LA SENTENZA

Fisco, Amazon la spunta in tribunale: stop alla multa Ue da 250 milioni

La Corte di Giustizia europea annulla l’ordine della Commissione Ue che prevedeva il pagamento di imposte arretrate per aiuti di Stato in Lussemburgo. Non ci sono prove che il colosso Usa abbia ottenuto un vantaggio a danno della concorrenza

12 Mag 2021

Patrizia Licata

giornalista

giustizia

Amazon porta a casa una vittoria sulla Commissione Ue in materia di tasse: la Corte di giustizia europea ha annullato l’ordine del 2017 con cui Bruxelles ha ingiunto all’azienda americana di pagare 250 milioni di euro al Lussemburgo come risarcimento delle imposte non pagate nel Paese Ue.

Il Lussemburgo e il gruppo Amazon hanno presentato, rispettivamente, un ricorso di annullamento contro la decisione dell’Ue, contestando ognuna delle constatazioni sulle quali si è basato il ragionamento della Commissione in merito all’esistenza di un vantaggio sleale per Amazon grazie agli accordi fiscali con il Lussemburgo.

Nella sentenza odierna, il Tribunale dell’Unione europea accoglie, essenzialmente, i motivi e gli argomenti dei ricorrenti volti a confutare sia la constatazione principale che le constatazioni sussidiarie del vantaggio e, di conseguenza, annulla la decisione impugnata nella sua totalità.

Il ruling fiscale contestato da Bruxelles

Il 6 novembre 2003 le autorità fiscali lussemburghesi hanno concesso al gruppo Amazon, in seguito a una richiesta di quest’ultimo, un ruling fiscale anticipato (tax ruling). Detta richiesta mirava ad ottenere la conferma del trattamento riservato alle filiali lussemburghesi di Amazon (LuxOpCo e LuxSCS) ai fini dell’imposta lussemburghese sul reddito delle società. Riguardo, più in particolare, alla determinazione del reddito imponibile annuale di LuxOpCo, il gruppo Amazon aveva proposto di effettuare il calcolo dell’importo cosiddetto di “libera concorrenza” della royalty dovuta da LuxOpCo a LuxSCS secondo il metodo del margine netto della transazione adottando LuxOpCo come “parte sottoposta a test” (tested party).

Il ruling fiscale confermava, da un lato, che LuxSCS non era soggetta all’imposta lussemburghese sul reddito delle società a causa della sua forma societaria e avallava, dall’altro, il metodo di calcolo dell’importo della royalty annuale dovuta da LuxOpCo a LuxSCS a titolo del suddetto accordo di licenza.

Nel 2017, la Commissione europea ha dichiarato che, nella misura in cui aveva avallato il carattere di “libera concorrenza” del metodo di calcolo dell’importo della royalty dovuta da LuxOpCo a LuxSCS, siffatto ruling fiscale nonché l’attuazione annuale dello stesso dal 2006 al 2014 costituivano un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107 Tfue, e, precisamente, un aiuto al funzionamento incompatibile con il mercato interno.

La sentenza del Tribunale Ue

In una nota ufficiale,il Tribunale spiega di aver ritenuto che la constatazione principale del vantaggio goduto da Amazon in Lussemburgo si fonda su un’analisi errata sotto diversi profili. La Commissione si è basata sulla sua propria analisi funzionale di LuxSCS per affermare, che, contrariamente a quanto era stato preso in considerazione ai fini della concessione del ruling fiscale in causa, tale società era un mero detentore passivo dei beni immateriali in questione, ma il Tribunale giudica errata detta analisi. In particolare, secondo il Tribunale, la Commissione non ha debitamente tenuto conto delle funzioni svolte da LuxSCS ai fini dello sfruttamento dei beni immateriali in questione né dei rischi assunti da detta società in tale contesto. Né essa ha dimostrato che fosse maggiormente possibile identificare società comparabili a LuxSCS che non società comparabili a LuxOpCo oppure che il fatto di mantenere LuxSCS come entità sottoposta a test avrebbe consentito di ottenere dati comparativi più affidabili. Di conseguenza, contrariamente a quanto da essa affermato nella decisione impugnata, la Commissione non ha dimostrato, secondo il Tribunale, che le autorità fiscali lussemburghesi avessero erroneamente designato LuxOpCo come “parte sottoposta a test” al fine di stabilire l’importo della royalty.

In secondo luogo, il Tribunale ha giudicato che, anche supponendo che fosse necessario calcolare l’importo della royalty di “libera concorrenza” utilizzando LuxSCS come “parte sottoposta a test”, la Commissione non è riuscita a dimostrare l’esistenza di un vantaggio, poiché non vi erano ragioni per poter affermare che la remunerazione di LuxSCS potesse essere calcolata sulla base di un semplice trasferimento dei costi di sviluppo dei beni immateriali sostenuti nell’ambito degli accordi di adesione e dell’accordo di ripartizione dei costi, senza tener conto in alcun modo del successivo aumento di valore di tali beni immateriali.

In terzo luogo, il Tribunale ritiene errata la valutazione operata dalla Commissione in merito alla remunerazione spettante a LuxSCS, alla luce del principio della libera concorrenza, a titolo delle funzioni connesse al mantenimento della sua proprietà dei beni immateriali in questione. Infatti, contrariamente a quanto risulta dalla decisione impugnata, funzioni di questo tipo non possono essere assimilate ad una prestazione di servizi “a basso valore aggiunto”; di conseguenza, l’applicazione, da parte della Commissione, del tasso di remunerazione più frequentemente osservato per prestazioni di servizi infragruppo a basso valore aggiunto non è appropriata nel caso di specie.

Sulla scorta di tutte queste considerazioni, il Tribunale conclude che gli elementi di prova presentati dalla Commissione a titolo principale non consentivano di dichiarare che l’onere fiscale di LuxOpCo era stato artificiosamente ridotto a causa di una sovrastima della royalty.

Smontate le tesi sul vantaggio fiscale di Amazon

D’altro canto, dopo aver esaminato le tre constatazioni sussidiarie in merito al vantaggio, il Tribunale conclude che, anche in tale contesto, la Commissione non è riuscita a dimostrare che gli errori metodologici identificati avessero necessariamente condotto ad una sottostima della remunerazione che LuxOpCo avrebbe ricevuto in condizioni di libera concorrenza e, di conseguenza, all’esistenza di un vantaggio consistente in una riduzione dei suoi oneri fiscali.

Più in particolare, benché la Commissione abbia potuto a giusto titolo considerare che alcune delle funzioni svolte da LuxOpCo in relazione ai beni immateriali andavano al di là di mere funzioni di “gestione”, non per questo essa ha giustificato in modo giuridicamente adeguato la scelta metodologica da essa dedotta. Né ha dimostrato che le funzioni di LuxOpCo, come identificate dalla stessa Commissione, avrebbero dovuto necessariamente condurre a una remunerazione più elevata di LuxOpCo. Allo stesso modo, sia per quanto riguarda la scelta dell’indicatore del livello di utile più appropriato, sia per quanto riguarda il meccanismo di massimale avallato dal ruling fiscale in questione ai fini della determinazione del reddito imponibile di LuxOpCo, la Commissione non ha soddisfatto gli oneri probatori ad essa incombenti, ancorché errati.

Per tali ragioni, il Tribunale conclude che nessuna delle constatazioni esposte dalla Commissione nella decisione impugnata è sufficiente a dimostrare l’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, Tfue, cosicché occorre annullarla nella sua totalità.

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