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TASSE

Facebook nel mirino del fisco Usa: in ballo maxi-bolletta da 5 miliardi $

Sottostimato il valore degli asset generati fuori dall’America. L’azienda ritiene errati i calcoli dell’agenzia e annuncia battaglia in tribunale

29 Lug 2016

Patrizia Licata

Facebook rischia di dover versare una maxi-bolletta di arretrati al fisco americano: l’azienda di Mark Zuckerberg ha fatto sapere di aver ricevuto un’ingiunzione dall’agenzia delle entrate Usa, l’IRS, che le contesta di aver falsato il calcolo dei redditi legati alle proprietà intangibili delle operazioni extra-americane ricorrendo al sistema delle filiali offshore noto a molte multinazionali.

L’IRS ha chiesto a Facebook di consegnarle i dati interni sulle strategie fiscali offshore e invitato i rappresentanti dell’azienda a presentarsi nei suoi uffici di San Jose. Facebook ha fornito alcuni documenti all‘IRS ma non i libri contabili e i suoi legali non si sono recati all’appuntamento con l’agenzia, riporta Bloomberg.

Secondo i calcoli dell’IRS, Facebook non avrebbe versato all’agenzia delle entrate americana una somma compresa fra 3 e 5 miliardi di dollari – cui potrebbero aggiungersi interessi e multe. L’agenzia aveva mandato ai legali di Zuckerberg la cosiddetta “notice of deficiency”: in pratica ha presentato un conto delle tasse che al fisco Usa risultano non pagate, dopodiché chi riceve la notifica ha 90 giorni di tempo per contestare in tribunale le richieste del fisco. Infatti Facebook ha già fatto sapere che non condivide i calcoli e la posizione dell‘IRS e si rivolgerà a un tribunale. A sua volta l’IRS è ricorsa alla US District Court for the Northern District of California per proseguire la sua indagine e ottenere le informazioni mancanti.

Il fisco americano ha messo sotto esame le dichiarazioni dei redditi di Facebook per il periodo fino al 31 dicembre 2010. Il sospetto è che l’azienda abbia indicato un valore inferiore al reale per i diritti globali di molti asset intangibili legati alle attività fuori da Usa e Canada trasferiti verso la filiale irlandese dove l’azienda gode di un regime fiscale favorevole. Come tutte le multinazionali detentrici di proprietà intellettuale, Facebook crea accordi di cost-sharing con le filiali estere per l’uso delle proprietà e fissa i prezzi che le varie filiali si pagano tra loro. Trasferendo i suoi diritti globali alla sede iralndese, Facebook può spostare introiti legati all’IP generati in paesi con tasse alte verso l’Irlanda, che ha un regime favorevole, e pagare così nel complesso meno imposte (l’imposta sul reddito negli Usa è del 35%, in Irlanda del 12,5%).

Il fisco americano sostiene che i consulenti fiscali di Facebook, i contabili di Ernst & Young, hanno indicato un valore in difetto per miliardi di dollari per le proprietà intangibili trasferite alla Facebook Ireland Holdings perché hanno stimato il valore delle diverse parti della piattaforma online separatamente. I commercialisti di Facebook hanno replicato che questi asset sono “interdipendenti” e isolare il valore di ciascuno è molto difficile.

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