IL CASO

Fake news, Soro: “Giuria popolare? La vigilanza spetta alle autorità”

Il garante della privacy liquida la proposta di Beppe Grillo: “Non servono organismi nuovi, ma una cooperazione maggiore fra Stati perché il problema è più ampio. Online devono valere le stesse norme che valgono offline”

04 Gen 2017

Andrea Frollà

“Nelle democrazie liberali il problema viene affidato alle istituzioni preposte, che sono le autorità giudiziaria e indipendenti, quando ne abbiano competenze stabilite dalla legge”. Il presidente dell’autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, commenta così la proposta lanciata ieri da Beppe Grillo sulla creazione di una giuria popolare contro le fake news. “Non capisco quale possa essere la maggiore efficacia in termini di tutela dei diritti di un organismo dallo statuto giuridico incerto”, sottolinea Soro in un’intervista all’Avvenire.

Il problema della diffusione delle bufale online è solo “un aspetto parziale rispetto a un tema più generale”, aggiunge citando “ragazzi e ragazze che si suicidano perché vittime di contenuti lesivi messi in rete”. Casi in cui “tutti concordano addirittura sul richiamo alla responsabilità chi gestisce le piattaforme digitali” e per il presidente “questo è il problema”. La piattaforma tecnologica, aggiunge, “è una dimensione in cui si può avere la massima libertà come nella dimensione reale. I contenuti lesivi che viaggiano nella dimensione digitale, siano pedopornografici, istigativi all’odio, filo-jihadisti, vanno perseguiti”.

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Il nocciolo della questione è però il come. Per il garante della privacy, “il principio di fondo è che on line dobbiamo far valere le stesse norme che valgono off line” e il limite invalicabile alla libertà di espressione “è quello della lesione dei diritti altrui”. Non si tratta, prosegue ancora, di “mettere in discussione la libertà della rete, ma questo non significa che la rete è priva di regole”. Il presidente dell’Autorità sottolinea come per molto tempo si sia “affidata la regolazione del web alle imprese private che gestiscono le piattaforme digitali, illudendoci che questa fosse libertà”. Un principio che è difficile far valere, conclude Soro, “se non interviene una forte collaborazione tra gli Stati, perché la dimensione del web è globale, mentre le giurisdizioni sono autorità nazionali o in alcuni casi europee. Serve una cooperazione maggiore, ma non inventerei organismi nuovi”.

La reazione più dura alla proposta di Grillo è arrivata ieri da Enrico Mentana, direttore del Tg La7, che ha annunciato querela nei confronti del leader del Movimento 5 Stelle. Lo stesso M5S risponde oggi alla dura replica del direttore del telegiornale in un post scrittum al comunicato “Il MoVimento 5 Stelle: una garanzia per i cittadini”, dove si affronta il tema del codice di comportamento. “Ieri Mentana si è risentito per il fatto che il logo del suo Tg fosse presente nell’immagine del post che denunciava le bufale dei media italiani. Non se la prenda direttore, è stato fatto per “par condicio” per non far sfigurare troppo i suoi colleghi – si legge sul blog di Grillo -. Si trattava di una denuncia politica per criticare il sistema mediatico nel suo complesso. Le auguriamo di continuare a fare informazione che sia rispettosa della verità e dei cittadini ancora a lungo”.