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Facebook si dà al networking ottico con Voyager

Applicando i principi dell’open source all’hardware, l’azienda lancia un device per connettività veloce e su lunghe distanze che usa cavi in fibra ottica: una soluzione white box per stimolare l’innovazione e abbassare i prezzi

02 Nov 2016

Patrizia Licata

Facebook crede nella tecnologia condivisa e nelle sue potenzialità di stimolare il progresso tecnologico nella connessione tra data center e far scendere i prezzi dell’hardware. E’ per questo che ha sviluppato una tecnologia per un dispositivo di networking per connettività ultra-veloce e su lunghe distanze che condividerà con altre aziende.

In passato Facebook ha già messo a disposizione di terze parti le specifiche per sistemi per server e attrezzature di switching; questa volta ha pubblicato i dettagli tecnici del suo primo device, chiamato Voyager, disegnato per collegare geograficamente data center molto lontani usando cavi in fibra ottica. L’intenzione di Facebook ora è incoraggiare i produttori di hardware a vendere Voyager e i produttori di software a scrivere il codice che servirà a gestirlo.

Facebook, come tutte le grandi web companies, deve far fronte a una crescita esponenziale del video online e altre applicazioni che richiedono comunicazioni veloci. Dal 2011 la società di Mark Zuckerberg cerca di stimolare dei miglioramenti significativi in questo settore sviluppando e condividendo specifiche hardware che altre aziende possono usare, secondo gli stessi principi dell’open source da tempo usati nel segmento software.

Voyager è nato all’interno del Telecom Infra Project, un programma di technology-sharing di Facebook attivato a febbraio e che segue i criteri di un’analoga iniziativa del social network partita cinque anni fa, l’Open Compute Project.

Voyager si avvale già di contributi di partner tecnologici come Acacia Communications, che ha fornito i chip, e SnapRoute per il software. Facebook ha definito Voyager “il primo impiego del networking ottico in un prodotto white box“. I prodotti white box sono alla base del cosiddetto software-defined networking: invece di usare programmi proprietari collegati in un unico bundle con i prodotti dei vendor hardware tradizionali, molti clienti cominciano ad affidarsi a software basati su standard aperti di vendor indipendenti come appunto SnapRoute.

Usare il software proprietario dei produttori hardware, anche nelle attrezzature ottiche, tende a tenere alti i prezzi dei sistemi e a rallentare il ritmo con cui arrivano aggiornamenti, miglioramenti e innovazioni. Ne è convinta Facebook, che dice: “Noi crediamo che la chiave per l’efficienzia sia abilitare soluzioni aperte e unbundled”.

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