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Fisco “light” per Apple & co: l’Europa ora indaga sul Belgio

Nel mirino della Commissione europea una norma con cui il Paese avrebbe consentito “sconti” sulle tasse dal 50% al 90% ad alcune grandi multinazionali. Per il commissario Antitrust Vestager: “Distorsione della legge Ue”

04 Feb 2015

Patrizia Licata

L’indagine dell’Unione europea sui possibili accordi fiscali di favore per alcune multinazionali, che ha già colpito Irlanda, Olanda e Lussemburgo, si allarga al Belgio. La Commissione Ue ha infatti annunciato oggi di aver aperto un’inchiesta approfondita sul sistema fiscale belga che consente alle grandi multinazionali di ridurre le imposte che pagano nell’ambito dell’inchiesta più ampia sui cosiddetti tax ruling (accordi fiscali particolari) nell’Ue.

Le indagini europee hanno finora riguardato quattro multinazionali in tre paesi dell’Ue: Apple in Irlanda, Amazon e Fiat in Lussemburgo e Starbucks nei Paesi Bassi. Se i sospetti dei regolatori saranno provati e confermati, queste aziende potrebbero ritrovarsi a pagare centinaia di milioni di tasse arretrate, anche se al momento tutte negano di aver ottenuto trattamenti fiscali di favore.

Ora i regolatori dell’Ue hanno aperto un’inchiesta formale per chiarire se anche il Belgio conceda ad alcune multinazionali agevolazioni fiscali che non sono invece disponibili per altre aziende, a danno dunque di una concorrenza leale. L’inchiesta Ue si concentra su una norma che permette alle aziende attive in Belgio di dedurre dall’imponibile i cosiddetti profitti eccedenti – profitti che risultano dal vantaggio teorico di essere parte di un gruppo multinazionale. Perché la deduzione fiscale sia valida, la società deve chiedere preventivamente un tax ruling all’amministrazione fiscale belga, che sostiene di applicare così i principi sulla concorrenza sanciti dall’Ocse.

Ma per Margrethe Vestager, il commissario Ue alla concorrenza, questa norma sopravvaluta i benefici del far parte di una multinazionale e potrebbe rappresentare una “grave distorsione” della legge Ue, offrendo “sconti” sulle tasse di oltre il 50% (ma in alcuni casi fino al 90%) ad alcuni gruppi multinazionali, ovvero, secondo l’Ue, quelli che “spostano una parte consistente delle loro attività in Belgio”.

Bruxelles “a questo stadio dubita che questa disposizione fiscale sia conforme alle regole Ue in materia di aiuti di Stato, che impediscono l’assegnazione di vantaggi selettivi a beneficio unicamente di alcune imprese falsando la concorrenza nel mercato unico”, si legge in una nota della Commissione. “Sembra che il sistema belga dei profitti eccedenti accordi ad alcune multinazionali, e solamente a queste, degli alleggerimenti fiscali considerevoli di cui non possono beneficiare le imprese che non fanno parte di un gruppo”, ha spiegato il commissario Vestager.

Il ministro delle Finanze belga, Johan Van Overtveldt, ha già fatto sapere che il suo governo offre piena collaborazione nell’inchiesta e si incontrerà presto con la Vestager per fornire i chiarimenti richiesti anche se, per Van Overtveldt, non ci sono indicazioni che il Belgio non abbia rispettato gli standard dell’Ocse sulle norme fiscali internazionali. Una visione opposta a quella della Vestager, che ha dichiarato che la norma belga sembra violare proprio le norme fiscali internazionali stabilite dall’Ocse. A dicembre, la Commissione ha chiesto a tutti i 28 paesi membri dettagli sugli accordi fiscali fatti con le società tra il 2010 e il 2013.

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