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Facebook “corteggia” gli editori e sfida Google: ai giornali il 100% degli introiti pubblicitari

Si chiama Instant Articles la piattaforma che fa leva sul canale mobile e che mira a convincere gli editori a “migrare” sul social in cambio delle revenue totali sull’advertising. Non solo news: si punta molto sui video

05 Mag 2015

Patrizia Licata

Facebook lancia una potente offensiva per attrarre gli editori, estendere la sua diffusione sui device mobili e fare concorrenza a Google. Tutto in un solo colpo, con un prodotto che si chiama Instant Articles.

Per ora si tratta di prime indiscrezioni svelate da alcune fonti al Wall Street Journal, ma sembra che Facebook si prepari a offrire agli editori la possibilità di tenersi l’intero introito di alcune pubblicità, per convincerli a distribuire i loro contenuti tramite il social network.

Molti editori già postano link ai loro contenuti su Facebook, che è un’importante fonte di traffico online per i siti di news. Il problema di Facebook oggi però è che questi link su un device mobile possono essere lenti da aprire (circa 8 secondi). Con il nuovo prodotto Instant Articles Facebook riuscirebbe a rendere più veloce l’apertura dei link delle notizie da smartphone e tablet. La società di Mark Zuckerberg sarebbe già pronta a ospitare news e video di BuzzFeed, New York Times, National Geographic e altri editori a partire da questo mese, secondo le fonti del Wsj.

I grandi editori del web in media ricevono circa il 60% del loro traffico tramite i link su Facebook e un sondaggio del Pew Research Center dell’anno scorso ha svelato che il 48% degli americani legge notizie di politica su Facebook. Ma per attrarre ancora più editori e convincerli a stringere un legame più forte col social network Facebook sarebbe pronta a cambiare il suo tradizionale modello di revenue-sharing; in uno dei modelli che starebbe considerando gli editori terrebbero l’intero guadagno delle ads che vendono sui siti di news ospitati dal social network, mentre se è Facebook a vendere la pubblicità l’azienda di Zuckerberg terrà il 30% dell’introito. Per Facebook, infatti, non contano solo i soldi: news che si caricano più velocemente (l’accesso da mobile è ormai preponderante) spingono gli utenti a restare più tempo sul network. Inoltre sembra probabile che Facebook chiederà agli editori di usare i suoi prodotti e le sue tecnologie per l’advertising, come Atlas e LiveRail, e non quelli offerti da aziende concorrenti, Google in primis.

Ma anche per gli editori i soldi non sono tutto. La proposta di Zuckerberg piace ad alcuni, ma lascia scettici altri che non vogliono legarsi troppo a Facebook. Se per Facebook infatti conta il tempo che i suoi utenti passano sul social network, per gli editori è fondamentale il controllo della user experience e l’accesso ai dati sui lettori e questi aspetti sono ancora da chiarire nella proposta del social network.

Del resto, secondo il Wsj, gli accordi tra Facebook e i primi partner di Instant Articles sono ancora in via di definizione: ci potrebbero essere più editori che aderiscono ma il lancio dell’iniziativa potrebbe essere rimandato oltre il mese di maggio.

Il progetto di Facebook arriva poco dopo “Digital News Initiative”, l’esperimento di Google e otto editori europei per capire come ottimizzare l’informazione nell’epoca digitale. Ma secondo un commento del Corriere della Sera di oggi, entrambe le iniziative dovranno chiarire chi avrà in mano i dati su come e quanto navigano i lettori e le loro preferenze in fatto di news.