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DISINFORMAZIONE

Fake news, l’Ue in pressing sui social network: a luglio la dead line

Facebook & co dovranno adottare un codice di condotta comune e aprire le porte ai fact checkers europei. L’adesione è volontaria ma la Commissione europea avverte: se non ci saranno progressi a dicembre potrebbero scattare obblighi legislativi

26 Apr 2018

Patrizia Licata

giornalista

Contro le fake news la Commissione europea interviene con un pacchetto di misure che punta sulla realizzazione di un codice di buone pratiche dell’Ue sul tema della disinformazione, sull’azione di una rete indipendente di verificatori di fatti e incentivi al giornalismo di qualità e all’alfabetizzazione mediatica. Target della strategia di Bruxelles sono tutte le piattaforme online e i social: nel mirino di Bruxelles c’è soprattutto Facebook (alla luce del recente scandalo Cambridge Analytica) e, a seguire, piattaforme di condivisione come Twitter e YouTube.

Si parte dunque con la convocazione a breve da parte della Commissione di un forum di soggetti interessati per realizzare un quadro operativo per la cooperazione anti-fake news; le parti interessate chiamate in causa sono le piattaforme online, l’industria della pubblicità e i principali inserzionisti. Il forum dovrebbe realizzare un codice di buone pratiche a livello di Ue sul tema della disinformazione, da pubblicarsi entro il luglio 2018, con l’obiettivo di ottenere un impatto misurabile entro ottobre 2018. Nascerà anche, entro l’estate, la prima piattaforma targata Ue per fact-checkers ‘certificati’ e, a settembre, una piattaforma europea sulla disinformazione per aiutarli nel loro lavoro. Entro il dicembre 2018 la Commissione presenterà una relazione sui progressi compiuti; il codice di buone pratiche è volontario ma, se i risultati ottenuti non saranno soddisfacenti, la Commissione potrà passare alle vie legislative.

Per ora l’esecutivo europeo si limita dunque a chiedere alle piattaforme online di mettere a punto e attuare un codice comune che dovrà: garantire trasparenza circa i contenuti sponsorizzati, in particolare per quanto riguarda i messaggi pubblicitari di natura politica, fare maggiore chiarezza in merito al funzionamento degli algoritmi e consentire verifiche da parte di terzi, agevolare la scoperta e l’accesso da parte degli utenti di fonti di informazione diverse, che sostengano differenti punti di vista, e applicare misure per identificare e chiudere gli account falsi e per affrontare il problema dei bot automatici.

Altro elemento chiave della strategia è la rete europea indipendente di verificatori di fatti che stabilirà metodi di lavoro comuni, scambierà le migliori pratiche e opererà per conseguire la più ampia copertura possibile di correzioni fattuali in tutta l’Ue; i verificatori saranno scelti tra i membri dell’Ue facenti parte della rete internazionale dei verificatori di fatti (International Fact Checking Network).

Promozione dell’alfabetizzazione mediatica e sostegno all’informazione diversificata e di qualità sono altri elementi qualificanti della strategia di Bruxelles. La Commissione lancerà un nuovo bando quest’anno per la produzione e la diffusione di informazione di qualità sull’Ue attraverso notizie fondate sui dati. L’esecutivo comunitario invita gli stati membri a “prendere in considerazione schemi di aiuti” pubblici “orizzontali per rispondere ai fallimenti di mercato che danneggiano la sostenibilità del giornalismo di qualità” oltre a “misure di sostegno per attività specifiche come formazione giornalistica, innovazione di prodotti e servizi” di informazione.

La disinformazione come strumento di influenza politica “non è una novità”, ha detto il vicepresidente della Commissione responsabile per il mercato unico digitale Andrus Ansip, ma le nuove tecnologie, in particolare quelle digitali, ne hanno ampliato la risonanza attraverso la rete per minare la nostra democrazia e la nostra società”. La commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali Mariya Gabriel ha invitato “tutti i soggetti coinvolti, in particolare le piattaforme e le reti sociali che hanno una chiara responsabilità, ad agire sulla base di un piano d’azione per un approccio europeo comune, che consenta ai cittadini di reagire e di essere protetti in modo efficace dalla disinformazione”, e ha detto che Bruxelles seguirà da vicino i progressi compiuti ed eventualmente proporrà “ulteriori azioni entro dicembre, comprendenti misure di natura legislativa qualora i risultati dovessero rivelarsi insoddisfacenti“.

La manipolazione della pubblica opinione attraverso le fake news “è una minaccia reale alla stabilità e alla coesione delle nostre società” europee, ha sottolineato il commissario Ue alla sicurezza Julian King, che ha sottolineato che in molti casi dietro queste operazioni ci sono “attori stranieri”, e in particolare “la dottrina militare della Russia riconosce esplicitamente la disinformazione nella sua strategia di guerra”.

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