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IL CASO

Facebook riparte in Europa. Ma sui conti aleggia la multa per Cambridge Analytica

Nel primo trimestre aumentano di 4 milioni gli utenti del Vecchio Continente. Crescono complessivamente i ricavi ma l’accantonamento di 3 miliardi di dollari in vista della sanzione Ftc dimezza gli utili

26 Apr 2019

Antonio Dini

Non c’è Gdpr che tenga. Neanche con la stampa contro. Infatti, la paura (di Mark Zuckerberg) che in Europa il social media più popolato al mondo potesse perdere quota è stata superata di slancio. Al momento della partenza con le norme per la privacy più stringenti del pianeta, il numero di iscritti in Europa ha cominciato a calare. Ma, un anno dopo, ecco che la piattaforma riparte.

Nel primo trimestre del 2019, infatti, Facebook ha registrato un incremento di 4 milioni di utenti attivi rispetto al trimestre precedente, arrivando a quota 286 milioni nella sola Europa. È il secondo trimestre di crescita consecutiva in Europa, dopo che nella prima metà del 2018 la crisi era stata sostanziale, e gli utenti erano calati nel Vecchio continente.

Zuckerberg aveva incolpato la regolamentazione europea sul trattamento dei dati personali, Gdpr, per spiegare agli analisti il calo di utenti attivi dello scorso anno, a partire da quando la normativa è entrata in vigore a maggio. Il Cfo, David Wehner, aveva commentato a luglio dello scorso anno durante la conferenza per la presentazione dei dati finanziari, che “in Europa abbiamo visto il calo di utenti a causa della Gdpr, che avevamo anticipato. Possiamo confermare che l’impatto deriva esclusivamente dalla Gdpr, perché non ci sono altre tendenze per quanto riguarda il coinvolgimento degli utenti a parte quella europea”.

Adesso la tendenza si è invertita. Nella nota che è stata resa pubblica giovedì si nota la crescita degli utenti attivi giornalieri, con un picco di quattro milioni di utenti in più, “un segnale che potenzialmente – c’è scritto nella nota – l’impatto della Gdpr sia stato transitorio”.

“Nonostante una copertura mediatica negativa – ha detto a Cnbc il Cio della società di investimenti J.Stern & Co., Christopher Rossbach – e l’arrivo della nuova normativa per la privacy in Europa, Facebook continua a mostrare una tendenza stabile con una crescita sostenuta per due trimestri consecutivi».

La ripartenza europea potrebbe paradossalmente rafforzare il fronte di chi chiede più regolamentazione, non ultimo lo stesso Facebook. Anzi, è stato proprio Mark Zuckerberg a chiedere di nuovo, durante la presentazione dei risultati dell’ultimo trimestre, che vengano emanate più leggi come la regolamentazione della privacy europea ottenuta con la Gdpr. Da notare che peraltro la maggior parte degli utenti pare non prestare praticamente alcuna attenzione né ai problemi di privacy né a quelli di sicurezza, che si sono susseguiti entrambi con cadenza ravvicinata negli ultimi 18 mesi.

Secondo Gene Munster, partner di Loup Ventures, «Tutti parlano di questa sfiducia che si deve provare per Facebook, ma poi a ben guardare sono più appiccicati alla piattaforma social che mai».

L’impatto maggiore della Gdpr, a quanto pare, è invece diretto alla strategia di targeting pubblicitario del social media di Zuckerberg. «Il numero di persone – ha detto Wehner – che hanno scelto di non farsi tracciare nei vari siti ed app che utilizzano per ricevere pubblicità mirata è aumentato dopo l’azione della Gdpr, sia in Europa che nel resto del mondo».

Ma la nuove notizie provenienti da business europeo non bastano: sulla testa di Zuckerberg pende ancora la spada di Damocle dello scandalo Cambridge Analytica.

Il social ha già accantonato tre miliardi di dollari per la maxi-multa dai conti trimestrali annunciati ieri dopo la chiusura di Wall Street, da parte della Ftc. L’accantonamento ha pesato in maniera considerevole sui conti della società, nonostante la crescita dei ricavi del 26% nel periodo. Più in dettaglio, l’utile netto di Facebook nei primi tre mesi dell’anno è stato di 2,43 miliardi di dollari, o 85 centesimi per azione. Con una diminuzione del 51%, dai 4,9 miliardi, o 1,69 dollari per azione, del gennaio-marzo 2018, proprio a causa dell’accantonamento dei 3 miliardi per pagare la maxi multa in arrivo per lo scandalo della privacy violata. I ricavi cresciuti del 26% equivalgono a 15,08 miliardi; il panel di analisti sentito da FactSet stimava 14,98 miliardi di fatturato.

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