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Gran Tour negli Usa di Zuckerberg. Futuro in politica?

Viaggerà fra 30 Stati nel corso del 2017, visitando le sedi della compagnia, le università e le comunità locali: “Voglio misurare gli impatti positivi e negativi della tecnologia sul Paese”. Un’altra notizia sul fondatore destinata ad aumentare ulteriormente le voci sulle sue ambizioni politiche

04 Gen 2017

Andrea Frollà

Un tour in tutti gli Stati Uniti nel corso del 2017 firmato Mark Zuckerberg. Per capire il peso di globalizzazione e tecnologia sulle disparità nel Paese. “Per decenni la tecnologia ci ha reso più produttivi e connessi – scrive nel suo blog -. Questo ha portato grande beneficio, ma per molti ha significato anche maggiori sfide”. E c’è chi già si lancia in ipotesi di sbarco in politica. “Dopo un anno tumultuoso, la mia speranza per questa sfida è di poter parlare con quanta più gente possibile riguardo alla loro vita, al lavoro e alla loro idea del futuro”, ha annunciato Zuckerberg, naturalmente attraverso la sua creatura Facebook.

Nel corso del suo tour attraverso gli Usa, il fondatore, insieme alla moglie Priscilla Chan, intende fare visita ai vari uffici della compagnia sparsi per il Paese, avere incontro con insegnanti, scienziati e con le comunità di tante università e piccole città statunitensi. “Non vedo l’ora di cominciare e spero di incontrarvi!”, ha annunciato agli 1,79 miliardi di utenti del suo social network, per quella che ad alcuni appare come una prova generale di campagna elettorale. Avendone già visitati 20, gliene restano 30 da toccare nell’arco dei prossimi 12 mesi.

Preludio dell’avvio di una carriera politica per il numero uno del social network più popolato al mondo? La domanda sta scatenando la fantasia dei media americani, che sottolineano negli ultimi giorni alcuni elementi concreti che potrebbero indirizzare lo scenario verso una futura corsa alla Casa Bianca. A dicembre, da alcuni documenti legali, era emerso che insieme a due membri del cda di Facebook Zuckerberg stava valutando le opzioni per intraprendere una carriera politica, senza però dover cedere il controllo della sua azienda.

Prima ancora, ricorda il Guardian, era trapelato che lo scorso marzo uno dei principali investitori di Facebook, il venture capitalist Marc Andressen, in un messaggio sms inviato a Zuckerberg si stesse preoccupando che una sua possibile discesa in campo fosse interpretata come una perdita di interesse verso l’azienda, spaventando così gli azionisti. Un altro segnale da non sottovalutare è arrivato a Natale, quando Zuckerberg ha rivelato di non essere più ateo, condizione inaccettabile per qualsiasi candidato alla presidenza Usa. “Buon Natale e felice Hanukkah da Priscilla, Max, Beast e me”, ha scritto in un post su Facebook in riferimento anche a sua moglie, sua figlia e al cane di famiglia. “Ma non sei ateo?”, ha chiesto un utente in risposta al post di Zuckerberg. “No, sono stato educato da ebreo e poi ho attraversato un periodo nel quale ho messo in discussione le cose, ma ora credo che la religione sia molto importante”, la risposta del fondatore di Facebook.

Non sono certo indizi tali da fare una prova. Ma dopo la conquista della Casa Bianca da parte del primo presidente afro-americano, Barack Obama, nel 2008 e la vittoria di Donald Trump contro tutti gli sfavori del pronostico, immaginarsi uno Zuckerberg in corsa col motto “Why not?” non stupirebbe forse più di tanto.