Esuberi Ericsson, guerra di cifre tra azienda e sindacati - CorCom

LA VERTENZA

Esuberi Ericsson, guerra di cifre tra azienda e sindacati

La società fa sapere a CorCom che, in Italia, il piano di ristrutturazione coinvolge 322 lavoratori. Ma secondo la Uilcom nel computo vanno inseriti anche i 63 dipendenti di Pride, società di consulenza IT, acquisita dagli svedesi nel 2010: “A rischio 385 addetti”

31 Ago 2016

Federica Meta

Guerra di cifre tra Ericsson e sindacati sui tagli. A pochi giorni di distanza dalla fumata nera al ministero del Lavoro per trovare una soluzione, l’azienda fa sapere a CorCom che si tratta di 322 esuberi e non 385, come invece dichiarato dai sindacati.

Al termine dell’incontro, su invito del Ministero Ericsson si è disponibile a prorogare fino al 12 settembre la fase amministrativa e a prendere parte ad un nuovo incontro chiesto per consentire alle regioni Campania, Lazio, Liguria, Lombardia e Toscana di presentare eventuali proposte. L’incontro si terrà il prossimo 6 settembre.

Da parte sindacale invece ribadiscono che gli esuberi sono 385. “Nel computo – spiega Angelo Ughetta della Uilcom – ci sono i 291 delle Tlc, i 31 dell’IT e i rimanenti 63 della società Pride, acquisita da Ericsson nel 2010, specializzata nella consulenza e nella system integration Ict, che ha portato in dote alla multinazionale 1000 dipendenti specializzata nella consulenza e nella system integration Ict”.

Per Ericsson in Italia il mercato delle telecomunicazioni continua ad essere caratterizzato da una forte trasformazione e da una crescente competizione che riguarda sia le reti che i servizi ad esse correlati. “Questi elementi, sommati ad altre dinamiche di mercato, hanno comportato una contrazione degli investimenti, imponendo alle aziende che operano in questo settore di accelerare la loro trasformazione – spiega l’azienda – In questo contesto, è necessario continuare a mantenere un alto livello di competitività attraverso l’efficientamento e l’innovazione dei processi, adattando competenze e professionalità alle nuove tecnologie e prestando un’attenzione sempre maggiore ai costi e al corretto dimensionamento dell’organico”.

“Quale azienda globale presente in 180 mercati, dobbiamo sempre tenere conto dei costi e dell’efficienza delle nostre operazioni. Questa procedura è in linea con quanto annunciato nel novembre 2014. Ericsson sta implementando un programma globale di contenimento dei costi e aumento dell’efficienza che ha l’obiettivo di ottenere un risparmio netto annuale di 9 miliardi di corone svedesi nel 2017 rispetto al 2014 – prosegue Ericsson – Ericsson conferma inoltre il proprio impegno verso i progetti chiave recentemente annunciati in aree come il 5G, l’Internet delle cose e il Cloud, così come ribadisce il proprio impegno in Italia, dove è presente dal 1918, oggi con più di 4000 dipendenti”.

Intanto ieri i lavoratori Ericsson di Erzelli – la sede ligure vede coinvolti nel piano di ristrutturazione 147 dipendenti – si sono riuniti in assemblea.

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“Benché non se ne sia ancora parlato e l’azienda non abbia mostrato questa volta alcuna apertura a riguardo- afferma Daniela Roccu, Rsu della sede genovese di Ericsson- una speranza potrebbe essere che l’azienda faccia la buona e non faccia partire immediatamente il 13 settembre le lettere di licenziamento ma, anche attraverso le pressioni del governo, si riescano a trovare i fondi per trasformare i licenziamenti in dimissioni agevolate per una sorta di ‘uscita spontanea’ come l’abbiamo già definita in passato per situazioni analoghe”. In quest’ottica, l’intervento di Roma e del ministero dello Sviluppo economico, in particolare, risultano fondamentali perché, come ricorda Roccu, “le Regioni coinvolte (Liguria, Lombardia, Toscana, Lazio e Campania, ndr) non potranno risolvere da sole e in toto la questione degli esuberi”.

Il 14 settembre è indetto uno sciopero nazionale dei lavoratori di Ericsson.