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STRATEGIE

Expedia in crisi: 3mila lavoratori a rischio in tutto il mondo

Il colosso del travel online punta a risparmiare fino a 500 milioni di dollari l’anno tagliando il 12% del personale. Morde la concorrenza di Google sul settore

25 Feb 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il colosso dei viaggi online Expedia taglierà la forza lavoro su scala globale del 12%, pari a circa 3.000 dipendenti. Di questi, circa 500 saranno licenziati dalla sede centrale di Seattle, che impiega in tutto 4.000 persone.

I top executive dell’azienda hanno scritto in un’email allo staff vista dal sito Geekwire che considerano il 2019 un anno “deludente”. “Risconosciamo di aver perseguito la crescita in modo non sostenibile e indisciplinato”, si legge nell’email. Oltre ai tagli al personale, Expedia prenderà ulteriori misure per ridurre i costi, chiudendo alcuni progetti e limitando il ricorso a collaboratori e fornitori.

Expedia ha 25.400 dipendenti globali a fine 2019, contro 24.500 a fine 2018. Nel 2019 i ricavi ammontano a 12 miliardi di dollari (+8%) e l’utile netto a 565 milioni (+39%). Ma quasi tutto il fatturato è legato alla piattaforma Expedia.com (11,45 miliardi); le altre piattaforme del gruppo, tra cui HomeAway, Hotels.com, Orbitz, Travelocity e Vrbo, rappresentano entrate minoritarie. Le spese e i costi totali ammontano a 9,9 miliardi di dollari (+7% rispetto al 2018).

La crisi interna di Expedia

Nella call con gli analisti di inizio mese, in cui il management di Expedia ha commentato i risultati del quarto trimestre, il presidente Barry Diller ha attaccato i processi e il modo di lavorare dell’azienda, definendoli “sclerotizzati e elefantiaci”, e ha accusato i dipendenti di essere poco dediti al lavoro. Nella call i manager di Expedia hanno indicato un obiettivo di risparmio annuale sui costi compreso 300-500 milioni di dollari su tutto il gruppo (di cui fa parte anche trivago, ma è quotata separatamente).

Diller e il vice-presidente Peter Kern stanno gestendo le operazioni di Expedia dopo che il ceo Mark Okerstrom e il cfo Alan Pickerill hanno lasciato il posto a dicembre. Allora Diller aveva spiegato che l’allontanamento dei due top executive era legata a disaccordi sulla strategia tra i vertici aziendali e il Cda.

La nuova strategia

“D’ora in poi applicheremo maggior disciplina e controllo nel definire le priorità e assegnare le risorse, semplificare i nostri processi di business, alzare il livello degli standard per le nostre prestazioni e esigere che le persone si rendano responsabili dei risultati”, ha scritto il management nell’email interna.

Tra i cambiamenti previsti, c’è anche il progetto per riunire tutti i dati dell’azienda su una sola piattaforma e far crescere aggressivamente le attività direct-to-consumer.

I manager hanno detto che la  struttura di Expedia è troppo complessa e si sprecano energie in progetti senza futuro. Ma a pesare è anche la crescente concorrenza di Google Travel, il prodotto di Big G per prenotare voli e hotel che sta dando filo da torcere a molti gruppi dei viaggi online.

L’impatto del coronavirus

I tagli al personale non sono collegati con l’emergenza coronavirus, ma Expedia ha detto di aspettarsi una perdita di 30-40 milioni di dollari nel primo trimestre 2020 a causa dell’epidemia e della tendenza dei consumatori a evitare i viaggi. Se il virus dovesse diffondersi ulteriormente il business di Expedia sarebbe gravemente impattato: l’azienda ha generato il 43% dei ricavi totali (5,2 miliardi di dollari) dai mercati internazionali nel 2019.

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