di cosiddetta integrazione verticale, promuovendo l’offerta italiana in filiere produttive adiacenti (ad esempio moda e tessile, macchinari per la lavorazione del legno e design, turismo, automotive ed enogastronomia). Le nostre Ambasciate e i nostri consolati metteranno in campo azioni in questo senso”.
  6. La finanza agevolata. “Uno strumento irrinunciabile, soprattutto in questo momento storico Mi riferisco ai contributi a fondo perduto, ai finanziamenti a tassi agevolati, ai sistemi di garanzia, all’accesso al capitale di rischio, che stiamo offrendo con diverse misure di supporto, che vadano incontro alle esigenze di aziende più strutturate, ma anche di giovani imprenditori e di start-up. Sono queste le chiavi per mettere in moto il circolo virtuoso tra l’internazionalizzazione delle nostre imprese e l’attrazione di investimenti esteri di qualità in Italia, grazie anche ai nuovi strumenti messi a disposizione dallo Stato”.

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