Fake news, stretta della Ue sulle piattaforme digitali con il codice di condotta "rafforzato" - CorCom

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Fake news, stretta della Ue sulle piattaforme digitali con il codice di condotta “rafforzato”

Lotta a notizie false e infodemia: la Commissione europea vuole più firmatari tra Ott e servizi di messaggistica e impegno a demonetizzare. Focus sulla cooperazione con i fact-checker

31 Mag 2021

Patrizia Licata

giornalista

La Commissione europea ha pubblicato gli orientamenti su come rafforzare il codice di buone pratiche sulla disinformazione, il primo nel suo genere a livello mondiale. L’obiettivo è renderlo uno strumento ancora più efficace nella lotta alle fake news. Il codice è stato varato nel 2018 e mira a coinvolgere le piattaforme digitali come Facebook e YouTube, ma anche le società dei servizi di messaggistica e della pubblicità online.

Gli orientamenti stabiliscono le aspettative della Commissione, chiedono impegni più rigorosi da parte dei firmatari e prevedono una più ampia adesione al codice.

La Commissione inviterà i firmatari a riunirsi e a rafforzare il codice di buone pratiche in base agli orientamenti. Inoltre, nuovi potenziali firmatari e parti interessate. I firmatari dovrebbero procedere rapidamente alla revisione e presentare un primo progetto di codice riveduto nell’autunno.

Nei suoi orientamenti Bruxelles si focalizza su quattro punti: ridurre gli incentivi finanziari alla disinformazione, responsabilizzare gli utenti affinché assumano un ruolo attivo nel prevenirne la diffusione, cooperare più efficacemente con i fact-checker in tutti gli Stati membri e in tutte le lingue dell’Ue, predisporre un quadro per l’accesso ai dati da parte dei ricercatori.

L’Ue propone l’uso di indicatori di performance omogenei per rendere più facile misurare l’adeguamento al codice e un costante monitoraggio dell’attività di lotta alle fake news.

I quattro punti del “nuovo” codice anti-fake news

Ecco nel dettaglio gli orientamenti suggeriti per i quattro ambiti.

  • Maggiore partecipazione ed impegni specifici: la Commissione invita ad aderire al codice le piattaforme consolidate ed emergenti attive nell’Ue, le parti interessate che operano nell’ecosistema della pubblicità online (ad es. scambi di inserzioni pubblicitarie, fornitori di tecnologia pubblicitaria, marchi che beneficiano della pubblicità), i servizi di messaggistica privata e tutti coloro che possono apportare risorse o competenze per contribuire ad un funzionamento efficace del codice. Il codice rafforzato dovrebbe prevedere nuovi impegni specifici commisurati alle dimensioni dei firmatari e alla natura dei servizi che prestano.
  • Demonetizzare la disinformazione: le piattaforme e i soggetti attivi nell’ecosistema pubblicitario online devono assumersi le loro responsabilità e collaborare più efficacemente per sottrarre fondi alla disinformazione, in particolare scambiandosi informazioni sugli annunci rifiutati da uno dei firmatari in quanto fonte di disinformazione, migliorando la trasparenza e la responsabilità in relazione alle inserzioni pubblicitarie e proibendo la partecipazione di coloro che sistematicamente pubblicano contenuti poi smentiti.
  • Garantire l’integrità dei servizi: il codice rafforzato dovrebbe garantire una copertura completa delle forme di manipolazione attuali ed emergenti usate per diffondere la disinformazione (come i bot, gli account falsi, le campagne di manipolazione organizzate o l’appropriazione indebita di account) e prevedere impegni specifici per garantire la responsabilità e la trasparenza in relazione alle misure prese per ridurre gli effetti della manipolazione.
  • Fornire agli utenti strumenti per individuare e segnalare la disinformazione: gli utenti devono avere accesso a strumenti che consentano loro di comprendere meglio l’ambiente online e di navigarvi in sicurezza. I firmatari devono rendere trasparenti i loro sistemi di raccomandazione, ossia il modo in cui vengono proposti contenuti agli utenti, e adottare misure di attenuazione dei rischi che ne derivano, come la diffusione virale della disinformazione. I firmatari dovrebbero inoltre fornire agli utenti strumenti e procedure accessibili ed efficaci per segnalare la disinformazione che potrebbe causare danni a livello pubblico o individuale. Gli utenti i cui contenuti o account siano oggetto di misure adottate in risposta a dette segnalazioni dovrebbero avere accesso a un meccanismo di ricorso adeguato e trasparente per far valere i propri diritti. Il codice rafforzato dovrebbe inoltre consentire di migliorare la visibilità delle informazioni attendibili di interesse pubblico e di avvertire gli utenti che hanno interagito con contenuti qualificati come falsi dai fact-checker.
  • Aumentare la copertura della verifica dei fatti e fornire ai ricercatori un maggiore accesso ai dati: il nuovo codice dovrebbe prevedere una maggiore cooperazione con i fact-chcker e aumentare la copertura delle verifiche in tutti i paesi e in tutte le lingue dell’Ue, oltre a prevedere un quadro solido per l’accesso ai dati da parte dei ricercatori.
  • Un solido quadro di monitoraggio: il codice rafforzato dovrebbe prevedere un quadro di monitoraggio migliorato basato su indicatori di prestazione chiari che consenta di misurare i risultati e gli effetti delle misure prese dalle piattaforme e l’incidenza complessiva del codice sulla disinformazione nell’Ue. Le piattaforme dovrebbero riferire periodicamente alla Commissione sulle misure prese e sui corrispondenti indicatori di prestazione. Le piattaforme dovrebbero fornire informazioni e dati disaggregati a livello di ogni singolo Stato membro e in formati standardizzati.

I Centri per la trasparenza e la task force permanente

I firmatari dovrebbero anche predisporre un Centro per la trasparenza presso il quale comunicare quali politiche hanno adottato per dare esecuzione agli impegni previsti dal codice e come le hanno attuate, oltre a visualizzare tutti i dati e le metriche rilevanti per gli indicatori di prestazione.

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Gli orientamenti propongono inoltre l’istituzione di una task force permanente presieduta dalla Commissione e composta dai firmatari, da rappresentanti del Servizio europeo per l’azione esterna, del gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi e dell’Osservatorio europeo dei media digitali (Edmo), che ha ricevuto oltre 11 milioni di euro destinati alla creazione di 8 poli regionali per contribuire allo svolgimento e all’ampliamento delle sue attività negli Stati membri. La task force, che si avvarrà anche del sostegno di esperti, contribuirà alla revisione e all’adeguamento del codice in base agli sviluppi tecnologici, sociali, normativi e di mercato.

Google & co dovranno impegnarsi di più

Il codice di buone pratiche è stato istituito nell’ottobre 2018. Come annunciato nel Piano d’azione per la democrazia europea, gli orientamenti affrontano le carenze individuate nella valutazione del codice effettuata dalla Commissione nel 2020 e si basano sugli insegnamenti tratti dal programma di monitoraggio della disinformazione sul Covid-19. La proposta della Commissione relativa alla legge sui servizi digitali introduce un sostegno fondato sulla coregolamentazione per le misure che saranno ricomprese nel codice riveduto e rafforzato.

Věra Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza, ha dichiarato: “Le minacce derivanti dalla disinformazione online si evolvono rapidamente, per cui dobbiamo intensificare la nostra azione collettiva per responsabilizzare i cittadini e proteggere lo spazio informativo democratico. Abbiamo bisogno di un nuovo codice rafforzato: è infatti necessario che le piattaforme online e gli altri soggetti affrontino i rischi sistemici inerenti ai loro servizi e all’amplificazione algoritmica, senza limitarsi a controllare unicamente se stessi, e che smettano di consentire lo sfruttamento della disinformazione a fini di profitto, tutelando nel contempo pienamente la libertà di parola”.

Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno, ha dichiarato: “Dobbiamo contenere l’infodemia e la diffusione di informazioni false che mettono in pericolo la vita delle persone. La disinformazione non può continuare a essere fonte di reddito. Abbiamo bisogno di impegni più rigorosi da parte delle piattaforme online, dell’intero ecosistema pubblicitario e della rete di verificatori di fatti. La legge sui servizi digitali ci fornirà nuovi e potenti strumenti per contrastare la disinformazione.”

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