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LO STUDIO

“Facebook, non solo tecnologia ma leva di crescita per l’Italia”

L’azienda “ospite” del ministero dello Sviluppo per presentare uno studio sull’impatto economico della piattaforma: generati nel Paese 6 miliardi di dollari e 70mila posti di lavoro. Il country manager Luca Colombo: “Il social si sposta verso il mobile: in vista nuove opportunità di business”

19 Mar 2015

Antonello Salerno

L’impatto di Facebook sull’economia italiana è quantificabile in sei miliardi di dollari, che tradotto in posti di lavoro significa occupazione per 70mila persone. In un momento in cui l’utilizzo dei social network sta cambiando in modo sostanziale, con la transizione graduale ma costante dal desktop al mobile. Una sfida che il colosso fondato da Mark Zuckerberg ha scelto di assecondare, e che offre nuove opportunità di business per le aziende, e in particolare per le Pmi. E’ il quadro che emerge dallo studio commissionato da Facebook e realizzato da Deloitte presentato oggi a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo, per il primo evento mai organizzato da Fb nella capitale. A illustrare i dati Luca Colombo, Country manager di Facebook per l’Italia: “L’obiettivo della nostra azienda – ha spiegato – va al di là della tecnologia: è quello di connettere le persone. Per riuscirci spesso bastano soluzioni tecnicamente molto semplici, ma dal valore aggiunto importate. Basti pensare alla registrazione online per i donatori di organi attivata negli Stati Uniti, o il ‘safety check’ che in caso di calamità naturali consente agli utenti di comunicare che si è in salvo e rassicurare i propri cari. Due funzionalità tecnologicamente semplici, ma che creano valore per le persone”.

Questo genere di attività è in grado di creare valore: “Sono 1 miliardo e 400 milioni le persone che utilizzano Facebook, e di queste 890 milioni si connettono ogni giorno – sottolinea Colombo -. In Italia 20 milioni di persone accedono ogni giorno, e di queste 17 milioni accedono da mobile, cioè smartphone o tablet. Stiamo assistendo a un graduale passaggio da desktop a mobile: più di un terzo del totale dei nostri utenti non utilizza più il Pc per connettersi a Facebook”.

“I dati della ricerca – commenta in una nota Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico – confermano la validità dell’impegno del Mise a favore dei processi di internazionalizzazione e di innovazione delle Pmi, ossatura portante di tutto il sistema-Paese. I dati emersi dal convegno confermano che l’utilizzo dei social media contribuisce a migliorare produttività e a creare nuovi posti di lavoro: oltre 10.000 nuovi occupati nelle Pmi rappresentano un elemento di assoluto rilievo per un Paese con l’Italia dove la disoccupazione giovanile è fattore di grande preoccupazione”.

Quella presentata oggi è la seconda ricerca, dopo quella del 2012, realizzata da Deloitte per Facebook, e analizza come il social network sia in grado di stimolare l’economia e la creazione di posti di lavoro attraverso tre canali: come strumento per gli operatori di mercato e le aziende, grandi o piccole; come piattaforma per lo sviluppo di applicazioni e come catalizzatore di connettività.

Facebook stimola nel mondo attività economiche per 227 miliardi di dollari – spiega Colombo – quantificabili in 4,5 milioni di posti di lavoro. Dei 227 miliardi 148 derivano da attività di marketing, 29 dalla creazione di nuove piattaforme e 50 sono conseguenza dell’aumento di connessione, dalla vendita di nuovi device all’abilitazione per nuovi servizi. Se scendiamo nel particolare dell’Italia, rispetto ai 67 miliardi generati nell’area Emea il nostro paese contribuisce con 6 miliardi, in linea con il resto dei Paesi dell’area, come Francia e Germania, che tradotti in termini di occupazione vuol dire 70mila posti di lavoro. Per l’Italia la parte maggiore di valore creato è nel marketing, che contribuisce con 3 miliardi di dollari, mentre 700 milioni di dollari vengono generati dalla creazione di piattaforme e 2,1 miliardi di dollari dall’aumento di connettività”.

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