GREEN ECONOMY

Ethereum, pronta la tecnologia per il mining “sostenibile”

Lancio possibile già a metà settembre per il nuovo metodo di validazione delle transazioni proof-of-stake che consuma meno energia. Gli investitori tornano a puntare sul flippening, il sorpasso sulla capitalizzazione di mercato di Bitcoin

11 Ago 2022

Patrizia Licata

giornalista

ethereum

Si è chiusa con successo la prova generale dell’aggiornamento in ottica green del metodo di estrazione della criptovaluta Ethereum. L’aggiornamento permette un mining molto meno energivoro ed è una novità attesa anche dagli investitori, perché potrebbe determinare il cosiddetto “flippening”, il superamento di Bitcoin, attualmente dominante, per capitalizzazione di mercato. Il lancio del nuovo metodo era previsto per giugno; è poi slittato e ora sarebbe pronto per andare “live” già a metà settembre o, comunque, entro la fine dell’anno.

Il mondo delle criptomonete attende questo upgrade tecnologico che allinea la finanza digitale alle esigenze della transizione ecologica. Per molti potrebbe essere il più importante evento finora nella storia della criptovalute.

Ethereum sfida Bitcoin con l’estrazione green

“A successful Merge = chain finalizes”, ha scritto in un tweet Christine Kim, ricercatrice di Galaxy Digital. Ci sono alcuni piccoli problemi tecnici ancora da risolvere ma il merge e la finalizzazione sono andati a buon fine e questa è la parte più importante, ha sottolineato l’esperta, perché garantirebbe la solidità del software che gestisce il protocollo di Ethereum.

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La novità consiste infatti nel merge o fusione della catena EH1 di Ethereum con una nuova catena per creare ETH2 su una piattaforma blockchain che consente un mining più economico ed ecologico. Le transazioni diventano anche più veloci, con conseguente aumento dei casi d’uso, in particolare per il mondo della finanza decentralizzata.

L’aggiornamento tecnologico di Ethereum comporta il passaggio dal metodo di estrazione proof-of-work, ad alta intensità energetica, a quello proof-of-stake, meno energivoro.

La “prova generale” si è svolta tramite la simulazione del nuovo processo di mining su una delle reti di test di Ethereum chiamata Goerli. La testnet rispecchia ciò che poi accadrà sulla rete principale, la mainnet. La prova ha dimostrato che il metodo di valutazione proof-of-stake riduce in modo significativo l’energia necessaria per verificare un blocco di transazioni e che il processo di merge funziona.

Il metodo proof-of-stake

Il modello di estrazione proof-of-work (Pow) richiede la soluzione di equazioni matematiche sempre più sofisticate da parte di un massiccio numero di macchine sempre più potenti. Con questo metodo migliaia di minatori, o nodi di rete, competono per risolvere complessi problemi matematici; il consumo di energia elettrica è enorme. Il mining dei Bitcoin segue un processo simile; recentemente uno studio ha calcolato che per estrarre un solo Bitcoin occorre tanta energia elettrica quanto ne consuma una famiglia in nove anni.

Il metodo Pos (proof-of-stake) – che Ethereum studia da anni – utilizza molta meno energia perché, anziché avere milioni di computer attivi nell’elaborazione, permette ai nodi con più monete di convalidare le transazioni. Questo metodo si basa sul fatto che gli utenti di usano la loro esistente cache di Ether come strumento di verifica delle transazioni e dei mint token (il conio decentrato di token permesso dagli smart contract).

Ethereum è stato a lungo ostacolato da problemi di velocità e costi di elaborazione. Processa solo 30 transazioni al secondo come blockchain proof-of-work, ma prevede di elaborare fino a 100.000 transazioni al secondo una volta trasferito al metodo Pos.

Ciò gli consentirà di competere con altcoin più piccoli, come Solana e Cardano, che già utilizzano Pos in parte o interamente, per applicazioni di finanza decentralizzata come trading, investimento, prestito e persino token non fungibili. 

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